A cura di Dott. Amedeo Malfetti osteopata
La sciatalgia (o più comunemente sciatica) è l’irritazione del nervo sciatico che provoca dolore che si irradia all’arto inferiore, solitamente origina dal gluteo, scende nell’area posteriore della coscia/gamba e può raggiungere il piede.
Nella maggior parte dei casi la sintomatologia interessa un solo lato del corpo e può essere caratterizzata da sensazione di bruciore, intorpidimento, formicolio, scossa elettrica con possibile associazione di riduzione/mancanza di sensibilità e di forza.
Solitamente la cause più comuni della sciatalgia sono:
La diagnosi della sciatalgia viene effettuata dallo specialista fisiatra. In base al parere del medico verranno poi consigliati esami strumentali, quali: Rx (radiografia), Rmn (risonanza magnetica), tac ed elettromiografia.
La letteratura scientifica consiglia di effettuare esami strumentali nel caso in cui i pazienti abbiano sintomi intensi e persistenti dopo 6-8 settimane di trattamento conservativo, così da valutare la presenza di un’ernia discale che comprime la radice spinale.
In generale, l’andamento clinico della sciatalgia risulta favorevole. La maggior parte del dolore e delle disabilità ad essa associate tendono a ridursi nell’arco di qualche settimana, il 60% dei pazienti si liberano della sintomatologia in 3 mesi e il 70% entro 12 mesi.
Nella comunità scientifica c’è consenso nel ritenere opportuno un trattamento di tipo conservativo nelle prime 6-8 settimane, questo a causa dell’andamento favorevole della sciatica.
Non è consigliabile il riposo a letto se non in caso di dolore totalmente invalidante nella fase acuta, infatti il riposo sembra avere effetti deleteri.
Utilizzo di farmaci su consiglio medico.
Stretching, terapia manuale (osteopatia, chiropratica) e trattamenti riabilitativi (fisioterapia) efficaci in presenza di una sindrome del piriforme o successivamente alla fase acuta in caso di sciatalgia data da problematiche discali.
L’operazione chirurgica viene utilizzata nei casi che non rispondono al trattamento conservativo e in presenza di gravi sintomi neurologici, su indicazione del neurochirurgo.
Bibliografia
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Profilo Linkedin: Amedeo Malfetti
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