Risale ormai a qualche anno fa, ma non smette di stupire ogni volta che ne vengono tirati fuori i risultati. Si tratta di uno studio datato 2010 è messo a punto dal dipartimento di immunologia e microbiologia dell’Università di New York. L’assunto da cui parte e la domanda a cui vuole rispondere è piuttosto semplice: qual è il livello di pulizia dei vestiti nuovi che troviamo comunemente nei negozi di abbigliamento? Rispondere che “vestito nuovo” è sinonimo di “vestito pulito” sembrerebbe una reazione scontata, ed in vece i risultati della ricerca sono stati in questo senso più che sorprendenti. I ricercatori hanno scelto 14 capi di abbigliamento e li hanno acquistati in tre grandi e popolari catene di rivendita americane che hanno commissionato l’indagine per verificare la qualità dei loro prodotti. Quello che è venuto a galla – è proprio il caso di dirlo – è una realtà assolutamente sorprendente e che porta ad un’unica e inevitabile conclusione: prima di indossare qualunque capo acquistato è fondamentale lavarlo a fondo per evitare problemi inattesi.
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Lievito, germi presenti nelle feci umane, cellule inguinali e batteri di ogni ordine e specie. Non stiamo passando in rassegna la poco allettante analisi chimica di una discarica, ma quello che i biologi newyorkesi, con loro somma sorpresa, hanno trovato analizzando i capi di abbigliamento oggetto della loro ricerca. La sintesi dei risultati è stata efficacemente riassunta dal responsabile del dipartimento scientifico, il professor Philip Tierno e suona più o meno così: infilarsi una camicia nuova equivale a mettersi addosso qualcosa che è già stato indossato da una ventina di persone. Quindi, l’associazione mentale per cui un capo nuovo viene automaticamente giudicato come pulito si rivela assolutamente infondata e, anzi, addirittura pericolosa: è vero infatti, come ricorda lo stesso studio, che molto difficilmente i disturbi e le infezioni che si possono contrarre sono particolarmente gravi, ma ciò non toglie che la possibilità di infettarsi con funghi, batteri o virus non è da escludere e deve essere tenuta in considerazione scegliendo così di lavare i capi prima di indossarli.
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Il motivo di questa inattesa carenza di igiene difficilmente risiede nella negligenza delle case produttrici o dei distributori, ma semplicemente nella pratica – invero inevitabile in un negozio di abbigliamento – per la quale si indossa il capo prima di deciderne l’acquisto, cosa che mediamente fa transitare il paio di pantaloni, la giacca o la camicia in questione da numerosi indossatori “transitori”. In questo senso, è evidente che alcuni tipi di vestiti sono più a rischio di altri, anche perché entrano in contatto con parti del corpo per definizione meno pulite e più delicate dal punti di vista della “ricezione” di batteri. Ma alcuni dei risultati emersi dalla ricerca restano comunque sorprendenti: che germi fecali, cellule vaginali e lievito si riscontrino su una camicetta di seta è cosa a dir poco angosciante: quante e che genere di donne avranno provato quella camicetta prima che finisse nel basket dell’ultimo, ignaro, compratore? Insomma, se non si vuole correre rischi e non avere sorprese la via è solo quella di mettere i capi nuovi in lavatrice e sottoporli ad un bel ciclo di lavaggio decontaminante. E lasciarsi andare serenamente allo shopping.
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