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Maturità e Mondiali, un connubio possibile!

Giovedì cominciano i mondiali e sabato l’Italia giocherà la sua prima partita contro l’Inghilterra. Molti sono già in ansia ed emozionati, ma qualcuno lo è ancora di più;  già, perché tra i tanti tifosi ce n’è anche un bel gruppetto che spera in un altro genere di qualificazione e che dovrà vedersela con partite magari più sedentarie ma non meno movimentate: i maturandi.

Stando ai loro insegnanti, per loro di “mondiali” ci dovrebbero essere solo le due guerre, di “gironi” unicamente esistere quelli dell’inferno dantesco e la formazione che meglio dovrebbero conoscere, dovrebbe essere quella schierata dal professore di letteratura: Giovanni Verga, in porta, visto che sa coprire il suo ruolo con un notevole realismo. In difesa tre bei robusti mattoni inattaccabili come Foscolo, Pascoli e Carducci. Centrocampo a quattro che più classico non si può con Ungaretti, Quasimodo, Saba, e Montale. All’ala, ci stanno bene le imprevedibili serpentine dell’immaginifico D’Annunzio, alle spalle della punta quel Pirandello un po’ teatrale ma buon suggeritore, e, anche se un po’imbolsito dal fumo, al centro dell’attacco il buon Svevo, che sarà anche lento, ma se si mette a raccontare le sue pene ai difensori, è quasi certo che cadono in letargo. In panchina, un mister un po’ vecchiotto, ma dallo stile insuperabile, ancor valido quanto a schemi e soprattutto gran conoscitore delle vie della Provvidenza: insomma, quel tal Manzoni, autor d’un romanzetto dove si tratta…. Inoltre, anche se, per ovvi motivi, è impensabile utilizzare in campo il genio di Leopardi, è indispensabile convocarlo perché anche lui può essere molto utile alla squadra. Non solo perché da gobbetto può portar fortuna – e anche quella serve – ma soprattutto perché di calcio dovrebbe intendersene parecchio, avendo addirittura scritto un’Ode a un vincitore nel pallone.  E poi lui ha talmente dimestichezza con i nostri classici che certamente Macchiavelli e Guicciardini li conosce a memoria. E quelli, per la tattica, sono il massimo.

Quando sarà poi il momento di studiare per la fatidica terza prova o per l’orale, i nostri esaminandi  riusciranno a dimenticare le partite o il ripasso della Seconda Guerra Mondiale si ridurrà ad una telecronaca alla Caressa della partita Asse contro Alleati?

[dup_immagine align=”alignleft” id=”116778″]“Nel girone europeo, per le potenze dell’Asse l’allenatore Adolf Hitler schiera Germania, Italia e Giappone, e si spinge decisamente con le punte in avanti nel tentativo di invadere la Polonia. Gli Alleati invece non sono ancora entrati bene in partita, e mentre i difensori di Francia e Inghilterra discutono tra loro se si deve intervenire e su chi lo deve fare, a Danzica l’Asse segna il primo punto a proprio favore praticamente a porta vuota. Palla al centro. Esaltato dal successo,  Hitler ora manda i suoi ad aggredire l’area francese, e ne aggira la difesa, malgrado il fuori gioco sia evidente. Ma nessuno interviene e il paese transalpino non può far altro che inchinarsi alla superiorità dell’avversario. Nel terzo turno di campionato, la sfida è contro l’Unione Sovietica che fino a quel momento non aveva partecipato attivamente al gioco. Ma anche lo schema difensivo dell’Unione Sovietica sembra non funzionare, di modo che Germania e Italia si infiltrano nella metà campo avversaria come attraverso le maglie di un colabrodo. Ma poteva Hitler vincere su un campo dove non era riuscito neppure Napoleone? Per questo bisogna studiare la storia e impararne le lezioni. Ecco dunque che l’URRS improvvisamente inizia a reagire e sfruttando il vantaggio di giocare in casa e su un campo che eccede le misure regolamentari e talmente fangoso e innevato da essere al limite della praticabilità, riesce a respingere l’attacco e a ritrovarsi in posizione di vantaggio.

Intanto, nel girone del Pacifico, il Giappone zitto zitto attacca gli Stati Uniti a  Pearl Harbor prima ancora che l’arbitro abbia fischiato l’inizio e segna un altro punto a favore dell’Asse. Ma gli Stati Uniti che fino a quel momento si erano solo scaldati i muscoli, prendono veramente male questo approccio poco olimpico e  cominciano a far vedere quello di cui sono capaci. Con un pressing molto alto bloccano il Giappone nella sua metà campo e contemporaneamente riescono a contrastare la Germania attaccandola su più fronti. A quel punto, tutte le regole sono saltate, e probabilmente gli Usa ora giocano con qualche uomo in più. Mentre l’Italia è quasi da subito fuori dai giochi, avendo perso sia in casa che in trasferta, gli alleati inglesi ed americani, utilizzando la micidiale arma del contropiede, scendono in forze sul continente europeo e riescono a mettere alle corde la Germania, fino a decretarne la definitiva sconfitta. Risultato ottenuto anche grazie all’Urss, che, dopo aver vinto in clamorosa rimonta la partita d’andata in casa, ora sconfigge la Germania anche sul suo campo.

Il campionato però non è ancora finito, perché il Giappone, nonostante sia allo stremo delle forze, continua a resistere grazie ad un impenetrabile catenaccio. Ma gli Stati Uniti ormai seguono solo la legge del più forte inventandosi nuove regole di gioco e applicandole unilateralmente: due Bombe Atomiche vengono lanciate non sul campo di gioco giapponese, ma tra gli spettatori sugli spalti, tra cui si contano centinaia di migliaia di vittime civili. Così vengono annullate definitivamente anche le ultime resistenze giapponesi.  Alla resa dell’imperatore, segue immediatamente il triplice fischio che pone fine alle ostilità.

Per non correre troppi rischi, il nostro consiglio è quello di mantenere la calma e dedicarsi sia allo studio che alle partite (magari solo quelle dell’Italia) facendo in modo che le due cose non finiscano per influenzarsi a vicenda. Uno stacco dallo studio, ogni tanto, fa bene, basta scegliere il momento giusto. Ve lo dice una che ha fatto gli esami di maturità a pochi passi dallo Stadio di San Siro nel bel mezzo delle Notti Magiche dei Mondiali del 1990!

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