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La figlia di Whitney Houston in coma, forse per overdose

Una delle ultimi immagini di madre e figlia insieme
Uno degli ultimi concerti della cantante, morta nel febbraio 2012
La copertina del Daily News in occasione del funerale di Whitney Houston
Una Whitney Houston agli inizi della carriera
I genitori di Bobbi Kristina Brown
Bruce Lee
Peaches Geldof
Whitney Houston
Bobbi Kristina Brown bambina con la madre Whitney
Una piccola Peaches Geldof con la madre Paula Yates
Brandon Lee

Mancano pochi giorni al terzo anniversario della morte di Whitney Houston, che cadrà l’11 febbraio, e la figlia sembra che abbia la tragica intenzione di seguire la stessa strada della madre. Bobbi Kristina Brown, 21 anni, è stata, infatti, trovata svenuta dal marito Nick nella vasca da bagno nella sua casa di Atlanta e è ora in coma farmacologico. Pare che la giovane donna abbia abusato di droga e farmaci proprio come la madre, trovata morta nel 2012 nella vasca dell’hotel Beverly Hilton di Beverly Hills. La cantante, 48 anni, doveva prendere parte la sera stessa ad una serata organizzata a margine dei Grammy Awards. Bobbi Kristina, solo qualche giorno fa, aveva assistito alla proiezione del film documentario, Whitney, che ripercorreva la vita della madre. Pare che la ragazza ne sia rimasta molto impressionata e questo potrebbe spiegare, in parte, il gesto. Bobbi, venuta al mondo nel 1993, è l’unica figlia nata dal burrascoso matrimonio tra Whitney Houston e Bobby Brown.

Quello della figlia della cantante pare essere un triste copione già recitato da altri figli di personaggi famosi, che hanno ricalcato fino in fondo le orme travagliate dei genitori. Peaches Geldof, la seconda delle tre figlie del cantante inglese Bob Geldof, o scorso aprile è stata trovata morta nella sua casa nel Kent: aveva 25 anni, faceva la modella, la conduttrice televisiva e la giornalista, ed era molto nota alle cronache pop britanniche. La madre di Peaches, Paula Yates, era una nota giornalista televisiva. Lasciò il cantante della band dei Boomtown Rats e musicista popolarissimo in Inghilterra nel 1995 per stare con Michael Hutchence, il cantante degli Inxs, e andò a vivere con lui e con le tre bambine avute con Geldof, tra cui Peaches. Nacque un’altra bambina, figlia di Hutchence, che dopo due anni morì strangolato in circostanze mai chiarite con certezza: l’autopsia sancì il suicidio. Yates, già vittima di crisi depressive e di pesanti aggressioni da parte dei media e del pubblico britannico, fu trovata morta per un’overdose di eroina, a casa sua, nel 2000. Aveva quarant’anni.

E’ il 31 marzo 1993, e la scena si svolge negli studi di Wilmington, Nord Carolina. Sono passate otto settimane dall’inizio della lavorazione, e mancano otto giorni prima di chiudere tutto e passare al montaggio. Il titolo del film l’hanno già deciso, Il Corvo, ma il suo protagonista, Brandon Lee, non ci sarà alla prima, a prendersi critiche e applausi. Prendi un’arma, una 44 magnum tanto per non scherzare. Non c’è nulla di strano a trovarla sul set, perché tutti sanno che nelle scene di un film, dove c’è un conflitto a fuoco, dove qualcuno spara, si usano pistole vere. Piuttosto, dentro, si mettono pallottole finte. Il problema è che qualcuno, il giorno prima, ha maneggiato la 44, ha pure incastrato un colpo in canna senza rendersene conto. “Lo vidi crollare, con un lamento. Il foro del proiettile mi parve perfettamente simulato e il sangue era forse fin troppo abbondante, ma nel complesso la scena era riuscita a meraviglia e dopo aver gridato stop dissi che ne avremmo girata un’altra, più che altro per sicurezza”. È quello che racconta agli investigatori Alex Projas, il regista del film. E quando la troupe, gli attori e tutti quelli che stanno sul set cominciano a muoversi, preparandosi al nuovo ciak, Brandon Lee rimane immobile, a terra, e allora si capisce che è successo qualcosa di grave. Un dramma incomprensibile, una leggerezza inaccettabile. Soprattutto perchè Brandon, che aveva solo 28 anni, era figlio della leggenda delle arti marziali, quel Bruce Lee scomparso nel 1973. Anche Bruce se n’era andato giovane, a 32 anni, ed anche la sua morte aveva lasciato molti dubbi. Dopo una giornata di lavoro, era crollato dopo essersi preso un farmaco antidolorifico, qualcosa per il mal di testa, a base di aspirina, che gli aveva procurato una reazione allergica, fino ad un edema cerebrale acuto. Un fatto certamente possibile, ma di sicuro non frequente.

Foto di Agenzia Fotogramma.

Giovanna Maggiori

Giornalista freelance e web editor, per Unadonna ha scritto soprattutto di ricette e consigli di cucina, sua grande passione.

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Giovanna Maggiori

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