SS 2016

Le più belle collezioni per la P/E 2016

Da Chloè a Vetements, passando per Balmain, Lanvin, Owens e A.F. Vandevorsti: una carrellata delle collezioni più belle per la P/E 2016.

La Fashion Week di Parigi è iniziata, e quella di giovedì primo ottobre è stata una giornata incredibile fatta di grandi nomi, sperimentazione e colore: una sorpresa dalla prima all’ultima sfilata, nel segno delle tendenze estive più classiche e dell’avanguardia più inaspettata.

Da Chloè a Carven, da Manish Arora a Ann Demeulemeester

Per la prossima stagione Chloè propone l’estate come la conosciamo e la viviamo nei nostri sogni: bohemienne, libera e colorata, fatta di trasparenze, pizzi hippy, ricami, maxi e mini lunghezze, capelli sciolti, stoffe leggerissime, denim e stampati. Riferimenti conosciuti, ma resi ancora una volta più freschi: perché l’estate non stanca mai.
Carven propone un guardaroba molto giovane, con dettagli sportivi, che mescola tra loro abitini, t-shirt, gonne asimmetriche e completi con shorts dai tagli puliti, stampati e motivi geometrici. Siamo decisamente in vacanza.
Manish Arora ci fa respirare il profumo speziato dell’India in una versione dal sapore hippy e bohemien che lascia a bocca aperta per la sua ricchezza cromatica.
Molto più concettuale, invece, la collezione Ann Demeulemeester, che immagina un’estate fatta di abiti neri lunghi e fascianti, con trasparenze in alcuni casi totali. Pochissime le concessioni al colore: siamo nel mondo della stilista, che ha riferimenti sempre molto dark.

Da Paco Rabanne a Balmain, da Vandevorst a Barbara Bui

L’estate torna a imporsi con Paco Rabanne, che presenta una collezione dal taglio molto sportivo e gioca con materiali e asimmetrie dei tagli e delle stampe, elemento ricorrente in molte sfilate.b
Balmain, come sempre, mette al centro del suo stile elegante la costruzione delle silhouette attraverso le cuciture, vere e proprie impalcature dei vestiti, e in questa versione estiva 2016 interpreta il suo stile con il tema della rete, declinandola nei colori più accesi e in quelli più neutri.
A.F. Vandevorst fa onore alla sua identità di marchio sperimentatore e gioca con il concetto di identità, gli abiti stampati sono completamente ricoperti di borchie, a metà strada fra lo stile etnico e il tema dell’ex voto.
Barbara Bui ci riporta verso territori estivi più classici con frange, abiti corti, top, pantaloni ampi, il tutto con una grande attenzione per i materiali.


Da Rick Owens a Lanvin, fino a Vetements

Rick Owens propone l’essenzialità: i tagli degli abiti ricordano il teatro antico e il loro estremo minimalismo fa pensare a un ritorno alle origini.
Per Lanvin, Elbaz sfodera le sue arti da maestro e parla di costruzione e cuciture, con orli a vivo e tagli con studiati effetti di incompletezza, creando abiti che hanno l’unico scopo di far sentire bellissima la donna che li indossa. Spicca il solito magistrale uso di colori e stampati, e si fanno notare anche le paillettes.
Vetements propone infine una collezione fatta di body portati a vista, gigantesche camicie destrutturate, pantaloni oversize e giacche eccessive, con un atteggiamento che si potrebbe definire di sfida, ma anche di riverenza.



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