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“This Time”: come salvare tre vite con una canzone

Lui si chiama John Elefante, ha 55 anni e di professione si occupa di musica. In Italia il suo nome non gode di grande notorietà, ma negli Stati Uniti si è costruito ormai una carriera quasi trentennale da cantante, musicista e song-writer grazie alla quale ha ottenuto diversi successi, un Grammy Award e collaborazioni con grandi artisti, da Bono a Pat Boone. Con suo fratello Dino ha costruito passo passo una casa di produzione diventata una delle più importanti d’America. Ma questa non è altro che la storia del successo di un italo-americano che si è fatto da sé.

Quello che invece gli è capitato di recente è decisamente meno “ordinario”. Qualche mese fa John ha pensato di scrivere una nuova canzone dedicata a sua moglie e si è lasciato ispirare dalla frase che più di ogni altra lei è solita ripetere: “non potrei pensare alla vita senza mia figlia Sami”. È nata così “This Time”, una canzone diversa perché racconta la storia vera di Sami, adottata dalla famiglia Elefante e che stava per essere abortita dalla sua madre naturale. Che però all’ultimo minuto, come nei migliori film drammatici, ha cambiato idea …

Se può salvarne uno solo…

John Elefante è un attivo membro delle associazioni pro-life americane e questo non da poco tempo. Ma difficile è pensare che immaginasse cosa avrebbe mosso nei cuori quella canzona nata come tributo di amore alla sua famiglia. Il suo video su Youtube ha sfondato le 400.000 visite in meno di due settimane: la sua struggente canzone racconta la storia di una ragazza di 19 anni che sta aspettando sulla tavola operatoria di abortire una bambina inattesa. Si addormenta e sogna. Sogna la figlia che spegne le candeline del suo terzo compleanno e, di fronte a questa evidenza, vacilla, si confonde, vuole scappare e, nonostante l’infermiera che le dice “dobbiamo procedere”, riesce a telefonare alla madre: “Ho cambiato idea”. E decide di far nascere la figlia.

È la storia vera della madre naturale di Sami, che ha scelto di percorrere la via dell’adozione per la figlia, piuttosto che quella del bisturi. John, per sua stessa ammissione, non aveva pensato né di scrivere una storia pro-life né di parlare di adozione, ma solo di raccontare la sua storia e quella di sua figlia. Ma alla fine lui, cattolico, forse ha capito: “Signore, se questa canzone può salvare un bambino, solo uno, uno solo, sarebbe fantastico, perché so che mi hai dato questa canzone per un motivo, mi avete dato questa esperienza per un motivo”.


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…e invece, ad oggi, ne ha salvati tre

Quello che è successo dopo, forse non era immaginabile: più dei contatti su Youtube, più delle migliaia di post su Facebook e di e-mail che in due settimane hanno raggiunto John raccontando di storie simili. Sono infatti almeno tre le testimonianze dirette ed accertate che gli sono arrivate di aborti evitati con la sua canzone: una detenuta che ha cambiato idea dopo aver casualmente visto il video con la guarda carceraria, donna, che la accompagnava nel furgone blindato ad una visita propedeutica all’aborto; una quindicenne cui il video è stato inviato da una zia e che ha “cambiato idea”, come la madre naturale di Sami, ed una ragazza di 20 anni che lo ha contattato personalmente chiedendo aiuto e per la quale John ha organizzato anche una raccolta di fondi. Insomma, la testimonianza, se ancora ce n’era bisogno, che il bene è contagioso. E che le vie del Signore sono veramente infinite. “Vedere cosa sta succedendo è incredibile anche per me”. Come non dare ragione a John?

Anna Invernizzi

Classe 1972, cinque figli e una vita intensa. Laureata in Economia, impiegata, scrivo per passione su tutto quello che mi interessa. In particolare creo contenuti a tema cucina e lifestyle.

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Anna Invernizzi

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