Acquaticità neonatale età giusta, vantaggi e controindicazioni
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Acquaticità neonatale: età giusta, vantaggi e controindicazioni   

Superati i primi 3 mesi di vita, di solito i genitori chiedono consiglio al pediatra per poter iscrivere il piccolo ai corsi di baby nuoto. Ovviamente non si insegna a nuotare ma a prendere confidenza con un elemento naturale. Vediamo benefici e svantaggi di questa pratica tanto in voga.

“L’acqua è la materia della vita. È matrice, madre e mezzo. Non esiste vita senza acqua” asseriva Albert Szent-Gyorgyi, scienziato ungherese scopritore della preziosa vitamina C. Il corpo di ognuno di noi considera l’acqua l’elemento naturale per eccellenza in cui si è stati 9 mesi prima della nascita. Di conseguenza l’acquaticità neonatale di cui tanto si parla negli ultimi anni è una pratica che i genitori possono assecondare sin da subito. Sovente per ragioni pratiche o per ritrosie, si preferisce aspettare alcuni mesi prima di iscrivere il neonato ad un corso di acquaticità. A proposito abbiamo cercato per voi il termine acquaticità, questa la definizione letterale: “la disposizione di un individuo a trovarsi più o meno a suo agio nell’acqua”.

In effetti è quello che accade anche durante il bagnetto, il pargolo appare disteso e rilassato, a suo agio. Gli studi in merito spiegano che il contatto con l’acqua sin da subito favorisce lo sviluppo bilaterale del cervello e nel tempo migliora l’autostima e favorisce l’indipendenza (lo si noterà in età scolare). Ovviamente andiamo con calma. Un bimbo di pochi mesi vivrà positivamente i corsi di baby nuoto e uscirà dalla vasca esausto e rilassato, ma inizialmente saranno i genitori ad entrare con lui e rimanerci per tutto il tempo. Questo rafforzerà il legame e darà al genitore una chiave per gestire l’ansia tipica dei primi mesi. Si parla di ambientamento blando tra sguazzamenti a corpo libero e brevi apnee, nulla di più. Vediamo dunque vantaggi e controindicazioni del baby swimming.

Età giusta e benefici dell’acquaticità neonatale

I primi tre benefici che ottiene il lattante dall’acquaticità neonatale sono: socializzazione in un contesto piacevole, aspetto ludico-ricreativo, semplificazione del conseguimento delle tappe neuro-motorie. L’età giusta secondo gli esperti di aggira intorno ai 3-4 mesi, una volta compiute le prime vaccinazioni obbligatorie e le visite di routine – esami diagnostici al cuore e alle anche – il bambino può fare il suo primo corso di nuoto.

Altro aspetto: prenderà dimestichezza con l’acqua ed eviterà in futuro ansia di fronte a questo elemento, infine scongiurerà il rischio di annegamento in età scolare.  Abituare il bambino all’importanza del movimento che rafforza cuore e polmoni ha la sua importanza. I semplici esercizi di cross-patterning bilaterali che utilizzano braccio sinistro alternato a gamba destra e viceversa. Nel tempo garantiranno al bambino la consapevolezza del proprio corpo e faciliteranno lo sviluppo del linguaggio.

Gli studi dietro all’acquaticità neonatale

Uno studio della Griffith University in Australia intitolato “The Early Years Swimming Project”, durato quattro anni e condotto su oltre 7000 bambini, ha rilevato che i bambini nuotatori erano più avanti nello sviluppo psicofisico rispetto ai loro coetanei non nuotatori. In maniera sorprendente si è visto che i bambini di età compresa fra i 3 e i 5 anni che praticavano nuoto erano 11 mesi in anticipo rispetto agli altri. Per quanto riguarda le abilità verbali, sei mesi in avanti in quelle matematiche e due mesi nell’alfabetizzazione. Non solo, anche 17 mesi avanti nelle capacità mnemoniche e 20 mesi avanti nell’orientamento.

Altro aspetto non trascurabile l’interazione con altri adulti e quindi con gli istruttori che fornisce al bimbo la capacità di lavorare in team e col tempo ne aumenta l’autostima. Si pensi ai risultati a cui è giunto uno studio tedesco. I bambini che avevano frequentato la piscina nella fascia 2 mesi – 4 anni hanno acquisito maggior amor proprio e si sono adattati meglio a nuove situazioni. Hanno mostrato più fiducia in sé stessi e più autonomia. L’acquaticità neonatale sostiene anche l’equilibrio del lattante e anticipa la fase in cui inizierà a camminare da solo, come accade in molti paesi del Nord Europa.

Controindicazioni dell’acquaticità neonatale

Se è vero che i benefici del nuoto sin dalla più tenera età, siano sicuramente superiori di gran lunga alle controindicazioni. È anche vero che queste ultime in alcuni casi non manchino. Ovviamente inutile dire che prima di iscrivere i neonati in piscina occorre recarsi dal pediatra per approfondire con lui l’argomento e sarà proprio quest’ultimo a redigere un certificato di idoneità a sport non agonistici.

Tra i rischi va posta molto attenzione da parte del genitore alle otiti che però si prevengono semplicemente asciugando con estrema cura il cono interno delle orecchie. Onde evitare che un eventuale ristagno crei la proliferazione di microrganismi. Altra controindicazione nei lattanti potrà essere legata all’orario dei corsi in piscina. È opportuno trovare un orario che permetta al bambino di entrare in acqua sereno quando non ha fame, né sonno. In modo che lui non colleghi sensazioni negative con l’acqua.

Altre precauzioni

Al primo accenno di fastidio è bene interrompere l’attività. I raffreddori nei bimbi piccoli sono sempre dietro l’angolo, la piscina può provocare raffreddamento? Per gli esperti no. L’ambiente umido favorisce l’idratazione delle vie aeree e agevola la respirazione anche in caso di raffreddore o tosse leggera. Per evitare di prendere freddo all’uscita dalla piscina è bene avere due accappatoi, uno con cui asciugare il bambino all’uscita dalla piscina e un secondo da usare subito dopo la doccia. Se il bambino soffre di dermatite atopica meglio evitare per un po’ la piscina aspettando la guarigione. Per quanti frequentano la piscina fino a due volte la settimana il problema del cloro in acqua dovrebbe risultare impercettibile, per chi esagera invece vi sono dei rischi di cui si parla ampiamente sul sito un pediatra per amico.

L’equipe del professor Baraldi del Dipartimento di Pediatria dell’Università di Padova dopo studi approfonditi ha associato l’esposizione dei lattanti al cloro con il rischio di sviluppare l’asma. Le vie aeree dei bambini sono più delicate e quindi più esposte rispetto agli adulti. Sotto accusa per gli esperti dunque non il cloro in sé ma la sua reazione chimica combinata con alcuni reagenti presenti nelle acque tiepide delle piscine come urina, saliva, sudore, creme idratanti, cosmetici.

Di qui le frequenti irritazioni di occhi e mucose che colpiscono tutti gli amanti delle piscine, non solo i neonati. Il professor Baraldi va controcorrente e suggerisce di aspettare almeno i due anni prima di portare i piccoli a lezioni di baby nuoto. Nel caso in cui non si voglia aspettare così a lungo il consiglio del professore è quello di valutare centri sportivi alla tedesca in cui la concentrazione di cloro sia bassissima e si rispettino standard igienici altissimi.



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