Peggy Guggenheim - Art addict
[dup_immagine align=”alignright” id=”196772″]Dopo aver raccontato nel suo esordio alla regia “Diana Vreeland, l’imperatrice della moda”, Lisa Immordino Vreeland dedica il suo nuovo film – presentato in anteprima ai festival di Telluride e Tribeca – a un’altra grande protagonista del Novecento: Peggy Guggenheim (1898-1979).
Figura cardine nella storia dell’arte del XX secolo, appassionata collezionista, Peggy Guggenheim è una delle più grandi mecenati mai esistite, svolgendo un ruolo determinante nella storia dell’arte del Novecento. Era solita dire che era suo dovere proteggere l’arte del suo tempo; i quadri erano diventati la cosa più importante della sua vita e non avrebbe mai potuto pensare di vivere senza.
Grazie a un accesso senza precedenti ai materiali d’archivio, e in particolare alle registrazioni di una lunga intervista rilasciata poco prima della morte e finora considerata perduta, il documentario Lisa Immordino Vreeland offre – anche attraverso la vera voce di Peggy Guggenheim – il ritratto di una figura sempre in anticipo sui tempi, stravagante e anticonformista. Senza dubbio eccentrica, Peggy tuttavia ha rappresentato un modello di emancipazione femminile, comportandosi esattamente come avrebbe fatto un uomo (quindi in maniera scandalosa per l’epoca).
[dup_immagine align=”alignleft” id=”196773″]Sullo sfondo dei più importanti avvenimenti del XX secolo – dal naufragio del Titanic, in cui perse la vita il padre, alla Seconda Guerra Mondiale – Peggy Guggenheim ha segnato un’intera epoca, diventando un punto di riferimento dell’arte moderna e intrecciando la sua esistenza con quella di artisti e intellettuali. Aiutò molti di loro a fuggire dall’Europa – lei stessa rischiò di finire in un lager – e mise insieme la sua incredibile collezione per una somma ridicola – è stata stimata attorno ai 40.000 dollari – ma che oggi vale miliardi.
Per sua stessa ammissione, la sua fu una vita folle, fatta di arte e amore. Senza di lei, geni come Samuel Beckett, Max Ernst, Jackson Pollock, Alexander Calder, Marcel Duchamp, Joan Mirò, Alberto Giacometti, Constantin Brancusi, Piet Mondrian, Salvador Dalì e tanti altri, forse, non sarebbero stati riconosciuti.
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