Come coltivare le orchidee in casa

Avere il pollice verde non è da tutti, eppure bastano pochi accorgimenti per riuscire a far vivere tra le mura domestiche una delle piante più belle al mondo

Alzi la mano chi almeno volta non ha sognato di avere nel proprio soggiorno una bellissima pianta fiorita, e fin qui credo sia capitato a tutti, ma soprattutto di essere poi anche riuscito a mantenerla in vita continuando a farla prosperare. Perché il difficile è proprio questo: essere in grado di mantenere la fioritura il più a lungo possibile e riuscire a far nascere un nuovo bocciolo. E quando parliamo di piante fiorite una delle più belle è sicuramente l’orchidea. Vediamo allora di conoscerla meglio, per essere in grado di mantenerla florida anche tra le mura domestiche.

Origine

Le orchidee sono piante originarie dei tropici che fanno fiori bellissimi e coloratissimi. Nonostante la loro provenienza equatoriale, esistono specie che riescono ad adattarsi perfettamente alle temperature delle nostre case e che possono vivere bene e fiorire regolarmente anche in un ambiente tanto diverso dal loro. Pur appartenendo ad un’unica famiglia botanica, quella delle Orchidaceae, comprendono un elevato numero di specie, generi e varietà, sia spontanee che coltivate, che rendono la loro classificazione estremamente complessa. In natura hanno habitat molto differenti: la maggior parte sono epifite (posseggono solo radici aeree) o semi-epifite, per cui in genere vivono su rami e tronchi di altre piante o su rocce coperte da un sottile strato di frammenti vegetali, muschi e licheni; altre specie sono terrestri, come quelle diffuse nei climi temperati, mentre altre ancora sono sotterranee e semi-acquatiche.

La più diffusa e conosciuta al mondo è sicuramente la Phalaenopsis, originaria delle Indie orientali, dell’Indonesia, delle Filippine e dell’Australia.

Il suo nome deriva dalla forma di farfalla del fiore: “Phalaena = farfalla” e “Opsis= simile” dato nel 1752 dal botanico  C. L. Blume ad un esemplare ritrovato nell’isola di Java perchè gli rammentava le falene tropicali quando spiccano il volo.

Struttura

Le phalenopsis hanno 2-6 foglie grandi, carnose e consistenti di colore verde molto intenso ed in molte specie brillante, disposte in maniera molto ravvicinata tra loro. Hanno un ruolo fondamentale per la vita della pianta, che non possiede un bulbo vero e proprio, in quanto sono l’unico organo di immagazzinamento dell’acqua. Le radici della phalaenopsis sono molto numerose, grosse, ramificate e solo grazie ad esse la pianta aderisce tenacemente al substrato. Infatti quando si procede al trapianto di  un’ orchidea, è necessario adottare una serie di accorgimenti ed avere un’estrema cura per evitare di danneggiarle. Lo stelo in genere è eretto, anche se in alcuni casi, come nella Vanilla Planifolia, dai cui frutti si ricava la vaniglia, è strisciante o rampicante, mentre I fiori sono di forma, colori e dimensioni svariati, solitari o riuniti in infiorescenze, terminali o all’ascella delle foglie.

Esposizione alla luce

Abituate al clima tropicale, le Orchidee amano la luce ma non l’esposizione diretta ai raggi solari, per questo le temperature dei nostri appartamenti d’inverno sono in genere soddisfacenti per le loro esigenze. Per essere sicuri di far star bene la nostra pianta, dovremo posizionarla in una  zona della casa esposta a sud o a est dietro una tenda non troppo pesante che filtri i raggi diretti del sole. La causa principale della non fioritura è proprio la mancanza di luce.

Temperatura

L’ideale sarebbe avere tra i 23-24°C come temperatura massima e 16-17°C come temperatura minima. Possono tollerare anche valori più elevati, fino a 35°C purchè dispongano di una buona zona d’ombra, un’ ottima umidità e ventilazione. 

Ricordiamoci che condizioni termiche troppo diverse da quelle ottimali possono provocare delle deturpazioni nelle foglie e nei fiori. Infatti se l’umidità ambientale, è eccessiva provoca la comparsa di macchie sui fiori, mentre se è troppo bassa provoca ingiallimenti e raggrinzimenti della vegetazione. Importante: se la vostra orchidea cresce bene nell’angolo della casa dove è sistemata, evitare di portarla all’aperto quando inizia la bella stagione, è meglio lasciarla dove si trova. 

Le correnti d’aria potrebbero vanificare tutti gli sforzi fatti durante l’inverno per mantenerla in vita.

Innaffiatura

orchidea
L’ideale è annaffiarle lo stretto necessario per mantenere umido sempre il loro substrato, mentre 
dopo la fioritura bisogna bagnarle pochissimo perché entreranno in un periodo di riposo. In ambienti riscaldati e durante la stagione calda, l’irrigazione deve avvenire da 2 a 4 volte la settimana, mentre nella stagione fredda si può ridurre ad una volta la settimana, a meno che non siano coltivate sospese per cui, essendo esposte all’aria, hanno bisogno di più interventi irrigui. È consigliabile innaffiare la mattina, per permettere alle foglie di essere asciutte la sera e stare attenti che l’acqua non ristagni tra gli interstizi delle foglie. 

In considerazione del fatto che le foglie sono carnose, possono resistere anche a brevi periodi di siccità ma occorre non abusare di questa caratteristica in quanto, come detto precedentemente, non hanno organi di riserva e quindi non è consigliabile farle esaurire le riserve contenute nelle foglie. Visto che l’ambiente ottimale per questa orchidea deve avere una umidità intorno al 70% occorre organizzarsi per raggiungere questo obiettivo. L’ideale potrebbe essere sistemare il vaso che contiene la pianta sopra un sottovaso (o altro recipiente) nel quale si sistema dell’argilla espansa o della ghiaia nel quale sarà presente sempre un po’ d’acqua. In questo modo le radici della phalaenopsis non entreranno a contatto con l’acqua che evaporando garantirà un microclima umido. Un altro accorgimento consiste nello spruzzare una volta al giorno, la mattina, le foglie con acqua non calcarea, meglio se demineralizzata. Anche che gli eccessi idrici sono molto dannosi: provocano ingiallimenti e degradazioni dei pseudobulbi, con fuoriuscita delle radici dal vaso. È inoltre importantissimo evitare che l’acqua ristagni nelle foglie o nei fiori, provocando così dei marciumi; si consiglia di usare acqua piovana e non di rubinetto, che contiene cloro a cui le Orchidee sono particolarmente sensibili

Concimazione

In genere le orchidee sono poco esigenti in elementi nutritivi; la soluzione nutritiva ottimale deve contenere il doppio dell’azoto rispetto al fosforo e al potassio e va sostituita con una frequenza variabile da 7-15 giorni a 3-4 settimane, a seconda delle esigenze della specie e del periodo stagionale

Parassiti e malattie

Poiché la maggior parte delle Orchidee coltivate in serra e vendute come piante d’appartamento sono originarie di zone tropicali o subtropicali, oppure sono ibridi ottenuti in vivaio con particolari tecniche di fecondazione incrociata tra specie e generi diversi, non trovano nei nostri ambienti i loro naturali parassiti e i vettori di specifiche malattie. Per questo motivo sono quindi soggette per lo più a fisiopatie, cioè ad alterazioni provocate da condizioni di temperatura, luce ed umidità non favorevoli al loro armonico sviluppo.

Fioritura

Le Phalaenopsis, se trovano le condizioni ottimali di luce, umidità e temperatura possono dare vita a diverse fioriture, persistenti parecchie settimane, anche due-tre volte l’anno. La fioritura avviene prevalentemente nei mesi invernali, di solito da dicembre ad aprile anche se non esiste una regola generale. Diverse sono le opinioni su come sia meglio comportarsi quando i fiori si sono seccati. Molti consigliano di recidere tutto lo stelo, altri di tagliare al secondo internodo. Altri ancora sono del parere  di lasciarlo seccare naturalmente. Un dato di fatto è che da quello stelo possono nascere dei nuovi rami laterali, oppure lo stesso può rifiorire. Un’altra possibilità è quella di veder nascere un keiki, ovvero una nuova  piantina di Phalenopsis che una volta sufficientemente grande, può essere staccata dalla pianta madre ed essere rinvasata autonomamente. Per stimolare la phalaenopsis a fiorire, occorre farle sentire un leggero sbalzo termico. Infatti una temperatura notturna costante di circa 16°C per un periodo di due settimane, stimola l’induzione a fiore. Assieme allo sbalzo di temperatura, somministrate anche un concime con la formula 10:30:20, vale a dire con una maggiore quantità di Fosforo e di Potassio e fate in modo che la luce sia un po’ meno intensa del solito. Un nuovo stelo fiorale si individua abbastanza facilmente in quanto la punta rimane leggermente più acuminata rispetto ad una nuova radice.

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