Mobbing sul lavoro significato e cosa fare

Mobbing sul lavoro: significato e cosa fare

Spesso causa di disturbi quali ansia, depressione e calo della concentrazione, il mobbing non va sottovalutato e, soprattutto, va denunciato.

Il lavoro rappresenta sicuramente una parte importante della nostra vita. In parte, quindi, ci caratterizza e, spesso e volentieri, combacia con le nostre passioni che valorizzano ancor di più il servizio che diamo alla nostra società.

Oltre a ciò che facciamo, però, è importante prendere in considerazione la qualità del proprio ambiente di lavoro e quanto essa influenzi il nostro stato d’animo e di conseguenza la nostra performance lavorativa.

In molti casi la qualità risulta compromessa tanto che il lavoratore viva degli stati di forte disagio da minare il suo benessere psicofisico. È in questo caso che parliamo di mobbing.

Che cos’è il mobbing

Il termine mobbing deriva dal verbo inglese “to mob” che significa assediare, attaccare.

Lo psicologo e psichiatra svedese Heinz Leymann (1984) definisce il mobbing “un’aggressione psicologica e morale, reiterata nel tempo da parte di più aggressori, i quali agiscono nei confronti della vittima con l’intento di nuocere alla salute della stessa”.

Nei luoghi di lavoro può capitare che si manifestino litigi, fraintendimenti, omissioni di informazioni che rischiano di intaccare i rapporti tra i colleghi. Ma questo, bene o male, può essere normale nei posti di lavoro.

Come fare a capire quando siamo in presenza di mobbing? Quando parliamo di mobbing, come afferma Leymann, abbiamo a che fare con l’intenzionalità di nuocere la vittima, per un lasso di tempo lungo e costante.

Nonostante siano state individuate delle precise condizioni, che devono essere presenti per definire un fenomeno di mobbing, quest’ultimo può essere comunque difficile da individuare.

La letteratura (Guglielmi, 2015) ci riferisce che sono presenti ben tre diverse tipologie di mobbing che differiscono per intenzionalità.

Il mobbing emotivo fa riferimento a un conflitto interpersonale non ben gestito. Il mobbing predatorio fa riferimento a un conflitto esplicito e manifesto. Mentre il mobbing strategico si riferisce alle azioni vessatorie che vengono pianificate intenzionalmente dai piani alti dell’azienda con il fine dell’esclusione della vittima.

Cosa fare se si è vittima di mobbing

«Non aspettate anni nella speranza che tutto si risolva all’improvviso! La situazione potrebbe progressivamente peggiorare. Nelle aziende ci sono figure preposte alla tutela del lavoratore: RLS, RSPP, risorse umane, medico competente. Vi sono ovviamente anche figure preposte fuori dal contesto aziendale: Medico di famiglia, Sportello anti mobbing (sono presenti in molte città), ASL e Medicina del Lavoro (Dipartimento di Medicina, Centro o Servizio di Medicina del Lavoro)», dichiara Matteo Marini, psicologo del lavoro, specializzato in Psicologia per la valutazione e valorizzazione delle risorse umane e autore, tra gli altri del libro Happy Worker, Lavoro Autonomo Senza Stress. «In tutto questo suggerirei di farsi seguire da un avvocato esperto del settore. La denuncia può essere fatta alle forze dell’ordine. Se le sensazioni negative dovessero protrarsi ben oltre la fine del lavoro tossico sarà utile parlare anche con uno psicologo».

Le vittime di mobbing

«Come per le vittime del bullismo e, a mio parere, il mobbing è una forma di bullismo tra adulti, le caratteristiche di personalità e di carattere che più sono comuni nelle persone colpite sono l’introversione, uno stile di comunicazione passivo, una scarsa autostima, poca fiducia nelle proprie capacità professionali e personali, estrema sospettosità, commenta il Dott. Marco Paolemili, specialista in Psichiatria di TopDoctors.

«Esiste anche una correlazione, ci dice la letteratura internazionale, tra mobbing e disturbi depressivi. Persone che sono state vittime di bullismo o mobbing, tendono a manifestare più frequentemente depressione. Al
contempo, persone che soffrono o hanno sofferto di disturbi depressivi, possono andare più facilmente incontro a danni psichici severi per colpa del mobbing».

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I numeri del mobbing

Dati alla mano sono più le donne a essere vittime di mobbing. E questo probabilmente più per una questione di cultura che di sesso.

«In molti paesi purtroppo le donne hanno gli stessi diritti degli uomini solo sulla carta. Ciò le rende quindi più fragili delle loro controparti maschili. Nel mobbing è frequente che si punti ad aggredire i soggetti più deboli. Se poi aggiungiamo i fattori legati alla maternità e al bilanciamento famiglia-lavoro chiudiamo il cerchio», commenta il Dott. Marini.

Da uno studio condotto dall’Università degli Studi di Bari, “Aldo Moro”, emerge che in Italia sono circa 1milione e 404mila (8,9%) le donne che abbiano subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro.

Al momento dell’assunzione, ne sono state colpite più frequentemente le impiegate (37,6%) o le lavoratrici nel settore del commercio e dei servizi (30,4%).

La quota maggiore delle vittime, inoltre, lavorava o cercava lavoro nel settore delle attività professionali, scientifiche e tecniche (20%) e in quello del lavoro domestico (18,2%).

Gli effetti del mobbing

La vittima di mobbing è comunemente indicata con il termine di mobbizzato. Gli effetti negativi di queste azioni di violenza psicologica spesso possono portare a una somatizzazione della tensione nervosa.

Oltre a situazioni di stress, di ansia, di insicurezza, poca stima delle proprie capacità professionali, difficoltà nel relazionarsi con gli altri, ci sono anche delle conseguenze che intaccano la salute fisica.

Alcuni sintomi di questo malessere sono: tremori, palpitazioni, cefalea, difficoltà respiratorie, disturbi digestivi e gastrite, ansia, difficoltà di concentrazione, insonnia e attacchi di panico.

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Mobbing e lockdown

«Lavorando da casa, molte dinamiche relazionali violente, finiscono per essere mitigate o senza possibilità di essere messe in atto. Da remoto, molte caratteristiche di questi comportamenti (ma ahimè anche dei comportamenti positivi e virtuosi) si perdono. Non si offende solo con le parole, si offende con il tono di voce, con uno sguardo, con un comportamento (per esempio lanciare una pila di fogli sulla scrivania
del malcapitato). Sebbene, quindi, la condizione di isolamento che vivono le persone vittime del mobbing possa essere accentuato rimanendo in casa, l’ambiente casalingo può essere in realtà meno ostile di quello che si crea sul luogo di lavoro in queste situazioni. E’ più facile, insomma, tenere lontano i vessatori e sottrarsi alle vessazioni», conclude il Dott. Paolemili.



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