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L’amico immaginario

“Mamma c’è Tommy accanto a me. Io con lui mi diverto molto”… “Io e Paolo abbiamo costruito un castello nella cameretta. Vieni a vederlo mamma?”. Eppure Tommy e Paolo non esistono – non per noi mamme, almeno: esistono nel cuore e nella fantasia dei nostri bambini.

Gli specialisti li chiamano “amici immaginari” perchè compaiono, per sparire dopo qualche mese, nella testa dei più piccoli. Un relazione speciale che molti bambini vivono, durante gli anni della scuola primaria, come ci spiega Simona Rilievi, psicologa dell’infanzia. “Il concetto di amicizia si sviluppa solo a partire dalla fine della della scuola primaria e nel primo anno di scuola media. All’asilo nido e anche alla scuola dell’infanzia tutti i compagni sono amici e il gioco è ancora, per lo più, individuale. Nel bambino, dunque, non esiste la capacità di stringere legami d’amicizia, mentre è solo a partire dai 4 anni di età che i piccoli iniziano a sviluppare il desiderio di giochi sociali e di gruppo. I rapporti di amicizia stabili e privilegiati, basati sull’affetto e la confidenza, nascono in un secondo momento, ma è verso gli 8 anni che può svilupparsi in alcuni l’idea dell’amico immaginario. La realtà e la fantasia si incontrano e si inseriscono nel gioco che i più piccoli vogliono condividere proprio con l’amico immaginario che gli adulti devono assolutamente rispettare, ma mai cavalcare. Si tratta di un rapporto che appartiene al bambino e come tale non va deriso, ma neppure caricato di eccessivo significato. La maggior parte dei bambini, infatti, impareranno a staccarsi da questa figura nel momento in cui capiranno l’importanza di rapporti veri e concreti e vivranno affetti reali”.

Quando l’amico immaginario può essere un campanello di allarme

Tra l’Io e la realtà si frappone il mondo fantastico prodotto dall’immaginazione che per molti bambini corrisponde a un paradiso di certezze. Quando l’amico immaginario appartiene al gioco e non interferisce nelle altre attività quotidiane, il bambino cioè non pretende che venga apparecchiata la tavola anche per il suo amico di fantasia, ma si limita a parlare con lui mentre costruisce una torre con i mattoncini, non esistono motivi di preoccupazione. Diversamente, se l’amico immaginario si manifesta nei momenti più diversi della giornata, tanto da spingere il bambino nel baratro dell’isolamento, è opportuno rivolgersi a degli specialisti e capire i motivi del disagio. “Se il bambino sperimenta una particolare forma di solitudine e si rivolge costantemente all’amico immaginario è necessario – precisa Rilievi – indagare a fondo per comprendere le cause che impediscono al bambino di vivere relazioni sociali serene. Non sentirsi accolti spesso genera insicurezza, mentre la mancanza di fiducia nei propri mezzi riflette un atteggiamento ansioso-emotivo”.

Immaginare significa avere una buona interiorità

Come spiega bene la psicologa dell’infanzia è solo di fronte ad un abuso che mamme e papà sono legittimati a preoccuparsi. L’amico immaginario, nei bambini sani e con uno sviluppo emotivo e relazionale idoneo alla loro età, ha infatti un significato positivo. “I bambini di 7 e 8 anni che inventano delle storie e dialogano con il loro amico immaginario manifestano una buona interiorità e questo è un aspetto estremamente positivo. Si tratta di una fase e come tale ha un inizio ed una fine. Col passare del tempo l’amico immaginario per alcuni si trasforma nel diario segreto oppure sparisce del tutto per fare spazio all’amico reale e fidato”.

Marina Rosti

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Marina Rosti

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