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Festività non goduta a novembre: cosa si festeggia il 4 novembre?

Ecco perché il 4 novembre è un giorno lavorativo come gli altri nonostante si celebri una festa nazionale.

Il 4 novembre è a tutti gli effetti una festività non goduta. La festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, che ricade in quella giornata, non rientra infatti tra i giorni segnati in rosso nel calendario. Non è un giorno festivo nel calendario lavorativo. Nonostante si celebri una ricorrenza prevista dal nostro ordinamento si tratta di una giornata lavorativa come le altre.

Le origini della festa

La festa ha origini storiche che risalgono al secolo scorso. Il 4 novembre è infatti l’anniversario dell’entrata in vigore del cosiddetto armistizio di Villa Giusti del 1918. Che convenzionalmente coincide in Italia con la fine della Prima Guerra Mondiale. L’accordo tra l’Impero austro-ungarico e l’Italia, firmato a Padova il 3 novembre 1918, arrivò al culmine di trattative iniziate il 29 ottobre, durante la battaglia di Vittorio Veneto. Battaglia che rappresentò l’ultimo scontro armato tra le due forze rivali nel primo conflitto mondiale.

Il 4 novembre è diventato il Giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate a partire dal 1919. E due anni dopo, nel 1921, proprio in occasione di questa giornata, venne sepolto solennemente il Milite Ignoto all’Altare della Patria a Roma, in piazza Venezia. Di fronte al monumento che celebra i caduti in guerra, si tengono ogni anno le celebrazioni del 4 novembre. Alla presenza delle massime cariche dello Stato. Questo perché si ritiene che con la vittoria nella Prima Guerra Mondiale, l’Italia abbia di fatto portato a termine il lungo processo verso l’unità nazionale iniziato con il Risorgimento, completandolo con l’annessione di Trento e Trieste.


La festa negli anni

La popolarità della giornata dell’Unità d’Italia è andata poi scemando nel tempo. Negli anni Sessanta – e in particolare con l’ascesa del movimento sessantottino – la festa dedicata alle Forze Armate è stata oggetto di contestazioni politiche. Proteste da parte dei militanti di sinistra che chiedevano il riconoscimento del diritto all’obiezione di coscienza per gli appartenenti alle forze militari. Dopo oltre cinquant’anni dalla sua istituzione, la festa fu oggetto di una legge che, in un clima proteso ad una certa austerità derivante dalla crisi economica degli anni Settanta, ne soppresse la caratteristica di giorno festivo nel calendario. Nel 1977 la riforma del calendario delle festività nazionali realizzata con la legge n° 54 del 5 marzo sancisce il 4 novembre una “festa mobile”. Ovvero una festività le cui celebrazioni si tengono nel primo giorno festivo utile successivo. In questo caso, i festeggiamenti con le iniziative di rito si tengono nella prima domenica di novembre.

Un giorno lavorativo qualunque

Per questo oggi il 4 novembre non è segnato in rosso nei nostri calendari. Non necessariamente, infatti, a tutte le giornate di festa deve corrispondere un giorno festivo del calendario lavorativo. E il 4 novembre è uno di quei giorni. Nonostante sia la Festa dell’Unità e delle Forze Armate, è comunque un giorno lavorativo al pari degli altri.

La giornata del 4 novembre è stata oggetto di molte polemiche nel dibattito politico volte a cambiare la natura non festiva di questa data. Un anno fa, ad esempio, fece molto discutere la proposta di Giorgia Meloni, leader del partito di destra Fratelli d’Italia. In un’ottica oggi definita “sovranista” propose di ripristinare la festa nazionale del 4 novembre, per celebrare l’anniversario della vittoria della Grande Guerra come momento d’orgoglio patriottico. Addirittura, sostenne di volerne fare una festa più “unificante” di altre due che ritiene invece “divisive“. “È una festa molto più unificante di altre feste che oggi sono festa nazionale, due feste più divisive“. Si riferiva al 25 aprile e al 2 giugno, rispettivamente festa della Liberazione dal nazifascismo e Festa della Repubblica. Contestualmente la Meloni si spinse anche a lanciare una campagna sui social intitolata “Non passa lo straniero”, in occasione del centenario della vittoria della Prima Guerra Mondiale. La sua proposta non ebbe il riscontro sperato, soprattutto per la contrapposizione con due feste nazionali che invece celebrano la natura democratica del nostro ordinamento.

Gli omaggi delle istituzioni

Oltre che con l’omaggio al Milite Ignoto, il 4 novembre si festeggia anche con la visita delle massime istituzioni dello Stato al Sacrario di Redipuglia. Che custodisce le salme dei 100.000 caduti italiani nel primo conflitto mondiale. E poi a Vittorio Veneto, teatro dell’ultima battaglia della guerra tra l’esercito della monarchia italiana e quello dell’impero austro-ungarico. Sempre per il cerimoniale del 4 novembre, al Palazzo del Quirinale si effettua in forma solenne il Cambio della Guardia con il Reggimento Corazzieri e la Fanfara del IV Reggimento Carabinieri a cavallo in alta uniforme. Un rito che si svolge solo durante le celebrazioni della Festa del Tricolore il 7 gennaio e quelle della Festa della Repubblica Italiana del 2 giugno. Durante la quale i giardini del Quirinale sono aperti al pubblico che può entrare a visitarli gratuitamente.

Gli omaggi dei cittadini

Pur essendo un giorno lavorativo, molti cittadini festeggiano il 4 novembre recandosi in visita alle caserme e alle unità navali aperte per l’occasione. In molte regioni e comuni d’Italia si celebra il 4 novembre con iniziative in luoghi deputati alla memoria della Prima Guerra Mondiale. Ad esempio davanti ai tanti Monumenti ai Caduti che sono presenti nelle città d’Italia, o con dimostrazioni sportive ed esercitazioni dei soldati.

Nel 2018 la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze armate ha coinciso con il centenario della conclusione della Prima Guerra Mondiale. In questa speciale occasione, dopo la tradizionale deposizione di una corona d’alloro al Milite Ignoto dell’Altare della Patria e la successiva visita ufficiale al Sacrario di Redipuglia, il presidente Sergio Mattarella ha onorato la ricorrenza volando a Trieste. Città di confine con l’Europa, patria dell’irredentismo e “metafora della complessità e delle contraddizioni del Novecento“, come l’ha definita il Capo dello Stato nel suo accorato discorso tenuto in Piazza Unità. Tra i passaggi più sentiti del suo intervento c’è stato un importante riferimento all’articolo 11 della Costituzione, con un “Viva la Pace!” a chiosare il suo intervento.



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