L’abbraccio di Flavia e Roberta

Lo sport femminile italiano regala una delle più straordinarie emozioni degli ultimi anni. Un abbraccio che entrerà nella storia.

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A volte uno sguardo ed un abbraccio valgono più di mille parole. E altre volte questo valore è talmente evidente da colpire, emozionare, commuovere chi vi assiste. Credo che questa semplice descrizione sia quella che più si addice a quanto accaduto sabato scorso sul campo centrale, intitolato al grande Arthur Ashe, del centro sportivo di Flushing Meadown, nei pressi di New York, dove due ragazze italiane stavano contribuendo scrivere una pagina leggendaria nel grande libro dello sport italiano, una pagina tutta la femminile. Anzi, a sfondare quello che era un semplice fatto di sport per diventare l’orgoglio di una intera nazione che, a dispetto della crisi, delle difficoltà, dell’immagine che si trascina dietro presso gli altri popoli, mostra tutta la propria capacità, la propria grinta e – diciamolo – il proprio talento. Roberta Vinci e Flavia Pennetta sono state protagoniste di tutto questo. E’ vero, la dura ed affascinante legge dello sport – e della vita – pretendeva una vincitrice, una che scrivesse il suo nome nell’Albo d’Oro. E quella vincitrice è stata Flavia Pennetta, ma l’emozione che ci hanno regalato le due ragazze – spiegata così bene e così intensamente da quel loro lungo abbraccio a fine partita – è probabilmente qualcosa di irripetibile.

Una storia da raccontare

Non era mai successo nulla di simile nella storia del tennis italiano e si stentano a vedere cose simili negli ultimi cento anni dell’intero nostro sport. Contro ogni pronostico e come novelle Davide contro giganteschi Golia, prima Flavia e poi Roberta hanno compiuto le imprese di battere, in semifinale, la numero uno e la numero due del mondo, ovvero le più pericolose avversarie che potevano incontrare sulla loro strada. Non sono state favorite dalla composizione del tabellone, né da situazioni contingenti o colpi di fortuna, ma si sono costruite il loro sogno passo dopo passo, goccia di sudore dopo goccia di sudore, affrontando e superando gli ostacoli più duri. Fino alla finale. Tutto questo era dentro a quell’abbraccio: una condivisione totale, la consapevolezza ognuna del merito e della fatica dell’altra, la certezza di avere rappresentato l’Italia agli occhi del mondo come nemmeno la più studiata e concertata campagna di comunicazione avrebbe potuto minimamente avvicinare.

L’oro della Puglia

Sono nate a pochi chilometri di distanza l’una dall’altra. Entrambe in Puglia. Roberta Vinci è di Taranto e si allena a Palermo. Trentadue anni, nella sua carriera ha già conquistato diversi titoli del Grande Slam ma sempre in doppio, specialità nella quale eccelle e nella quale ha stretto un fortunato e purtroppo interrotto connubio con la bolognese Sara Errani. Ma l’impresa degli US Open 2015, impreziosita dalla incredibile vittoria contro il “mostro” Serena Williams – per la stampa americana la più grande sorpresa che si sia mai vista su un campo da tennis – rimane la sua più grande prestazione. Flavia Pennetta è di Brindisi ed è diventata la seconda italiana ad avere vinto un torneo del Grande Slam, dopo quello di Parigi conquistato da Francesca Schiavone cinque anni fa. Dopo la vittoria ha pensato subito al ritiro, lei che a trentatré anni ha conquistato il suo più straordinario successo: all’orizzonte il matrimonio con Fabio Fognini e, forse, la consapevolezza di avere vissuto giorni irripetibili. Ma all’orizzonte c’è Rio, le Olimpiadi. E chissà che le idee possano cambiare…


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