"Il Sarcofago degli Sposi", Museo del Louvre, Parigi
Se si guarda giustamente con orgoglio alla civiltà “europea” che nei secoli si è costruita e nella quale viviamo, pur con tutti i suoi limiti e le sue storture, non si può non riconoscere il ruolo fondamentale nella sua formazione che ha avuto la grande epopea di Roma, la sua storia imperiale, il suo popolo e la sua dinamicità culturale e civile. E ciò è senza dubbio un vanto enorme per l’Italia. Ma è forse meno noto che, a sua volta, quella romana fu plasmata profondamente da una grande e fiorente civiltà precedente, quella degli Etruschi. Un popolo radicato nel cuore dell’Italia, fra la Toscana e l’Umbria, fino a giungere nell’attuale Lazio le rive del Tevere in quella regione che proprio i Romani presero a chiamare Etruria. Un popolo affascinante, tutto da scoprire. Ecco perché la mostra “Gli Etruschi ed il Mediterraneo, la città di Cerveteri”, inaugurata a Roma il 15 aprile ed aperta fino al 20 luglio presso il Palazzo delle Esposizioni in Via Nazionale 194, è una grande opportunità per capire le nostre radici e conoscere un pezzo della nostra storia ai più misconosciuto.
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Gli Etruschi – o Rasenna, come si autodefinivano nella loro lingua, termine che si può tradurre grossomodo con “tirreni” – erano un popolo dalla cultura profonda e dalla potenza economico-militare notevole che conobbe dal IX secolo a.C. fino all’assimilazione nell’Impero Romano, iniziata tradizionalmente con la conquista di Veio del 396 e conclusa anche culturalmente nel primo secolo, una grande fortuna. E fra la dozzina di città-stato che costituivano la spina dorsale del popolo etrusco, la famosa “dodecapoli”, Cerveteri – o Kaisraie in lingua etrusca e Caere, come la chiamavano i Romani – era una delle più importanti, anzi come scrive lo storico Dionigi di Alicarnasso “la più prospera e popolata delle città dell’Etruria“, simbolo stesso della parabola dell’intera civiltà.
Da qui la scelta di dedicare a Cerveteri, oltretutto a meno di 50 kilometri da Roma, il focus della mostra, ripercorrendo una traiettoria di dieci secoli e sfruttando le enormi ricchezze e la sterminata quantità di reperti che gli scavi archeologici dall’Ottocento in avanti hanno riportato alla luce, rivelando, dal fasto dei ricchi al quotidiano del popolo, i tratti di quella che fu una delle più importanti metropoli dell’antico Mediterraneo.
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Una mostra di grande interesse, quindi, e di inestimabile valore artistico e storico, curata da un pool di studiosi che ha visto gli esperti italiani dell’Istituto del CNR per gli Studi sul Mediterraneo Antico e della Soprintendenza per i beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, collaborare con Françoise Gaultier e Laurent Haumesser del Museo del Louvre di Parigi che, dopo l’acquisto del 1861 della collezione “Campana” fatta di reperti in maggior parte provenienti da Cerveteri, possiede un inestimabile tesoro-testimonianza della cultura etrusca che non era mai uscito dalla Francia prima d’ora.
Nella mostra romana invece, i grandi tesori provenienti dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e da altri grandi musei europei – fra cui il Museo Gregoriano Etrusco del Vaticano ed il British Museum di Londra – sono completati da eccezionali reperti provenienti dal Louvre, come ad esempio il celebre “Sarcofago degli Sposi“, uno dei simboli principali dell’arte etrusca.
Appuntamento a Roma, quindi, fino al 20 luglio. La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00 (fino alle 22.30 il venerdì e sabato); i biglietti sono acquistabili on-line: 12 euro il prezzo intero, 9,50 il ridotto con agevolazioni previste per giovani, scuole e gruppi.
Photo Credit: Almare
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