Come fare una valigia intelligente

Il relax della villeggiatura comincia proprio dalla masochistica gioia di sbagliare clamorosamente il contenuto dei nostri bagagli. Leggi la guida semiseria per fare la valigia perfetta.

Come fare una valigia intelligente
Come fare una valigia intelligente?

Cosa metterò in valigia per una settimana di vacanza? Praticamente tutto il superfluo, ma è proprio quello che mi serve.

Il peso specifico dei bagagli varia a seconda della stagione. D’estate si avvicina pericolosamente a quello dell’uranio: nessun maglione a trecce ad occupare spazio vitale (a meno di non partire per la Groenlandia), via libera ad un numero imprecisato di pantaloncini, parei, costumi, magliette, prendisole che si riducono ciascuno ad un pugnetto di tessuto ingualcibile.

Tutte le volte che mi trovo davanti al guardaroba spalancato, si ripropone l’annoso dilemma: rischiare di prendere troppo o troppo poco? Cosa mi servirà veramente? C’è qualcosa di cui non posso fare a meno? A volte i preliminari si svolgono a tavolino – facendo per tempo una lista dell’indispensabile – ma indicano uno stato d’animo poco votato all’avventura. Nei momenti di maggiore euforia invece, propendo per il “lasciare spazio nella borsa ad eventuali acquisti”.

Comunque sia, con l’esperienza d’innumerevoli errori, ho ridotto il necessario ad un unico essenziale: il trolley.

Ho trascorso anni caricandomi sulle spalle enormi sacche sportive, talmente piene che il contenuto si conservava sotto vuoto. La filosofia era: “nessuna divisione interna, nessuno spazio sprecato”. Poi, un bel giorno mi hanno regalato un trolley di nylon con struttura in lega leggera, tecnico, 5 tasche, beauty incorporato e retromarcia: un’epifania. Era finita l’era delle caviglie slogate saltando dal treno e dei tacchi a spillo accartocciati su sé stessi per il troppo peso sostenuto.

Il mio trolley è diventato l’unico dato invariabile delle vacanze perché scivola via soavemente, sia in occasione di un week-end monocambio, sia si tratti di una trasferta intercontinentale.

Come fare una valigia intelligente? Come riempirla? Dipende da dove vai…

Hot pants: Sono il must dell’estate. Quest’anno ne ho comprati un paio tricot, abbinati ad un chiodo di pelle laminata color pervinca: Riccione, sto arrivando! Ma al Forte, i nipotini si rifiuteranno di presentarsi ai giardinetti con una zia così?

Pantaloni cargo: Lunghi o a pinocchietto sono perfetti per la barca, per camminare di sera sulla spiaggia e come anti-zanzare. Possono essere perfino eleganti con le pantofoline indiane e la camicia di lino; ma sono proprio sicura che quelli di raso animalier mi saranno utili a Caprera?

Top: Li tolgo a pile dagli scaffali dove sono ordinati per colore; li spargo generosamente sul letto, che ormai assomiglia ad un quadro di Pollock. Nessun rimpianto: questi di certo li userò tutti. Il bello è che possono sostituire anche il pigiama: con il caldo che fa, quello lo toglierei dopo pochi minuti. Un vero spreco di spazio.

Abito da sera: Cena d’anniversario a Portofino, con una luna che sembra una teglia di farinata tanto è grande e gialla? Prevedo una tunica vintage rosa confetto in maglina di seta, stile notte degli Oscar, con tanto di chignon anni ’60. Poi, per evitare due ore di coda al parcheggio, lui deciderà di portarmi in scooter: la luna rimane, il vestito anche (in valigia).

Biancheria intima: La scelgo per ultima. Apro il cassetto magico e sono lì, tutti i reggiseni e le mutandine che sono riuscita a collezionare negli ultimi anni: sportivi americani, pizzi francesi, sete della corsetteria artigianale dietro l’angolo. Sotto il top nero senza spalline serve la fascia preformata; per la canottiera da tennis il racerback bianco; l’abitino con la scollatura che arriva al coccige necessita di coppe adesive; se le magliette sono tutte con una spalla sì e una no – mai dalla stessa parte – oppure legate al collo, urge il convertibile nude-look. Per andare a correre tutte le mattine prendo almeno tre brassière traspiranti anti-shock termico, non vorrei mai dover fare il bucato ogni sera; il corsetto verde in tela Vichy sta tanto bene sotto la camicia di taffettà color erba, ma quella di voile vinaccia ha assolutamente bisogno del triangolo ametista ricamato a perline. Ad essere parca, non posso stringere la scelta a meno di dieci pezzi per sette giorni; tutti gli slip viaggiano in coppia con la parte superiore, più quelli morbidi per dormire e gli invisibili per i vestiti problematici. Accarezzo gli orfani rimasti e con un sospiro mi decido a chiudere il tiretto.

Scarpe: Fondamentali le infradito, che infilo negli angolini della valigia. Dopo aver messo sul fondo le scarpe da running valuto quanto spazio resta, vado davanti alla scarpiera e piango sulle amiche che abbandono in città. Poi, arrivata in vacanza, ne uso un paio solo ed il resto del tempo giro a piedi nudi.

Attrezzatura sportiva: Personalmente mi limito a due racchette da tennis, scarpe, un paio di gonnellini, pinne, maschera e muta da due millimetri (per evitare correnti fredde, meduse e graffi sugli scogli). Un’estate, un’amica mise in valigia anche i piombi per le immersioni subacquee e mi diede modo di comprendere un dato esistenziale della vita: i veri cavalieri non esistono più. Al suo arrivo in Spagna, infatti, gli amici che la ospitavano le lasciarono trascinare la zavorra tutta da sola.

Costumi da bagno: Per i costumi non c’è limite né buonsenso che tengano. Il mio preferito è un micro-bikini preso a Londra tre anni fa; lo amo talmente che non lo metto per paura che il sole lo stinga. In compenso porto sempre un costume intero ed una cuffia, mi venisse voglia di fare lezione di aquagym all’alba.

Beauty: È una valigetta a sé stante che lego al trolley per avere una mano libera. Porto tutti i campioncini che mi hanno regalato in profumeria durante l’inverno; generalmente metà li butto via perché mi fanno venire l’eritema. Se non mi sono ricordata di farmi applicare un semipermanente, non posso rinunciare allo smalto per unghie declinato in rosso lacca, rosa shocking, base rinforzante, bianco e rosa pallido per il french look: il terzo giorno un artiglio si spezza arrampicandomi su uno scoglio e sono costretta a tagliare tutto. Dimentico sempre il dentifricio.

I libri: Sono una lettrice accanita, è vero, ma ho proprio bisogno di trascinare sotto l’ombrellone sei tomi di cui il più innocuo è intitolato “Pragmatica della comunicazione umana”? Tanto lo so benissimo mi rifugerò dal primo giornalaio per comprare gialli in edizione economica.

Multimedialità: potrei mai lasciare a casa il mio inseparabile notebook? L’apposita custodia prende il suo posto a tracolla della spalla destra, lasciata libera dalla rivoluzione copernicana del trolley. Se pioverà, potrò riorganizzare i conti di casa, vedere un film, scaricare la posta elettronica, prendere appunti per la prima riunione se non vorrò trovarmi con l’acqua alla gola al mio rientro. Chiaramente le probabilità che a Panarea piova a luglio sono una su un milione, mentre quelle che la salsedine mi corroda l’hard-disk e che passi in mio tempo tra un mojito e una granita al caffè sono molto più elevate.

Al termine della vacanza quando, come me, ti troverai a rifare la valigia per la partenza, sarai tentata di giurare a te stessa che il prossimo anno non ci ricascherai più. Non essere ipocrita: il relax della villeggiatura comincia proprio dalla masochistica gioia di sbagliare clamorosamente il contenuto dei nostri bagagli.


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