5 alternative per evitare di urlare con i figli

5 alternative per evitare di urlare con i figli

A volte urlare con i propri figli sembra la soluzione più comoda per farsi ascoltare ma gli esperti ritengono sia inutile dal punto di vista educativo. Vediamo le alternative possibili.

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30/10/2021

Noi genitori lo sappiamo bene, pur amando infinitamente i nostri figli, freniamo il loro entusiasmo eccessivo e i loro capricci, con delle urla. In realtà gli esperti suggeriscono che le urla (seppur liberatorie) non servono, non catturano l’attenzione del bambino e non instaurano una comunicazione vera e propria con lui.

Il bambino si chiude in sé stesso e a sua volta assume un comportamento aggressivo che sfoga con il genitore e successivamente con i suoi simili.

Purtroppo il tran tran della vita quotidiana comporta una grande carica di stress che a volte sfoghiamo sui soggetti più vulnerabili. I figli diventano così un bersaglio semplice contro cui scagliare la rabbia. La psicologa Laura Markham della Colombia University nel libro “Peaceful parent, happy kids: how to stop yelling and start connecting” spiega come mantenere la calma allevando figli sereni, smettendo di urlare e iniziando una vera connessione con i propri pargoli.


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Certo genitori perfetti non esistono, però si può imparare dai propri errori e seguire qualche semplice regola, lavorando con pazienza su sé stessi.

Le urla danneggiano il cervello dei bambini

Presi da ritmi frenetici e incombenze quotidiane ci dimentichiamo che i nostri figli sono solo bambini che reclamano attenzioni. Dovremmo fare un notevole esercizio su noi stessi ricordando quando bambini lo eravamo noi e le urla esasperate di mamma e papà creavano un corto circuito da cui era difficile uscire.

La mente di un bambino che riceve parole dure di rimprovero non è in modalità apprendimento. Le urla modificano sfavorevolmente il cervello dei bambini poiché l’ormone dello stress genera atteggiamenti negativi che gli trasmettono voglia di lottare, fuggire oppure paralizzarsi (3 atteggiamenti comuni nella pratica della caccia in cui l’animale non si sente al sicuro e si pone sulla difensiva). Contrariamente le parole ferme e pacate dell’adulto trasmettono al bambino benessere e fiducia, stimolando il suo cervello a produrre ossitocina, ossia l’ormone della serenità.

5 step per disinnescare le emozioni negative

Volente o nolente siamo una generazione di genitori “urlatori”. Gli studi parlano chiaro, le punizioni corporali negli anni si sono ridotte a favore di urla e sfuriate che certo non giovano ai bambini e creano senso di colpa nel genitore. Per evitare di urlare con i propri figli anche quando sono particolarmente vivaci e disobbedienti possiamo mettere in pratica delle misure alternative onde evitare che il temporale che è in noi diventi uno tsunami che travolge tutto e tutti.

Ricordiamo infatti che le urla ci faranno apparire agli occhi dei nostri figli dei loro pari e non un modello fermo che detta loro una guida e un esempio da seguire. Ma veniamo alle 5 misure più una per rendere più armonica la vita familiare disinnescando la miccia dell’ira.


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Non urliamo solo perché lo facevano i nostri genitori

Se avete ereditato questo comportamento dai vostri genitori è il momento di interrompere il ciclo, perché possiamo essere migliori dei nostri genitori e sovvertire certe pratiche inutili. Facciamo almeno 5 respiri grandi e prendiamoci del tempo prima di far partire la sfuriata (ripetiamo ad esempio a mente un mantra, una canzone, una filastrocca).

Fermiamoci a capire con chi siamo arrabbiati

Spesso sfoghiamo la rabbia con i nostri figli per comodità ma in realtà quel sentimento negativo non è rivolto a loro. Fermiamoci un attimo a riflettere con chi realmente siamo infuriati, magari con il nostro compagno che non ci aiuta abbastanza in casa o con il datore di lavoro che ci ridimensiona o ci scarica addosso troppe mansioni.

Magari la frustrazione non è esterna, è solo un’insoddisfazione personale data dal fatto che non siamo abbastanza tenaci nel perseguire un obiettivo. Se le motivazioni sono estranee ai nostri figli la rabbia svanirà in un soffio e muterà in qualcosa di produttivo.

Usiamo la parola “almeno”

Una semplice parola che però apre nuovi scorci e nuovi punti di vista, facendo sbollire la rabbia. Cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno. Ad esempio se il bambino prova ad aiutarci ad apparecchiare la tavola ma in maniera maldestra fa cadere a terra il pane o la caraffa dell’acqua.

Prima di far partire la rabbia nella nostra mente potremmo ripeterci: “Ha combinato un disastro ma almeno ci ha provato… almeno il pane lo recuperiamo…almeno è apprezzabile la buona volontà!”.

Comprendiamo l’altrui temperamento

Ogni bambino è un mondo a sé con il suo temperamento. Spesso gestire bambini oppositivi e ostinati non è impresa semplice. Per entrare in empatia con il proprio figlio occorre comprendere l’incastro tra il proprio temperamento e quello del proprio bambino. Molti bimbi ad esempio combinano guai e fanno danni solo per attirare l’attenzione. Passiamo del tempo di qualità con i nostri figli spegnendo tv e tablet. Apprezziamoli e facciamo loro complimenti nei momenti sereni e produttivi.

Teniamo un diario per monitorare le urla

Per comprendere meglio noi stessi e i meccanismi di difesa che mettiamo in pratica sotto pressione è utile tenere un diario o semplicemente un quaderno dove segnare le litigate avute con i nostri bambini. Rileggersi sarà motivo di crescita per limare aspetti spigolosi nel temperamento.

Preveniamo il capriccio

Se conosciamo bene i nostri pargoli sappiamo anche quali sono le situazioni in cui tirano la corda con eccessive pretese. Un esempio su tutti il supermercato dove i bambini sollecitati da prodotti colorati e accattivanti vorrebbero che acquistassimo dolciumi e patatine in quantità.  A questo punto in una famiglia dove le regole sono poche, chiare e semplice il genitore deve ricordare al figlio già prima che sorga il capriccio che nel supermercato potrà scegliere solo un alimento e nulla più.

Il genitore deve avere ben chiari i principi e le regole che vuole far rispettare a suo figlio e avere il comportamento di una guida sicura e rassicurante. L’educazione sarà in tal modo un percorso di crescita e non una misura improvvisata. Di fronte a un atteggiamento di certezza profonda, il bambino sente che l’adulto è competente e si lascia condurre, interrompendo il suo capriccio.

Il libro consigliato

Nel 2014 il pedagogista e accademico Daniele Novara ha pubblicato “Urlare non serve a nulla” (edizioni BUR). Secondo Novara alla base delle urla dei genitori moderni vi è la mancanza di un progetto educativo chiaro. Abbandonato il sistema educativo patriarcale rigido, i genitori si son trovati senza un vero modello da seguire e lo hanno sostituito con l’accudimento servile.

Il genitore troppo accondiscendente ed emotivo, a volte non ne può più, si sente frustrato e finisce per perdere il controllo sull’orlo di una crisi di nervi (“Perché faccio così tanto per lui/lei ma non mi ascolta e si comporta male?”). In una famiglia equilibrata occorrono regole certe e non imposizioni in stile comando.

Ad esempio è inutile dire al bambino “resta seduto a tavola…” più valido “sai che si sta tutti insieme a tavola finché non si finisce la cena” (regola impersonale). Ovviamente alla regola non rispettata segue una punizione correttiva. Per smontare la rabbia sarà utile il cestino della rabbia dove il bambino butterà i suoi disegni accartocciati ogni volta che perderà il controllo.

Rosa Marino
  • Scrittore e Blogger