Veleno di Diego Olivares è un pugno nello stomaco, doloroso e necessario per non dimenticare la Terra dei Fuochi

Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, Veleno di Diego Olivares racconta un disastro ecologico dal punto di vista di chi vive il dramma della Terra dei Fuochi tra malattia e voglia di combattere

Massimiliano Gallo e Luisa Ranieri sono Cosimo e Rosaria in Veleno
Massimiliano Gallo e Luisa Ranieri sono Cosimo e Rosaria in Veleno
  • Massimiliano Gallo e Luisa Ranieri sono Cosimo e Rosaria in Veleno
  • Gennaro di Colandrea e Massimiliano Gallo in Veleno
  • Luisa Ranieri in Veleno
  • Massimiliano Gallo è il contadino Cosimo in Veleno
  • Gennaro di Colandrea in Veleno
  • Salvatore Esposito in Veleno
  • Rosaria scopre la malattia del marito Cosimo in Veleno
  • Gennaro è Ezio in Veleno
  • Luisa Ranieri è Rosaria in Veleno
  • Marianna Robustelli è Lucia, moglie di Rino, in Veleno
  • Cosimo lavora la terra in Veleno
  • Miriam Candurro è Adele, moglie di Ezio, in Veleno
  • Salvatore Esposito in una scena clou di Veleno
  • Nando Paone in Veleno
  • Nando Paone interpreta zio Donato
  • Salvatore Esposito in Veleno
  • Salvatore Esposito è l'avvocato Rino in Veleno

Ha chiuso la Settimana internazionale della Critica alla Mostra di Venezia tra grandi applausi e sincera commozione il film Veleno di Diego Olivares, nelle sale dal 14 settembre. Un film difficile, aspro, che ha incontrato diversi ostacoli nel processo di realizzazione, come ha raccontato il regista a Venezia. E a guardarlo si capisce perché.

Ambientato in piccolo centro del casertano, il film porta sullo schermo il microcosmo di due famiglie di agricoltori, costrette a fare i conti con un terreno che al tempo stesso dà loro da vivere ma rappresenta anche una condanna, perché contaminato dai veleni che gruppi criminali hanno sversato e sotterrato per decenni allestendo un business illegale e redditizio. È quella che giornalisticamente e nelle cronache giudiziarie è definita Terra dei Fuochi – il territorio compreso tra Napoli e Caserta – un disastro ecologico denunciato dalle associazioni ambientaliste e ben raccontato ormai oltre un decennio fa da Roberto Saviano nel suo best-seller Gomorra come dalle cronache giudiziarie sui reati ambientali che ancora, oggi al ritmo di decine al giorno, si compiono nella zona.

Locandina ufficiale di Veleno
Il film è dedicato ad Arcangelo Pagano, cognato del produttore del film Gaetano di Vaio, un contadino che produceva eccellenze agroalimentari e si è ammalato di carcinoma allo stomaco a causa dei veleni dei rifiuti tossici che hanno circondato la sua terra. La sua storia diventa sullo schermo quella di Cosimo Cardano e sua moglie Rosaria, famiglia di umili contadini ed allevatori che dopo dieci anni di tentativi riescono a coronare il sogno di aspettare il primo figlio. Le loro vite sono però sconvolte dalle minacce e dalle ripercussioni di criminali locali, che dapprima con offerte di denaro e poi con vere e proprie intimidazioni cercano di sottrargli le terre lasciate loro dal padre di Cosimo, per annetterle alle loro discariche abusive. Lo spregiudicato avvocato e aspirante sindaco Rino è il volto apparentemente pulito dell’organizzazione camorristica, che domina il territorio e gestisce il traffico dei rifiuti come le candidature alle elezioni politiche locali. I suoi tentativi di convincere i fratelli Cardano ad abbandonare le terre sortiscono il primo effetto quando Ezio e sua moglie Adele decidono, attratti da facili guadagni, di vendere la loro parte di terreno e lavorare addirittura per il clan trasportando i loro rifiuti tossici. A sgretolare il già fragile equilibrio di Rosaria, fondato perlopiù su una cieca fede in Dio, arriva la malattia di suo marito: i veleni della Terra dei Fuochi si traducono in un cancro allo stomaco per Cosimo, ma nonostante la battaglia senza speranza contro un male che si è già metastatizzato, la donna combatterà con tutta la forza della sua dignità per difendere la sua casa, i suoi terreni e la sua fattoria data alle fiamme dagli interessi della camorra. Cosimo e Rosaria attuano una resistenza silenziosa, sono eroi senza armi né divisa, soli ma uniti dalla comune volontà di non arrendersi.

C’è una simbolica simmetria nelle posizioni dei fratelli, o meglio delle due famiglie, ad un certo punto del film anche plasticamente rappresentata dalle figure contrapposte delle due donne, Adele e Rosaria, divise da una statua di Padre Pio. Posizioni che riflettono la spaccatura di un intero tessuto sociale: da un lato chi fa profitti in spregio del rispetto della terra, dell’aria, dell’acqua e delle vite umane, aiutato da chi è apertamente connivente o semplicemente omertoso, dall’altro chi non si arrende a vedersi portare via la propria esistenza e non svende la propria dignità, cercando di preservare quel che resta di un territorio considerato ormai spacciato.

Il veleno del titolo non è solo quello che Ezio, profumatamente pagato per farlo e felice di potersi permettere l’ultimo modello di cellulare o una casa accanto ad un enorme centro commerciale per sé e per la sua famiglia, sversa nelle falde acquifere senza porsi il problema di condannare a morte certa le stesse terre in cui vivono i suoi figli. Il veleno è anche quello dell’opportunismo che si insinua anche tra le persone che criminali non sono, ma finiscono per accettare passivamente o attivamente uno status quo che appare irrimediabile. Il veleno è l’escrescenza dei tumori infantili nella zona, un’area di 1.474 chilometri quadrati che coinvolge 90 comuni, certificata quest’estate dal primo Registro tumori infantili della Campania, che sebbene attesti per il quinquennio 2008-2012 una mortalità media sovrapponibile a quella dell’intero territorio nazionale non può prescindere dall’analisi di fatti incontrovertibili come l’inquinamento delle falde acquifere o l’aumento dell’incidenza dei tumori nella stessa zona rispetto alla fine del secolo scorso.

Prodotto da Bronx Film, Minerva Pictures e Tunnel Produzioni, distribuito da Altre Storie, Veleno è decisamente la prova più matura di Luisa Ranieri (qui spogliata di ogni orpello, letteralmente senza un filo di trucco), che dopo aver spaziato in questi anni tra commedia e dramma sarà di nuovo protagonista al cinema con il nuovo film di Ferzan Ozpetek Napoli Velata, come ottima è la prova della bravissima Miriam Candurro, ormai pronta per ruoli da protagonista. Ma la vera sorpresa è uno straordinario Massimiliano Gallo, al meglio delle sue potenzialità, che a Venezia ha incantato il pubblico anche in Gatta Cenerentola. Perfettamente centrato anche il ruolo di Salvatore Esposito, abituato a rappresentare camorristi senza giacca e cravatta in Gomorra, così come straordinariamente convincente è l’atroce personaggio di Nando Paone, spietato criminale e pedofilo interpretato magistralmente dall’attore napoletano.

Veleno di Diego Olivares
Gennaro di Colandrea e Massimiliano Gallo in Veleno

Nonostante l’argomento e l’ambientazione, il film non risente degli stilemi di Gomorra, amplifica il lato emotivo dei personaggi e si pone dal punto di vista di chi quel dramma lo subisce nella quotidianità senza avere i mezzi per combatterlo, visto che il grande assente nel film è lo Stato. Arricchito dalle musiche di Enzo Gragnaniello, il film di Olivares è lucido, realista, un pugno nello stomaco doloroso ma necessario soprattutto in cui sembra che l’attenzione dei riflettori su questo dramma vada lentamente spegnendosi, mentre i roghi continuano ad essere accesi con una frequenza allarmante.


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