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Le nuove generazioni e la “morte invisibile”

Basta fermarsi un attimo a pensare per capire come la nostra vita sia cambiata negli ultimi anni. Gesti e attività che oggi sono del tutto ovvie come mandare un sms oppure ordinare la spesa su internet erano solo fino a poco tempo fa, assolutamente impensabili. La nostra è diventata la civiltà della “connessione”, della circolazione incredibilmente veloce delle informazioni, della condivisione tecnologica, dei social network. Una civiltà che ci ha trasmesso una quasi “ossessiva” necessità di esser online. Ebbene, non c’è dubbio che tutto ciò sia una situazione assolutamente nuova nella storia dell’uomo, mai conosciuta. Nessuna generazione al di fuori di quella che stanno vivendo i nostri figli ora, è cresciuta “da subito” nell’era digitale. E per questo non bisogna nascondersi il fatto che ciò possa celare pericoli e insidie di ogni tipo, molte delle quali sono assolutamente sconosciute perché non hanno precedenti storici cui rifarsi. Fra queste, uno degli aspetti forse meno conosciuto sono i rischi per la salute legati alla prolungata, anzi ormai continua, esposizione alle radiazioni da microonde a bassa frequenza, ovvero alla tecnologia comunicativa WiFi cui ricorrono cellulari, tablet e computer.

I rischi per la salute

[dup_immagine align=”alignleft” id=”81723″]I rischi connessi a tale tecnologia sono stati oggetto di una ricerca dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sugli effetti biologici e i danni alla salute da irradiazione di microonde a radio-frequenza che però non è stata pubblicata direttamente e della quale si conoscono solo “indiscrezioni”, seppur provenienti da fonti piuttosto attendibili. E in questo senso che tale rapporto sia stato tenuto top secret lascia qualche dubbio. Ma tant’è: sembra evidenziato come le nuove generazioni siano destinate a una mutazione del quadro delle malattie cui andranno in contro nel prossimo futuro proprio in funzione dell’aumento dell’irraggiamento WiFi e soprattutto del fatto di esserne investiti fin dalla giovane età. Non solo, sembra che siano proprio i bambini a essere maggiormente colpiti da questa situazione perché la capacità di “assorbimento” delle onde da parte del loro cervello e del midollo osseo è fisiologicamente fino a dieci volte superiore che quello di un adulto. E sembra anche che le conseguenze non siano di poco conto: forme patologiche anche letali, come i tumori, sono spesso messi in relazione diretta con l’esposizione alle onde elettromagnetiche. Ancora più delicata la situazione in caso di gravidanza: il sovrassorbimento di onde può portare a malformazioni genetiche del feto causate da danni al Dna mitocondriale e all’aumento dei casi di aborto spontaneo, come sembra dimostrare una seconda ricerca di provenienza inglese.

Un problema serio

[dup_immagine align=”alignright” id=”81721″]Certo, in questi casi è difficile districarsi fra eccessivi allarmismi, spesso provenienti da particolari aree culturali votate alla ambientalismo spinto e all’anti-progressismo, e reali evidenze scientifiche. Una cosa è certa: il problema è importante e va assolutamente posto con serietà. Perché è fuori di dubbio che una tale “nuova” situazione non debba essere lasciata al caso, pena il fatto di scoprire, fra magari non molti anni, che una intera generazione sia costretta a pagarne le conseguenze. Per questo, gli interessi commerciali e le speculazioni economiche, non devono fermare la ricerca, non solo quella scientifica, ma anche quella della verità. Come peraltro già successo in passato con altre situazioni analoghe.

Anna Invernizzi

Classe 1972, cinque figli e una vita intensa. Laureata in Economia, impiegata, scrivo per passione su tutto quello che mi interessa. In particolare creo contenuti a tema cucina e lifestyle.

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Anna Invernizzi

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