Ventosa parto

Ventosa parto: cos’è e come funziona il parto con ventosa

Il 10% circa dei parti naturali avviene tramite l’ausilio della ventosa: scopriamo di cosa si tratta e quando si richiede necessario il suo utilizzo.

C’era una volta il forcipe di cui abbiamo sentito parlare da mamme e nonne: una sorta di pinza che si usava per afferrare la testa del neonato durante il parto facilitandone la nascita. Nel tempo però questo strumento è stato dismesso poiché rischioso per il nascituro e sostituito dalla ventosa. La prima ventosa fu messa a punto nel lontano 1947 dal ginecologo francese Yves Couzigou e fu successivamente perfezionata dallo svedese Malmström (da cui prese il nome).

Negli anni il materiale con cui è stata realizzata è cambiato notevolmente rendendola uno strumento più sicuro: si è passati dalla coppetta metallica al silicone, per l’esattezza alla coppetta in silastic. Quest’ultima è conosciuta con il nome di Kiwi (nella duplice versione Procup e Omnicup), messa a punto da un medico italiano, Aldo Vacca, residente in Australia.

L’innovativa ventosa Kiwi ha fondamentalmente due vantaggi: è rapida poiché aderisce in soli due minuti alla testa del nascituro accelerando la nascita nel caso di sofferenza fetale, lascia poi un bozzetto (temporaneo) molto più piccolo sulla testa del bambino. Vogliamo specificare in questa sede che la scelta del parto con ventosa non compete assolutamente la partoriente, è una scelta ostetrica che valuta il personale sanitario durante la fase espulsiva.

Cos’è la ventosa da parto

La ventosa ostetrica è uno strumento che consente di estrarre la testa del bambino durante la fase finale del parto, quella espulsiva. La si usa in caso di complicanze onde scongiurare un taglio cesareo, ad esempio se la mamma si trova impossibilitata a spingere oppure se il feto è collocato in modo sconveniente ma pur sempre cefalico. La ventosa è costituita da un aspiratore impugnato dal ginecologo o dall’ostetrica e da una vera e propria ventosa di gomma che aderisce alla testa del bambino mediante la creazione del sottovuoto: in tal modo si favorisce nel feto quel movimento rotatorio che dovrebbe effettuare negli attimi finali che precedono la nascita.

Quando si usa la ventosa

Le linee guida AOGOI asseriscono chiaramente che “nessuna indicazione è assoluta ed è necessario il giudizio clinico in tutte le situazioni”. La ventosa quindi va usata caso per caso solo e unicamente per tutelare la salute di mamma e nascituro. Vi sono comunque delle condizioni in cui è preferibile usare la ventosa:

  • il neonato è incastrato nel canale del parto;
  • il tracciato del feto appare alterato e mostra sofferenza fetale con battito cardiaco rallentato, ad esempio dopo la somministrazione di ossitocina nella madre;
  • le contrazioni dell’utero non sono abbastanza forti da far uscire il feto;
  • la madre non riesce più a spingere correttamente, per eccessiva stanchezza o perché sta perdendo il controllo dei muscoli addominali;
  • nella gestante sono presenti problemi cardiaci o encefalici che impediscono spinte vigorose;
  • quando si presenta la reale necessità di manovre integrative come la manovra di Valsalva – che tramite la respirazione materna incoraggia la fuoriuscita del bambino.

Come si usa la ventosa

La ventosa moderna usata nella maggior parte dei punti nascita è la pratica coppetta in silastic, chiamata Kiwi. È piccola, morbida e semplice da usare per il personale medico. Al momento del bisogno, se non è stata effettuata l’epidurale viene fatta un’anestesia locale per ridurre la sensibilità vaginale, e viene successivamente inserita la ventosa. Non sempre è necessaria la tanto temuta episiotomia (taglio vaginale) ma viene praticata in caso di emergenza.

La ventosa viene applicata automaticamente alla testa del bambino creando il sottovuoto. Anni fa con la coppetta in metallo vi era un aspiratore che toglieva l’aria ma questa procedura richiedeva diversi minuti mettendo in pericolo il nascituro in caso di sofferenza fetale. Al giorno d’oggi invece le Kiwi sono di rapidissimo utilizzo.

Le ostetriche producono agevolmente una lieve trazione verso l’esterno con la ventosa, in armonia con le spinte della madre e le contrazioni uterine. La procedura, se eseguita professionalmente, supporta e agevola numerosi parti.

Rischi e conseguenze dell’uso della ventosa

Molte donne in dolce attesa temono il possibile utilizzo della ventosa nella parte espulsiva del parto perché intorno a questo strumento medico si raccontano molte leggende metropolitane.

Un tempo i timori potevano avere un fondamento, al giorno d’oggi invece i rischi e le conseguenze per il neonato sono ridotte al minimo, sia per la rapidità con cui la ventosa aderisce alla testa, sia per la delicatezza del materiale.

L’efficacia della ventosa dipende anche dalla preparazione e dalla competenza del personale ostetrico che deve applicarla efficacemente valutando due fattori: la dilatazione della cervice e la proporzione fra il bacino e la pelvi.

Vediamo ora le possibili conseguenze (alcune rare) a cui il neonato potrebbe andare incontro dopo l’uso della ventosa:

  • edema al cranio del neonato, dovuto alla pressione della ventosa;
  • ematoma alla testa;
  • abrasioni;
  • rare emorragie;
  • sanguinamento degli occhi (emorragia retinica) del piccolo;
  • aumento del rischio di distocia della spalla (la spalla del piccolo resta bloccata nel pube specie in caso di neonato particolarmente grande);
  • rischio di ittero neonatale (gli ematomi provocano un aumento del livello di bilirubina nel sangue).

Vi sono inoltre alcuni rischi per le mamme fra cui lesioni del tratto genitale vaginale e incontinenza dopo il parto. Per la futura mamma è di fondamentale importanza sapere che qualora l’utilizzo della ventosa fallisca, sarà necessario procedere con un parto cesareo. Perché la donna non subisca un parto traumatico è necessario che il personale che l’assiste la informi tempestivamente e adeguatamente su tutto. La fiducia tra gestante e personale ostetrico è alla base di un buon parto. Ricordiamo che per l’uso della ventosa la madre dovrà firmare un consenso informato come avviene per il cesareo.

Supporto post parto

Il parto con la ventosa come ogni parto difficoltoso rappresenta per la neo mamma un momento particolare: da un lato la gioia di stringere tra le braccia il piccolo, dall’altro la frustrazione di esser stata privata del parto naturale. La donna avrà bisogno di rielaborare l’accaduto e avere attorno il giusto supporto. Nei punti nascita non sempre gli incontri con medici ed esperti sono una routine, ma possono essere esplicitamente richiesti durante il ricovero.



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