La NY Fashion Week FW 2015/2016 si è chiusa con un omaggio al passato e alle tradizioni, dell'America e non solo
Cala il sipario sulla New York Fashion Week FW 2015-2016. Con gli attesissimi show di Ralph Lauren, Calvin Klein e Marc Jacobs, ieri infatti si è chiusa l’ultima edizione targata Mercedes-Benz della manifestazione. Eclettica, talvolta magniloquente, sperimentale, rassicurante, classica e spesso nostalgica, la settimana della moda americana ha viaggiato nell’universo della femminilità esplorandone le infinite sfaccettature e riuscendo a sorprendere e a strappare applausi fino all’ultima sfilata dell’ultimo giorno.
Ad aprire l’ultimo giorno di sfilate della New York Fashion Week FW 2015/2016 è stato Ralph Lauren, che ha mandato in passerella una collezione old America. Lo stilista della Grande Mela ha reso infatti omaggio al passato e alle tradizioni del suo paese con una serie di capi che mescolano influenze wild West a suggestioni mutuate direttamente dagli anni del proibizionismo. Di giorno la sua donna veste shearling avvolgenti, giacche e cappotti dalle linee fluide, patchworked, ricamati, con intarsi di motivi tribali e finiture in pelliccia, maglie e maglioni (davvero tantissimo il knitwear), pantaloni morbidi, gonne sotto al ginocchio che segnano le forme, con colbacchi di pelo e cappelli di panno, interpretando un modello grintoso e volitivo di femminilità. Di sera, invece, si trasforma in una sirena inguainata in abiti di squame di argento o in una garçonne in asciutti tuxedo neri, completi spezzati con bretelle e gonna-pantalone e gessati di taglio maschile.
Si collocano agli estremi la collezione Autunno Inverno 2015/2016 di Calvin Klein e Marc Jacobs per ispirazione e stile, ma entrambe sono caratterizzate da uno studio teorico che rasenta la maniacalità e da una realizzazione che denota gusto e sapienza sartoriale. Calvin Klein, infatti, attinge dalle suggestioni delle Polaroid erotiche di Carlo Mollino, dalla poetica di Lou Reed e dalla femminilità free-spirited dell’artista austriaca Kiki Kogelnik per una donna vestita di pelle e latex, cappotti lunghi fino alle caviglie e trench dalla forma svasata, abiti, bluse, gonne e pantaloni con oblò e piercing, che è allo stesso tempo dominatrice e slave, forte e fragile. Marc Jacobs, invece, ha mandato in passerella una donna che veste secondo i codici militari, ma non in maniera militaresca: “La scorsa stagione è stata caratterizzata da un’influenza militare fortissima, ma fumettistica. Questa [per me, ndr] è orientata alla precisione militare, ma senza riferimenti militaristici“. La collezione del geniale stilista newyorkese diventa così vero e proprio sfoggio di tailoring, con ricami, patchwork, intarsi, decori declinati su cappotti (tanti cappotti), felpe, maglioni, abiti, pantaloni che mescolano maschile e femminile, giocano con i generi e rendono omaggio alla storia della moda e, prima ancora, allo stile e all’arte.
Stretti tra i mostri sacri del fashion made in USA, nell’ultimo giorno della Settimana della Moda americana hanno sfilato i giovani stilisti del collettivo Tokyo Runway Meets New York, i fashion designer riuniti sotto l’egida della causa benefica perorata da Art Hearts Fashion e il talentuoso – e affermato – J. Mendel, che hanno spaziato tra sperimentazione e classicità, innovazione e stilemi codificati dell’eleganza, proponendo capi realizzati in curiosi patchwork denim, maglioni con frange di gusto hippy chic, embroided dress, vestiti sirena scintillanti, pelliccia, catene e sofisticati abiti impreziositi da ricami damascati, pantaloni fluidi e bluse fascianti, maniche ampie e sciarpe sottili.
Nell’ultimo giorno della New York Fashion Week FW 2015/2016 c’è stato anche tempo per due bridal collection, caratterizzate da stili diversi e frutto di una cultura agli antipodi, ma ugualmente affascinanti. Sherri Hill, fashion designer dell’Oklahoma famosa per i suoi abiti da cerimonia (anche quelli per il ballo di fine anno, il celebre “prom”), ha portato infatti in passerella una collezione opulenta, ricca di pizzi e velluto, broccato e taffetà, caratterizzata da corpetti rigidi e maxi gonne, con sbuffi di tulle e gale, siren dress fascianti e abiti da principessa, immagine di quell’America che si è fatta da sè ed è orgogliosa di dimostrarlo. Lo stilista di origini rumene Dorin Negrau, invece, ha voluto rendere omaggio alle tradizioni e alla cultura della propria terra, rielaborando in chiave moderna e contemporanea i ricami tipici della zona della Transilvania, per una collezione di abiti da sposa sospesa tra passato e presente, magica e ricca di storia e folklore.
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