Milano Fashion Week FW 2016-2017 day 6 sfilate

Milano Fashion Week FW 2016 day 6: di un “mondo guerriero” e velluto nero

Dopo sei giorni di passerelle all’insegna di una creatività eclettica, la Settimana della Moda di Milano FW 2016-2017 si chiude tra gli opposti rappresentati dal militar style di Dsquared2 e dal “Black Velvet” di Armani.

Dopo sei giorni intensissimi, che hanno visto salire in passerella collezioni ispirate ai temi più disparati, dal Rinascimento e gli anni ’30 e ’70 all’arte, alla filosofia e alla scienza, la Settimana della Moda di Milano autunno-inverno 2016-2017 si congeda da pubblico e addetti ai lavori mantenendo lo stesso stile eclettico, con un mash up di generi che spaziano dal “mondo guerriero” di Dean & Dan Caten alla sobria eleganza innata di Giorgio Armani.

L’ultimo “guanto di sfida” a Parigi, pronta a raccogliere il testimone e a concludere il lungo, caotico, ma sempre affascinante mese dedicato alle Fashion Week.

It’s a warrior world

L’ultimo giorno di sfilate a Milano Moda Donna si apre nel segno di Dsquared2, che prosegue nel solco creativo della passata stagione con una collezione che racconta un “mondo guerriero”. Lo stile militare si conferma il leit motiv delle creazioni di Dean e Dan Caten, che aggiungono ai look ispirati alle divise di ussari e cosacchi e all’abbigliamento degli inuit nuove suggestioni mutuate dalle armature dei samurai e dai completi dei toreri. Lo yodare-kake, una placca di metallo che copre la parte alta del petto, la gola e le spalle dei combattenti giapponesi, diventa così un elemento decorativo, i suneate, lamina rettangolare di ferro destinata alla protezione di tibia a perone, sandali gioiello e gli alamari dei boleri dei signori della corrida si trasformano in preziosi ricami su giacche di seta, pelle e denim.


Restano della proposta FW 2015-2016 i cargo pants, in nero, blu, verdone, grigio, attualizzati e “femminilizzati” con impunture a contrasto, bande colorate, paillettes e pietre luccicanti, bottoni in oro, bronzo e argento, le calze con motivi tribali e camouflage e i bellissimi, opulenti, cappotti di taglio maschile, le redingote e le pellicce ispirate alla terra dei ghiacci.

Novità assoluta è invece l’atmosfera vittoriana di camicie con delicate broderie e collo alto, lunghe gonne pantalone, cappe e giacchine corte, strette e avvitate.

“Black Velvet”

“Dopo l’euforia del colore e la fiera delle vanità degli ultimi due anni, ho sentito che [noi stilisti] dovevamo purificarci dalla necessità di stupire attraverso la ricchezza della palette cromatica e dei tessuti”. Giorgio Armani non ha paura di andare controcorrente e chiude la Milano Fashion Week con una collezione che si colloca agli antipodi rispetto alla tendenza eclettica e pervasa di furore creativo mostrata da gran parte dei suoi colleghi.

Il Re della moda sceglie infatti un colore (nero) e un tessuto (velluto) e a partire da questo binomio dà forma a Black Velvet, una teoria di look “sofisticati” e “decifrabili in modo chiaro”, tra i quali il ruolo da protagonista è appannaggio del tailleur, composto da giacche destrutturate e informali e su misura e pantaloni fluidi, morbidi, corti alla caviglia, leggermente svasati e con elastico al fondo. Ça va sans dire.

In realtà, nero e velluto non sono gli unici attori della proposta FW 2016-2017 di Giorgio Armani. Lo stilista li alterna e li mescola infatti a tweed e rosa, proposto in tinta unita, quadretti, principe di Galles e melange geometrico, a tulle, cashmere, azzurro carta da zucchero, greige e lavorazioni damascate, con un effetto finale di grande eleganza e rilassatezza.

Non ci sono gonne e il cambio di registro è dato dagli abiti da sera, senza tuttavia uno stacco netto con il daywear, in perfetto accordo con la volontà di Re Giorgio di creare uno stile che fa della semplicità e della linearità i pilastri della propria eleganza sofisticata.

Androginia e minimalismo

Tra il lusso militare di Dsquared2 e quello lieve di Giorgio Armani si collocano lo stile androgino di Arthur Arbesser e il minimalismo di Lucio Vanotti.

Lo stilista austriaco attinge all’estetica del pittore belga Michaël Borremans per creare una collezione che mescola il rigore dell’abbigliamento maschile e la grazia di quello femminile in look dal sapore retrò nei colori polverosi, nelle stampe e nei materiali, ma con una forte connotazione contemporanea nelle forme destrutturate e nelle linee nette, nelle sovrapposizioni e nei panneggi. Il risultato? Capi nostalgici, eppure non tristi, bensì “sorridenti”.

Il fashion designer scelto da Re Giorgio nell’ambito della sua attività di valorizzazione dei giovani talenti della moda italiana mostra invece di avere un grosso debito di riconoscenza con il suo pigmalione nello stile pulito, essenziale e minimalista che ne caratterizza le collezioni, tuttavia presenta diversi spunti originali interessanti, in primis la capacità di sovrapporre strati fluidi per creare look dinamici e sensuali.



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