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Malala: storia della più giovane premio Nobel per la pace

A Mingora, città del Pakistan, dove le giovani donne sono state private del futuro, poiché un editto dei talebani che occupano il militarmente il Paese impedisce loro di frequentare la scuola, è stata una giovanissima a ribellarsi, denunciando questa dittatura nel suo blog.

Malala Yousfzai a soli quattordici anni ha sfidato un regime, rivendicando il diritto all’istruzione per tutte le giovani del Paese.

Le sue parole di incoraggiamento a contrastare la dittatura e l’imposizione di una legge ingiusta, rischiavano di infiammare gli animi e di diffondere una cultura rivoluzionaria scomoda.

Intimidirla è stata la soluzione del regime che, nel 2012, ha assaltato il suo scuolabus. Fu in quell’occasione che un fondamentalista la colpì gravemente alla testa perché capisse che sarebbe stata punita per sempre per le sue parole.

Ihsan, portavoce dei talebani pakistani, ha rivendicato pubblicamente la responsabilità dell’attentato, sostenendo che Malala rappresenta “gli infedeli e le oscenità” e che se sopravvissuta sarebbe stata perseguitata ancora.

La seconda vita di Malala in Europa

Malala sopravvive grazie all’estrazione chirurgica dei proiettili dalla testa e, considerate le minacce ricevute, la ragazza viene trasferita in un ospedale a Birmingham che si offrì di curarla, città che diventerà la sua nuova casa.

Il 12 luglio 2013, per il suo sedicesimo compleanno, viene invitata alla sede delle Nazioni Unite New York, dove lancia un appello pubblico all’istruzione dei bambini di tutto il mondo.

Nel mese di ottobre dello stesso anno viene insignita del Premio Sakharov per la libertà di pensiero.

Nell’ottobre del 2014 ottiene il premio Nobel per la pace a soli diciassette anni, diventandone la più giovane vincitrice al mondo “per la lotta contro la sopraffazione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’istruzione”.

Quando un gesto di coraggio è così estremo da portarti a rischiare la vita e a vivere esiliato in un altro Paese, inevitabilmente il tuo messaggio diventa più forte.

In Pakistan un’associazione di scuole private ha indetto contro di lei il “I am not Malala day”, definendo come antislamici alcuni passi del suo libro di denuncia“ Io sono Malala”.

Nel 2015 viene lanciata a livello internazionale l’iniziativa The Global Goals che vide la giovane insieme ad altri attivisti e leader mondiali impegnati a rispettare 17 obiettivi globali per combattere le ingiustizie nel mondo.

Oggi Malala continua la sua campagna di informazione e denuncia, studia all’Università di Oxford filosofia, politica ed economia.

Eleonora Tosco

Giornalista e media relations specialist con esperienza. La scrittura è una delle mie passioni e su Unadonna scrivo di lifestyle.

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Eleonora Tosco

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