Pattinaggio in linea: storia, evoluzione e competizioni

I più antichi e contemporaneamente i più moderni fra i pattini “da strada”: i roller sono ormai popolarissimi fra gli appassionati. Ecco la loro storia…

Rollerblade

Dopo il boom dal dopoguerra fino agli anni ‘80, l’utilizzo “urbano” dei pattini a rotelle e la loro popolarità anche fra le giovani generazioni ha conosciuto una certa flessione. Ma sulla scena, proprio in quel periodo, comparvero dei nuovi attrezzi capaci di rinverdire i “fasti” di qualche decennio prima e di ridare al roller skating una nuova, immensa popolarità. Avrete capito che parliamo dei pattini in linea o roller, come comunemente vengono chiamati: senza dubbio i più diffusi, popolari ed utilizzati pattini di questi anni, divenuti in qualche modo un vero e proprio “fenomeno” sociale ancor prima che uno sport o un semplice passatempo. Non è raro vedere persone che li utilizzano normalmente per i propri spostamenti, specialmente urbani, trovare gruppi di ragazzi che improvvisano “skate session” nei parchi o bambini anche piccoli che si cimentano con la tutto sommato “semplice” – almeno per i propri rudimenti – arte del pattinaggio in linea. La popolarità dei roller ha nella maggior parte dei casi soppiantato quella dei classici quad e perfino modificato alcune regole agonistiche dando vita a nuove specialità sportive. Ma andiamo con ordine e vediamo come sono nati questi divertenti e comuni attrezzi sportivi.

Rollerblade

Breve storia delle ruote in linea

La storia dei pattini in linea si dipana lungo uno strano paradosso: dal punto di vista “moderno”, infatti, quella della sistemazione delle ruote in linea rispetto al loro tradizionale posizionamento “quad” costituisce l’ultima evoluzione tecnica del pattino a rotelle ed ha una storia precisa legata ad una azienda, la Rollerbalde Inc., che ne ha brevettato l’invenzione finendo pure per dargli il nome. In realtà, però, quella dei roller “contemporanei” non è una vera innovazione, ma bensì una ri-scoperta di quello che era lo schema costruttivo dei primissimi pattini a rotelle, fin dai loro albori a metà del 1700. Infatti, l’idea di portare su “terra” – ovvero su superfici dure non gelate – la possibilità di pattinare, fu mutuata dalla ormai consolidata pratica sul ghiaccio che permetteva nelle condizioni rigide che erano di contesto in molti paese del nord, spostamenti rapidi, comodi e veloci.

Una evoluzione in una session aggressive
Una evoluzione in una session aggressive
E’ quasi ovvio, quindi, che i primissimi pattini a rotelle cercassero di “emulare” la lama che, seppur ancora rudimentale, caratterizzava i “cugini” da ghiaccio e che quindi le prime ruote, costruite di semplice metallo, fossero effettivamente “in linea”. Fu questo, quindi, il modo con cui fu concepito il primo pattino di cui si conosca l’esistenza, quello del londinese John Joseph Merlin che lo costruì nel 1760 ed anche il primo pattino brevettato che comparve in Francia nel 1818. Ovviamente la maneggevolezza e praticità di quegli antelucani roller era ben lontana da quella attuale: anzi, era possibile spostarsi solo in linnea retta e fare curve ad ampio raggio solo con enormi difficoltà. Per questo la soluzione “in linea” fu soppiantata decisamente dalla comparsa sulla scena dei primi pattini “quad” che, per la tecnica del tempo, erano decisamente migliori sia dal punto di vista costruttivo che dell’utilizzo. I “roller” finirono così per oltre un secolo nel dimenticatoio. E passiamo, così, alla seconda puntata della loro storia. Minnesota, 1979: nello stato americano, uno degli sport più praticati è l’hockey su ghiaccio e così i fratelli Scott e Brennan Olson pensarono di “recuperare” la vecchia idea del pattino in linea, reso adesso possibile dai nuovi materiali e dalle nuove scoperte tecniche, con lo scopo di permettere ai giocatori di hockey di allenarsi anche nei mesi estivi. Fu un vero e proprio boom: i due fratelli fondarono la loro azienda, la Rollerblade Inc, e cominciarono presto la distribuzione al grande pubblico americano e poi, a partire dalla metà degli anni ’80, anche europeo. Numerose le innovazioni introdotte dall’inventiva degli Olson: dalla scarpetta ventilata alla chiusura a leva, dal pattino in configurazione aggressive alla frenata ABT, fino all’ultima attuale frontiera: l’introduzione di un nuovo telaio che si può applicare alla scarpetta “stile ghiaccio” che permette di condurre i pattini in modo praticamente identico a quanto avviene sulla superficie gelata, consentendo così le medesime evoluzioni. Una ulteriore spinta che sta contribuendo al sempre crescente movimento sportivo legato al pattino in linea.

Una gara di freestyle
Una gara di freestyle "high jump"

Il pattinaggio in-line: discipline e specialità

Il fenomeno-rollerblade ha generato inevitabilmente un vivace e continuo fiorire di specialità, discipline e competizioni. Il primo in ordine di tempo a svilupparsi fu il pattinaggio di velocità, praticato estensivamente sia in pista che in strada dove, sul modello di quanto accade nell’atletica, sono previste diverse gare che si differenziano per la distanza, la formula (in linea o a cronometro) e la modalità individuale o in staffetta. I pattini da corsa in linea, grazie alle straordinarie prestazioni velocistiche che assicurano, hanno completamente soppiantato i pattini quad che sono caduti in questa disciplina in totale disuso.

Freestyle roller cross
Freestyle "roller cross"
Accanto alla velocità, si sono poi sviluppate altre specialità entrate poi nella Federazione Italiana Hockey e Pattinaggio e riconosciute “ufficialmente” come sport: il primo è il pattinaggio in linea freestyle, praticato sia indoor che outdoor, e che è in pratica la versione “agonistica” del comune pattinaggio “per divertimento”. Diverse sono le gare: si va dallo speed slalom alla “speed cross”, dai diversi “Jump” al freestyke vero e proprio, fino alle gare in coppia ed in gruppo. Più “giovani” nel panorama sportivo ma in forte crescita, sono il pattinaggio di figura in-line e l’hockey in-line che si differenziano dagli omologhi “tradizionali” per particolari e regole più adatte all’attrezzo. Infine, merita una citazione particolare anche il pattinaggio aggressive, che non è un vero e proprio sport, ma una pratica sempre più diffusa fra i ragazzi ed i giovani in tema di street-roller, tipicamente in un contesto urban. Pur non essendo riconosciuto e non avendo quindi competizioni “ufficiali”, l’aggressive dà spesso vita a partecipate e spettacolari session pubbliche, favorite dal gran numero di praticanti esistenti anche in Italia e dalla diffusione sempre più intensa degli skatepark pubblici attrezzati.

 

Photo Credit: Valeria Raccuglia, Marco Farulli, Chmee 2

Si ringrazia Alessia Aureli per la collaborazione


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