Mio figlio non sa perdere, come aiutarlo?
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Mio figlio non sa perdere, come aiutarlo?

Alcuni bambini vivono la sconfitta in modo particolarmente difficile: occorre aiutarli a gestire la delusione come momento di crescita.

Molti bambini hanno difficoltà ad accettare la sconfitta: capita allora che piangano disperati per aver perso una partita a carte, o che siano affranti per non essere arrivati primi ad una gara.

Sono bambini che vivono un’accesa competitività e reagiscono in modo sproporzionato a qualunque sconfitta, anche poco significante. È principalmente un comportamento che coinvolge i maschi, ed in particolar modo i figli unici o i primogeniti, ed è solitamente una fase passeggera. Il fatto che sia un problema che si risolve tendenzialmente da solo non significa però che sia di facile gestione.

Le tappe del bambino verso la socialità

I bambini piccoli nascono “onnipotenti” e sono convinti di essere i “creatori” di ciò che li nutre e che manifesta loro affetto. Si tratta di un’illusione positiva, dove l’accudimento dell’adulto diventa funzionale a consolidare il loro sentirsi importanti. Le basi dell’autostima si radicano proprio qui.

Man mano che i bambini crescono diventano invece sempre più autonomi e distaccati dai genitori. Intorno ai 3 – 4 anni si passa così ad una fase dominata dall’egocentrismo. Il bambino ha coscienza di essere distinto dalla mamma, ma ha comunque la percezione che tutto sia ego riferito. Il bambino non possiede a questa età il senso della condivisione con gli altri: vuole sempre vincere, ma non c’è da preoccuparsi.

Quando invece il bambino inizia la sua vita di socialità, tipicamente intorno ai 4 – 5 anni, impara ad interagire con gli altri e a gestire delle piccole sconfitte. Se in questa fase persiste la volontà di vincere a tutti i costi i genitori devono interrogarsi su cosa provochi l’ansia della sconfitta. Potrebbe trattarsi di un capriccio facilmente gestibile, ma potrebbe essere anche l’espressione di una grave carenza. Per il bambino perdere in un gioco potrebbe infatti significare perdere stima, affetto e amore.

La frustrazione della sconfitta nei bambini

Perdere mina l’autostima del bambino, che si percepisce come incapace. Alcuni genitori sono poi particolarmente competitivi e spronano anche indirettamente i figli al successo scolastico o sportivo, caricandoli di aspettative eccessive. In questo caso il bambino si sentirà frustrato anche per aver deluso la mamma o il papà.

Non dimentichiamo poi che la nostra società considera il fallimento qualcosa da evitare ad ogni costo. Spesso perciò i genitori non attribuiscono un valore positivo agli errori e alle sconfitte. L’adulto deve invece saper educare il bambino alla frustrazione e al limite, mostrandoli come un momento di crescita.

È naturale che un bambino desideri vincere e che lo ritenga gratificante, ed è comprensibile che la sconfitta provochi una cocente delusione. Quando però la sofferenza diventa eccessiva può celare paure e angosce che vanno riconosciute ed affrontate.

Quando l’eccessiva delusione è preoccupante?

I bambini che sono in grave difficoltà davanti al confronto e alla sconfitta sono bambini insicuri: chiediamoci per quale motivo non si sentano abbastanza “amabili” a prescindere da una vittoria o da un fallimento.

I bambini piccoli sono anzitutto in competizione con loro stessi, nella speranza di non deludere i propri genitori. Perdere in un gioco per loro significa temere di perdere la stima e l’affetto della mamma e del papà. Un bambino che si sente amato in modo incondizionato non avrà paura di osare e di sbagliare.

Il messaggio che dobbiamo trasmettere ad un bambino che non sa perdere è che è prezioso e speciale per quello che è, non per quello che fa o per i risultati che ottiene. È importante non far sentire sbagliato il bambino, o prenderlo in giro per la sua eccessiva rabbia. Potrebbe essere infatti una spia di disagio: potrebbe essere opportuno chiedere il consiglio di uno psicologo per indirizzarlo sulla giusta strada.

Cosa fare di fronte alla crisi di un bambino che non sa perdere

Davanti ad una crisi del bambino è importante anzitutto tranquillizzarlo e calmare i suoi capricci. Rispettiamo anzitutto i suoi sentimenti, senza prenderlo in giro indicando la sua reazione come eccessiva. Inutile cercare di punirlo, soprattutto se l’episodio avviene in un luogo pubblico: è sempre preferibile lasciarlo tranquillo qualche minuto.

Anche le spiegazioni logiche non servono: il bambino sa che il suo comportamento è sbagliato, ma non riesce a controllarsi. Meglio intervenire sull’aspetto emotivo, dicendogli che comprendiamo la sua sofferenza, ma che purtroppo è inevitabile. Inutile usare il sarcasmo, o definirlo un comportamento “da bambini piccoli”.

Alcuni consigli per bambini ipercompetitivi

I bambini ipercompetitivi vengono spesso erroneamente indirizzati verso sport di squadra, poichè insegnano lo spirito di gruppo. In realtà perchè i bambini imparino a perdere è meglio privilegiare gli sport individuali.

È importante non cedere alla tentazione di sfruttare a suo vantaggio questa competitività, spronando il bambino all’agonismo. Il senso di frustrazione per una sconfitta sarebbe ancora maggiore.

Privilegiate i giochi come le carte o gli scacchi, dove ogni errore può essere valutato in un’ottica di apprendimento, come un training per migliorare.

Non cedere infine alla tentazione di lasciar vincere i bambini: non è questo che li aiuta a rafforzare la loro autostima. Al contrario, l’autostima si fortifica proprio nel momento in cui un bambino si rende conto di avere trasformato in possibile qualcosa che prima riteneva impossibile. I bambini abituati a vincere non riusciranno mai a dare il giusto valore alla vittoria e alla sconfitta.



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