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Femminicidio in Italia: i numeri

Per rendersi conto della portata di un fenomeno, basta guardare i numeri.

In Italia quelli relativi al femminicidio sono da brividi. Dal 2005 a oggi, seguendo una stessa tendenza anche a livello globale, i dati urlano un continuo accrescersi di questa forma di violenza, che svilisce il concetto d’amore.

Ma cos’è il femminicidio? Il termine femminicidio è stato coniato nei primi anni Novanta per mettere in evidenza un tipo di crimine che si stava delineando a quel tempo.

Esso indica, per la precisione, l’omicidio di donne avvenuto da persone conosciute e, più precisamente, nell’ambito familiare o di relazioni più o meno stabili.

Si tratta, quindi, di un crimine efferato commesso sulle donne in quanto “donne”.

Sul perché si compiano certe azioni, le teorie sono diverse: gelosia, passione, incapacità di accettare una separazione o, più generalmente, il ruolo più autonomo delle donne nella società.

Sono lontani i tempi in cui Platone chiariva che alle donne e agli uomini sono disseminate uguali doti naturali. E, quindi, entrambi, con la giusta educazione, potevano partecipare alle occupazioni della sua città perfetta.

Senza nessun preponderare dell’uno sull’altro. Cos’è successo dal 390 a.C. a oggi? Se si dovesse citare Emile Durkheim, si spiegherebbe, come altre devianze, con l’anomia.

Ossia la mancanza di norme sociali che regolano e limitano i comportamenti individuali. E nel Bel Paese, a vedere i numeri disastrosi sul femminicidio, ne devono essere saltate parecchie.

Chi compie il femminicidio?

A uccidere le donne sono generalmente persone molto vicine a esse. Secondo i dati dell’Istat, nella maggior parte dei casi il femminicidio è commesso dal partner (marito o compagno).

Altre volte, invece, capita che sia un parente, in percentuale maggiore rispetto agli ex partner.

Nel 2017, ad esempio, sono state uccise in Italia 123 donne. Di queste, oltre l’80 per cento è stata ferita a morte da persone conosciute.

In quasi la metà dei casi dall’attuale o dal precedente compagno. Quasi il 30 per cento, invece, ha subito violenze letali da parte di altri parenti, compresi figli e genitori.

10, invece, è il numero di donne che nel 2017 sono state vittime di altri conoscenti, amici o colleghi.

Un crescendo di violenza

Il trend di violenza contro le donne in Italia segue quello mondiale. Dal 2005 a oggi il numero di femminicidi è visibilmente aumentato: se nel 2005 le donne uccise da un conoscente erano 84, nel 2017 son state 123.

Un picco si è registrato nel 2013, con un totale di 134 vittime femminili. I numeri del femminicidio in Italia sono molto simili alle stime mondiali.

I dati raccolti dall’UNDOC, la sezione anti-droga e crimini delle Nazioni Unite, mettono ben in evidenza l’incisione del fenomeno. Nel mondo gli omicidi ai danni di una donna nel 2017 sono stati 87 mila, con una media di 137 al giorno.

Associazioni, organizzazioni internazionali e locali, enti e ministeri diffondono spesso i numeri allarmanti del femminicidio. Tuttavia, la sensibilizzazione sul tema sembra non funzionare.

E ci si chiede ogni giorno come bloccare questo terribile crescendo di violenza di genere.

Femminicidio in Italia: i numeri dell’anno appena trascorso

I numeri del femminicidio in Italia relativi al 2018 sono stati spesso elencati dai principali giornali nazionali. Vari sono stati, infatti, i casi di femminicidio raccontati dalle cronache sin dai primi mesi del 2018.

Brutali assassinii su donne spesso giovanissime, molti dei quali eseguiti con modalità più da film horror  che da cruda realtà. E numerosi. Tanti che a ottobre del 2018, quando Eures (Ricerche economiche e sociali) aggiornò i dati dell’anno appena trascorso, si parlava già di 106 atti letali di violenza di genere.

Una media agghiacciante di un femminicidio ogni 72 ore.

I numeri e la loro diffusione non sono una soluzione, ma fanno riflettere molto sul femminicidio.

E mentre si aspettano le stime definitive del 2018, in Italia come in tutto il mondo si penserà ancora a come rallentare il triste corso degli eventi.

A partire anche dalla diffusione di sana cultura -sempre più relegata a un angolo-, che si spera salverà le generazioni future da questa piaga.

Daniela Melis

Giornalista, blogger, copywriter e agitatrice culturale. Le parole sono il mio ossigeno, la cultura la mia via.

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Daniela Melis

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