Congedo paternità
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Congedo paternità: cos’è e come funziona 

La nascita di un figlio o l’adozione stravolgono gli equilibri familiari. Da gennaio 2021 la legge in Italia prevede che al papà spettino 10 giorni di astensione obbligatoria e retribuita dal lavoro. Vediamo nel dettaglio come funziona.

Sempre più spesso sentiamo dire che in Italia si fanno pochi figli perché “l’Italia non è un Paese per giovani”. In effetti in Europa il nostro paese è maglia nera per i fondi destinati al welfare ossia alle politiche sociali, alle famiglie, alla scuola, alla parità tra i generi.

L’accudimento dei figli grava sulle spalle della donna che si vede costretta a lasciare il lavoro per far fronte alle necessità familiari quotidiane.

Però sovente la storia si cambia a piccoli passi e dal 2012 ad oggi i giorni destinati al congedo di paternità per la nascita di un figlio (incluse adozione e affidamento) sono aumentati gradualmente.

Attualmente la Legge di Bilancio ha aumentato da 7 a 10 i giorni obbligatori per i papà con lavoro dipendente.

Di questo diritto si può usufruire entro 5 mesi dalla nascita del figlio (o dall’ingresso in famiglia del figlio, in caso di adozione o affidamento). La retribuzione è a carico dell’Inps ma verrà anticipata dai datori di lavoro. I vantaggi sono fondamentalmente due: uno emotivo, l’altro economico. I papà vengono maggiormente coinvolti nella nascita e nell’accudimento dei loro bambini. Sono tranquilli economicamente proprio nel momento in cui l’arrivo di un nuovo membro aumenta le voci di spesa nel bilancio familiare.

2019: l’anno della svolta in Europa

Dopo 30 anni circa di dibattiti, nel 2019 il Consiglio Europeo e il Parlamento dell’Unione Europea hanno raggiunto un traguardo importante per il cosiddetto “Work Life Balance”.

È stato infatti firmato l’accordo che consente di conciliare meglio vita privata e vita lavorativa soprattutto in riferimento ai neo-papà.

Per tutti i paesi è scattato l’obbligo entro 3 anni da quella data di adeguarsi con regole specifiche affinché i papà potessero partecipare all’accudimento nelle prime fasi di vita di un figlio senza rinunciare ai propri diritti lavorativi.

Moltissimi studi dimostrano che il congedo di paternità prima e quello parentale poi favorisca una maggiore partecipazione degli uomini alla cura dei bambini con ricadute positive anche in termini di risultati scolastici dei figli, ridistribuisce i carichi familiari riducendo anche il conflitto nella coppia sulla divisione del lavoro domestico.

Il congedo di paternità mira ad assicurare un equilibrio familiare che garantisce pari opportunità e benessere a tutta la famiglia, papà in testa.

Risale a qualche mese fa la notizia clamorosa di Rubin Ritter, numero uno del colosso Zalando, che ha mollato il suo lavoro per dedicarsi completamente alla famiglia e favorire la carriera di sua moglie, giudice.

Guardando al modello spagnolo

Dal primo gennaio 2021, nel paese più vicino al nostro per sviluppo economico e welfare, la Spagna, un provvedimento rivoluzionario senza precedenti ha equiparato il congedo di paternità a quello di maternità.

Secondo la nuova legge ognuno dei due genitori ha diritto a 16 settimane di congedo, retribuite al 100%, delle quali le prime sei sono obbligatorie per entrambi.

La scelta è senza dubbio in linea con le indicazioni europee e internazionali.

Rimanendo nell’ambito europeo i paesi che meglio tutelano il diritto all’accudimento dei figli per i neo padri sono il Belgio con 19 settimane di congedo, la Francia con 28, il Portogallo con 22 e la Svezia con 14 settimane.

Però attenzione non è tutto oro quel che luccica: non sempre nei suddetti paesi la retribuzione viene garantita al 100 per cento.

Grecia e Irlanda brillano in questo contesto con ben 5 settimane di congedo totalmente retribuite.

Il congedo nel 2021 in Italia

La Legge di Bilancio 2021 ha aumentato da 7 a 10 i giorni di congedo obbligatorio per i neo-padri: i lavoratori dipendenti pertanto hanno l’obbligo, non la facoltà, di astenersi dal lavoro per 10 giorni in occasione della nascita di un figlio (inclusa adozione oppure affidamento).

A questo si aggiunge un giorno di congedo facoltativo da sfruttare in alternativa alla madre.

Non essendo una legge strutturale purtroppo andrà riconfermata o meno di anno in anno in base ai fondi disponibili.

Le giornate di astensione prevedono una retribuzione al 100% e vanno inderogabilmente godute entro i primi cinque mesi di vita del bambino.

Il padre lavoratore deve comunicare con almeno 15 giorni di preavviso al datore di lavoro in forma scritta le giornate in cui intende astenersi dal lavoro per il congedo obbligatorio.

Sarà poi il datore a comunicare all’INPS le giornate di congedo fruite dal neo papà. La retribuzione viene anticipata dal datore di lavoro in busta paga.

Altri importanti strumenti di tutela della paternità, alcuni da adoperare in modo autonomo, altri in alternativa o in modo complementare a quelli previsti per la madre sono al momento: il congedo facoltativo di paternità, i permessi per malattia del bambino, il congedo parentale (10 mesi oppure 11 se il padre si astiene dal lavoro per tre mesi consecutivi, fruibili da entrambi i genitori nei primi 12 anni di vita dei figli con retribuzione al 30 per certo), i riposi giornalieri per allattamento

Due nuove tutele per i papà

La Legge di Bilancio del 2021 ha introdotto due nuove tutele per i neo papà: il congedo facoltativo e soprattutto il congedo in caso di morte perinatale. Il congedo facoltativo equivale semplicemente ad un giorno in più che il papà può chiedere dopo i 10 obbligatori ma attenzione solo in sostituzione della madre. Questo significa che la mamma anticiperà di un giorno il rientro a lavoro. Il secondo argomento è meno felice ma va trattato ugualmente in questa sede.

Hanno obbligo di astensione retribuita dal lavoro anche i papà che hanno perso il figlio (morte perinatale appunto) nel periodo di tempo compreso tra la ventottesima settimana di gestazione e i dieci giorni di vita successivi alla nascita dell’infante (compreso il giorno stesso della nascita).

Dalla tutela restano quindi esclusi i padri i cui figli (nati, adottati o affidati) siano deceduti successivamente al decimo giorno di vita. Ci si augura ovviamente di non usufruire mai di questa tutela ma è bene che sia stata introdotta poiché rende dignità all’evento.



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