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La Canguroterapia: una tecnica efficace nel supportare i nati prematuri

Si chiama “canguroterapia” è non è la bizzarra invenzione di qualche personal trainer innovatore o una nuova pratica rilassante orientale. Si tratta invece di qualcosa di assolutamente serio, una tecnica nata in Sudamerica ed ormai diffusa in tutto il mondo che supporta nei loro primi momenti di vita i bambini prematuri, favorendone la normalizzazione dello stato e anche prevenendo l’insorgere di complicazioni.  E i risultati sembrano parlare chiaro in favore di questa pratica che solo a prima vista appare come qualcosa di originale ma che in realtà è supportata da precisi riscontri scientifici.

KMC: un’idea nata in Colombia

[dup_immagine align=”alignleft” id=”16060″]In Italia nascono ogni anno circa quarantamila bambini prematuri e quindi non stiamo certo parlando di un fenomeno marginale. Per il loro stato, risulta quasi intuitivo, i piccoli nati prima del termine hanno bisogno, se possibile ancora di più degli altri, di una attenzione particolare, di sentire un contatto umano che, benché così piccoli, percepiscono subito con effetti benefici al di là dei protocolli di terapia legati alle loro specifiche patologie. Anche le origini di questa tecnica sono interessanti da scoprire, come mirabile esempio di “ingegno” umano di fronte alla scarsità dei mezzi e alle difficoltà. Si, perché la Kangaroo Mother Care – KMC, come è universalmente indicata dagli specialisti – non è nata in una università americana o in qualche clinica del ricco occidente, ma in Colombia, a Bogotà, grazie all’equipe del reparto di neonatologia dell’ospedale di San Juan de Dios guidata da Hector Martinez ed Edgar Ray. C’è da dire che fino agli anni ’80 l’approccio normale nei casi di parto prematuro prevedeva una focalizzazione pressoché totale sulle terapie da seguire, senza dare grande importanza al contatto madre-figlio che, proprio a causa della prassi seguita, era di fatto negato ai piccoli. Accadde dunque a Bogotà che vista l’aumento dei casi “critici” e la scarsità di incubatrici disponibili, i medici pensarono di tentare una “imitazione” della culla termica usando direttamente la pancia della mamma e mettendola a diretto contatto con il piccolo in posizione fetale. Sorprendentemente quello che sembrava un ripiego, si rivelò una tecnica di estrema efficacia che, dati alla mano, finiva per limitare l’incidenza delle morti in culla, per allontanare il rischio di complicazioni, nonché per normalizzare circolazione, respirazione e temperatura del bambino in tempi più rapidi.

L’affascinante insegnamento della Natura

Tale successo ha completamente rivoluzionato – in meglio – l’approccio medico alla situazione del parto prenatale e della sofferenza post-partum in generale. Non sono certo passate in secondo piano le terapie, ovviamente, necessarie e centrali in caso di situazioni difficili, ma è stata completamente rivalutata l’importanza del contatto diretto fra piccolo e genitori come indispensabile supporto ad esse. La cosa non ha solo fondamenti “istintivi”, ma anche scientifici: il contatto fisico diretto genera sia nella madre che nel piccolo uno stato psicofisico che ne migliora l’equilibrio ormonale riducendo lo stress, portando il bambino a sentirsi protetto e rendendolo estremamente ricettivo alle cure prestategli. Ad esempio, è scientificamente provato che durante la KMC se la temperatura del bambino si abbassa, quella della madre si alza per compensazione, in una mirabile esempio di simbiosi che la natura ci propone. Insomma, quello che vale in caso di malattia per i “grandi” – e cioè che sentirsi “accuditi” ha una parte importantissima nell’efficacia delle terapie – vale anche per i più piccini. E chi ce lo insegna, meraviglia delle meraviglie, è la Natura stessa: il canguro, infatti, cresce i suoi piccoli proprio così, tenendoli nel marsupio dove il cucciolo trova calore e protezione. Lui, infatti, aveva capito il segreto ben prima di qualunque medico.


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Anna Invernizzi

Classe 1972, cinque figli e una vita intensa. Laureata in Economia, impiegata, scrivo per passione su tutto quello che mi interessa. In particolare creo contenuti a tema cucina e lifestyle.

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Anna Invernizzi

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