Mamma e figlio (ph.Pixabay)
Addio punizioni e premi e benvenuti ascolto e rispetto. Sono questi i pilastri su cui si basa la Gentle Parenting, ovvero la genitorialità gentile. Ma di cosa si tratta? E’ un modo per educare i figli, completamente diverso rispetto al passato, molto in voga tra le nuove generazioni. Vediamo in cosa consiste.
L’educazione gentile è uno stile educativo basato sulla gentilezza che può apportare grandi benefici per i bambini. In questo approccio, i genitori agiscono come figure autorevoli anziché autoritarie, rispettando sempre alcuni principi. Questo metodo, che richiedo tempo e pazienza, esiste da molto ma con la diffusione dei social network è sempre più conosciuto e adottato.
I due pilastri intorno ai quali ruota l’educazione gentile sono la “connessione”, formata da calore, reattività e gentilezza, e la “struttura”, ovvero la routine, le aspettative e lo sviluppo di abilità. I genitori che scelgono questo stile educativo tengono particolarmente conto nell’educazione dell’età del bambino. Sarah Ockwell-Smith, autrice britannica nota per i suoi libri dedicati al mondo dell’infanzia, ha infatti fatto notare che “troppo spesso i bambini vengono puniti semplicemente per essere bambini, cioè, per non avere la maturità neurologica per comportarsi in altro modo”.
Educare in modo gentile un figlio vuol dire adottare delle pratiche nella relazione con il bambino. Prima fra tutte l’empatia. I genitori cercano di comprendere le emozioni dei loro figli e li aiutano a gestirle, senza giudicarle, condannarle o sminuirle. Fondamentale è poi il rispetto. Mamma e papà si impegnano a rispettare i bisogni individuali del bambino e a portargli rispetto, così come si porterebbe a un adulto. Infine, la comprensione: si ascolta attivamente il bambino e si cerca di capire le sue prospettive.
Un punto su cui chi pratica la genitorialità gentile è intransigente riguarda le punizioni o i premi. Molti di noi sono cresciuti con la consapevolezza che quando un bambino fa qualcosa di buono o mostra un buon comportamento, viene ricompensato con attività divertenti, giochi, dolci e feedback positivi. Se fa qualcosa di brutto, però, riceve una punizione. Queste pratiche, molto diffuse nelle vecchie generazioni, sono da bandire. Invece di concentrarsi sulla punizione e sulla ricompensa, il Gentle Parenting si focalizza sul miglioramento dell’autocoscienza e della comprensione del proprio comportamento da parte del bambino. Non solo: questo approccio ha lo scopo di aiutare i bambini a sentirsi compresi, insegnando loro anche come affrontare le proprie emozioni.
Raccontata in questo modo potrebbe sembrare che l’educazione gentile non preveda mai dei no. Ma così non è. Nel Gentle Parenting stabilire dei confini è fondamentale per l’equilibrio del bambino. La differenze con altri metodi è che i limiti sono pochi ma sani, coerenti e motivati. Inoltre, è importante che lo stesso genitore diventi un modello di comportamento, mantenendo la calma e riconoscendo le proprie emozioni quando necessario.
(Foto copertina: credit agenzia Pixabay)
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