Antonio Marras, collezione primavera/estate 2015
Abbigliamento

Antonio Marras: la sfilata S/S 2015 alla Milano Fashion Week

Lo stilista sardo dedica la collezione primavera/estate 2015 a una donna senza tempo, Carol Rama, pittrice dalla grande sensibilità artistica. In una fusione di tessuti e immagini su tela.

Uno stilista e una pittrice, un sardo e una torinese, due tempi generazionali a confronto, due mondi straripanti di diverse contaminazioni artistiche, eppure così simili, dotati di una sensibilità sopra le righe: così prende vita la collezione Primavera/Estate 2015 di Antonio Marras, quasi a suggellazione di un profondo atto di stima reciproca, in uno scambio fecondo di immagini visionarie ed esplosioni vitali.

 

Fusione di tessuti e tele, stampe e disegni avanguardisti

Antonio Marras per la primavera/estate 2015 ha scelto di celebrare la sua musa ispiratrice, la pittrice Carol Rama, facendo rivivere la storia della sua esistenza tormentata tra le pagine a pieghe delle sue gonne, i lunghi vestiti in seta, le tuniche, i tessuti fluttuanti,  in un’atmosfera delicata e surreale. Quando i riflettori si accendono sulla passerella, una musica appena sussurrata di carillon dà inizio alle danze, con un rumore intervallato di ingranaggi che sono gli stessi a comparire sulla scena: una lunga struttura di fili metallici è infatti posizionata al centro, con alcune ruote che girano quasi fossero le rotelle dentate di un orologio meccanico. E invece sono ruote di bicicletta, gli stessi oggetti tanto amati dalla pittrice torinese, sui cui raggi si protendono braccia e mani nodose, uno dei leit motif che appare più di frequente sulle installazioni architettoniche e le pitture della stravagante artista.

Atmosfere colorate e vivaci

Perché per Carol Rama la sensualità, la bellezza, ma soprattutto la rabbia, l’aggressività inespressa, trovano una valvola di sfogo solo attraverso la rappresentazione curiosa e disordinata di braccia e mani amputate, di nudità scabrose ma allo stesso tempo innocenti, di feticci e appendici del corpo umano, di capelli, di dentiere, di unghie smaltate di rosso incollate qua e là sulla tela. E l’immaginario infinito della sua mente e delle sue opere prende vita anche sulla collezione: l’arancione e il blu acceso sono i colori preferiti della pittrice, che la rimandano a quella vitalità erotica che per lei è la massima espressione della joie de vivre. Ecco quindi che queste due tonalità si accendono sulle righe di abiti lunghi o con gonne a ruota, sulle stampe tridimensionali di bluse e tuniche costellate dai grafismi e dalle immagini dei dipinti di Carolina, sugli spruzzi di colore stampati come fossero appena colati dal pennello bagnato dell’artista. Qualche motivo floreale è intrecciato al ritorno ossessivo di mani nodose, allungate, su cui unghie smaltate di rosso sembrano essere allungamenti posticci degli stessi arti. Il tocco di Marras sta nell’utilizzo sapiente di tessuti luminosi, come la seta, dallo sposalizio di inconsueti motivi e fantasie che sono parte della sua cifra stilistica, in un tripudio di eleganza dato dalle linee semplici e pudiche, dalle maniche a corolla che impreziosiscono gli outfit.

Atmosfere cupe e intimiste

Marras sembra interpretare appieno l’anima contrastata della sua musa, e se da un lato celebra la spinta vitale e la vivacità erotica di Carolina, in un tripudio di colori, dall’altra sa bene che c’è una parte di lei più nascosta, più intimista, dove i fantasmi di un passato lontano dalle tinte aspre e sofferenti ritornano a galla, nei toni cupi e oscuri di alcune abiti elegantissimi. Il nero si fonde con il grigio e il rosso scuro, uno dei colori preferiti dalla pittrice, e alcuni fiorellini tridimensionali sui toni dell’azzurro sbocciano timidamente, applicati sulla stoffa allo stesso modo in cui l’artista applicava i suoi oggetti sulle tele. I tessuti si fanno ancora più velati, soprattutto su lunghe gonne plissettate fluide e raffinatissime, e in alcuni casi gli strati si sovrappongono in un gioco asimmetrico ben riuscito. Le trasparenze si fanno portavoce di quella sensualità che la pittrice voleva evocare con il linguaggio del corpo, con i contrasti dati dall’unire il pudico e il libidinoso, il vedo e il non vedo, la nudità e il velo che la ricopre. L’artista esce allo scoperto, in tutte le sue più delicate sfumature, anche nell’utilizzo di accessori quali collane e bracciali che ricordano le ramificazioni floreali delle sue opere, o nella scelta di agghindare i capelli con giochi scomposti, disordinati, palesi reminiscenze di quella treccia che l’artista da tempo immemore porta sul capo, a incoronazione di una vita fatta di sacrifici ma allo stesso tempo sempre gravida, mai sazia di altra vita.



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