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La Storia di Hachiko: l’amore di un cane per il proprio padrone

Statua di Hachiko Credits: Luca Mascaro
Credits: Wikicommons
Primo piano della statua di Hachiko Credits: Tokyo Times
Una rappresentazione artistica di Hachiko Credits: Orest Shvadchak
Il cane Hachiko che aspetta il proprio padrone Credits: Rakesh Rocky

Il mio eroe è Hachiko, un cane. Lo chiamavano Hachi, il cane del mistero, perché nessuno sapeva da dove venisse, e qui comincia la sua storia… quando mi raccontano di Hachi io sento di conoscerlo, Hachi mi ha insegnato cos’è la fedeltà ecco perché Hachi sarà sempre il mio eroe…

La storia di Hachiko e Hidesaburo Ueno

Era il 10 novembre 1923 quando Hachikō venne al mondo in una fattoria di Odate (Prefettura di Akita). Un piccolo esemplare maschio di Akita Inu bianco, un cucciolo come tantissimi altri, da amare, coccolare, da adottare. Eppure un cucciolo che avrebbe dimostrato al mondo intero quanto l’amore fra un cane e il suo padrone possa essere forte, indissolubile, immune anche alla morte.

Due mesi dopo quel 10 novembre, alla fattoria sopraggiunse Hidesaburō Ueno, un professore del dipartimento agricolo dell’Università Imperiale di Tokyo. Anche lui un uomo come tanti altri; un uomo che ben presto avrebbe conosciuto il vero amore, quello per il proprio cane.

Hachikō fu condotto nella sua nuova casa, a Shibuya, dove ogni mattina il professore, pendolare per via del suo lavoro, si recava presso la stazione locale per raggiungere l’Università e dove, ogni sera, rientrava puntualmente a casa dal suo fedele amico.
Hachikō si abituò subito agli orari di Hidesaburō Ueno e ben presto, ogni mattina, guidato dal suo amore incondizionato per chi gli aveva regalato una famiglia, iniziò ad accompagnare il suo padrone al binario della stazione. Ogni pomeriggio, come un orologio, alle tre precise si recava nuovamente là, su quella banchina, per accoglierlo e percorrere insieme la strada verso casa.

Una vita, quella di Hidesaburō Ueno e Hachikō, fatta di amore e fedeltà l’uno nei confronti dell’altro. Un legame così forte e naturale che in pochi riescono e descriverlo, ma che in molti vivono ogni giorno con il proprio amico a quattro zampe.

Dieci anni di attesa, anche dopo la morte del padrone

La vita di questi due singolari personaggi cambiò improvvisamente il 21 maggio del 1925.
Il professor Ueno, durante il suo consueto orario di lavoro fu colto da infarto e non poté più fare ritorno a quel binario dove Hachikō lo attese, ma non lo vide mai più ritornare.
Il legame di quell’amore però non si spezzò e Hachikō ritornò giorno dopo giorno alla stazione nell’attesa che Ueno facesse ritorno e si recasse insieme a lui, lungo la solita strada, alla casa in cui avevano vissuto.

Il genere umano, si sa, spesso non nota le piccole cose, neanche quando queste brillano di luce propria. Ecco perché per diverso tempo nessuno fece caso al cane appostato ogni giorno in quella stazione. Con il tempo però la lealtà di Hachikō attirò l’attenzione del capostazione e dei tanti pendolari che, commossi da un amore così indelebile, iniziarono a prendersene cura e a condividere con il resto del Giappone la commovente storia di un cane fedele e del suo padrone ormai perduto. In molti giunsero a Shibuya per accarezzare, ammirare e rendere omaggio a un così forte esempio di amore e lealtà; in molti si resero conto che un episodio così singolare non avrebbe mai potuto prendere vita fra due individui comuni del genere umano.

Un legame eterno

E così, nonostante il passare degli anni e la vecchiaia incalzante, Hachikō continuò imperterrito a recarsi ogni giorno in quella piccola stazione e ad attendere il suo padrone.
Nel 1934, lo scultore Teru Ando,realizzò una statua in bronzo raffigurante le sembianze del cane. La statua fu posta proprio nella stazione di Shibuya in un solenne giorno e in presenza del cane stesso. Un’altra venne eretta a Odate, vicino a quella semplice fattoria dove Hachikō era nato molti anni prima, e anche in questo caso, il fedele animale presenziò all’inaugurazione dell’opera d’arte.

All’età di undici anni, e dopo aver atteso con speranza il ritorno del padrone per ben dieci anni, l’8 marzo 1935 Hachikō si spense lungo quella strada che ogni giorno avrebbe continuato a percorrere se il tempo non fosse stato così avaro. La sua morte commosse l’intera comunità nipponica e la notizia rimbalzò sulle prima pagine di tutti i giornali, mentre lo Stato, per commemorare il ripetuto gesto di amore e fedeltà di quella creatura, dichiarò un giorno di lutto nazionale.

Trascorsero gli anni e con essi sopraggiunse la Seconda Guerra Mondiale. Il Giappone, necessitando di grandi quantità di metallo per la costruzione delle armi, fece ricorso anche a quello utilizzato per dare vita alla statua di Hachikō. Ma quell’amore che non aveva conosciuto barriere, né in vita né durante la morte, si rivelò nuovamente degno di considerazione e rispetto e così, alla fine del conflitto (nel 1948), al figlio di Teru Ando, Takeshi fu commissionata una nuova statua raffigurante il cane.

Questa non è la semplice storia di un cane e del suo padrone. Questa non è una storia nata solo per commuovere.
Questo è l’esempio di quanto l’amore fra un uomo e il suo cane possa essere puro, genuino e forte. Ancor più della morte.

Elena Cecilia Maranca

Editor e copywriter specializzata nel campo dell'editoria. Su magazine digitali scrivo per passione su argomenti che spaziano dal lifestyle a matrimonio a news dedicate al mondo degli eventi.

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Elena Cecilia Maranca

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