Virus Zika: acclarato negli USA il primo caso di trasmissione da “emoderivati”

In Texas acclarato il primo caso di Zika non trasmesso dalla puntura della zanzara. Facciamo chiarezza sulla malattia che sta allarmando l'Organizzazione Mondiale della Sanità e sulle modalità di contagio.

Fino ad ora se ne è parlato, almeno dalle nostre parti, come qualcosa di “lontano” e quasi esotico, come una di quelle strane malattie che si possono contrarre nella giungla in un romanzo di Salgari. Ma la notizia che ora arriva dal Texas e che conferma quello che già gli scienziati avevano evidenziato come potenziale pericolo globale, rischia di cambiare notevolmente le carte in tavola ponendo di fronte a tutti una possibile pandemia. E non a caso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha elevato il livello di allerta da “emergenza locale” e “internazionale”. Ma cos’è il virus Zika?

Prima di tutto occorre dire che il Virus Zika o ZIKV non è certo una novità nel campo dell’epidemiologia umana: fu infatti isolato per la prima volta già nel 1943, individuato in un primate che “abitava” nella foresta di Zika, da cui il nome dato al virus, in Uganda, mentre negli esseri umani fu riscontrato per la prima volta nel 1968, in Kenya. La via primaria di contagio è la trasmissione attraverso la puntura di insetti del genere aedes, ovvero una famiglia di zanzare cui appartiene anche la zanzara tigre e che sono assai diffuse soprattutto nelle aree equatoriali.

Fuori dall’Africa

Fino al 2007 non vi sono state epidemie conosciute al di fuori del continente africano: in quell’anno se ne registrò una nell’isola di Yap, in Micronesia e già da quel momento, avendo trovato residui virali nel liquido seminale di persone infette, si era ipotizzata la possibilità di una trasmissione anche per via sessuale, trasfusionale o in gravidanza fra madre e bambino. Tale ipotesi non aveva però avuto, fino ad oggi, casi concreti.

La diffusione negli ultimi anni è stata assai più veloce, tanto che a fine 2015 la febbre Zika è stata riscontrata in 15 paesi extra-africani: una lista che, oltre che in Oceania, vede coinvolto anche il Sudamerica con Brasile, Venezuela, Colombia, Messico e Paraguay. Nel gennaio del 2016 sono segnalati i primi casi in Argentina e in Europa.

Ora il Texas: il Dallas County Health and Human Services Department ha reso noto di avere acclarato il primo caso americano di Zika in un paziente che ha contratto il virus per via sessuale dopo un rapporto con una persona tornata da un viaggio in Sudamerica. La prima evidenza che conferma i timori emersi dopo i casi del 2007 in Micronesia. E, naturalmente, tale conferma innalza il livello di allarme.

Zika e la gravidanza

Pur essendo conosciuta da tempo, la Zika non ha mai sollevato un grande interesse per la ricerca di un vaccino. Il motivo è molto semplice: nel 25% dei casi l’infezione è asintomatica e nella stragrande maggioranza dei casi provoca lievi disturbi come esantemia, dolori alla testa o congiuntivite. Solo raramente porta complicanze e in nessun caso è mortale. Quello che ha fatto alzare il livello di guardia della vicenda è la correlazione che si è riscontrata in Brasile fra il diffondersi della malattia e l’aumento di nascite di bambini gravemente malformati, in particolare microcefali.

Un’incidenza di casi che, rispetto alla norma, è molto più alta e che in una ventina di occorrenze accertate è stata messa in correlazione con l’infezione della temibile zanzara, contratta dalla madre subito prima o durante la gravidanza. Va precisato che tale correlazione è di recente ipotesi e, benchè scientificamente probabile, non è ancora suffragata da certezze incontrovertibili. Cosa che, naturalmente, non fa venire meno la necessità di prudenza e di attenzione.

 

Photo Credit: US Department of Agriculture


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