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La vita, la moda, lo stile e gli “uomini normali”

La dittatura degli stilisti. Qualcuno l’ha definita così, forse esagerando o forse intendendo, volutamente, lanciare una bonaria provocazione. Eccessiva o no che sia come definizione, ci sentiamo dire che, tutto sommato, non sia poi così lontana dalla realtà come il modo forse paradossale in cui è posta farebbe credere. Che la moda sia da sempre “l’avanguardia” del gusto e dello stile e non sempre espressione del sentire quotidiano, un mondo sospeso fra la realtà e la fantasia, fra il possibile e l’impossibile è un dato assodato ed è, tutto sommato, anche il suo bello, fa parte del suo fascino e della magia che la circonda. E che essa ci proietti un po’ “oltre” è perfino stimolante e divertente. Ma, oggi, è ancora parte del “sentire comune”?

E’ un percorso che ha fatto anche l’arte, allontanatasi sempre di più dalla lettura della realtà per avvicinarsi all’astratto, all’onirico, al “liquido”. Non certo producendo qualcosa di meno interessante: anzi, spesso generando grandissimi capolavori, ma oggettivamente meno comprensibili all’uomo-di-tutti-i-giorni, riducendo così sistematicamente ed inevitabilmente il novero di chi tale messaggio può cogliere e riservando la questione agli “addetti ai lavori”. E così sta facendo anche la moda, orientatasi ad uno “stereotipo umano” – che essa stessa contribuisce a creare – sempre più di nicchia. Ora, il punto è che la cosa sta diventando dilagante non solo per le donne – per le quali la moda è da sempre una “prigione” di gioie e tormenti – ma anche per gli uomini. Ebbene, molto più prosaicamente: ma la moda maschile è ormai solo una affare per metrosexual?


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La rivincita dell’uomo normale

E’ da questa strana ed ironica domanda – pienamente figlia del nostro tempo – che parte la spassosa e divertente riflessione di Maurizio Donelli, apparsa qualche giorno fa su Corriere.it: “Dov’è finita la taglia 50?”. Una breve riflessione sui salti mortali che un uomo normale, con un fisico normale, giornate normali e vita normale deve fare per entrare nei pantaloni sempre più slim o in camicie dal taglio sempre più no-fat belly proposte dall’ormai stragrande maggioranza degli stilisti, che non lasciano speranze a chi ha un girovita un po’ sopra la perfezione.

Ora: il senso comune è cambiato e ciò è un dato di fatto di fronte al quale non saremo certo noi a recitare la parte dei “nostalgici” del “si stava meglio quando si stava peggio”. La considerazione di sé, il sentimento del bello e la percezione del plausibile, ancora prima che il semplice gusto nel vestire, sono ineluttabilmente cambiati. Però il dubbio, sollevato da Donelli, resta.

Possibile che l’immagine del maschio di oggi sia quella di un tatuato, lampadato, palestrato, dietetico, etereo, superficiale che passa le ore davanti allo specchio, si impiastriccia il viso di prodotti di bellezza, odia il calcio – o fa di mestiere il calciatore – adora lo shopping ed ha il grosso problema di quale taglio di capelli farsi per la prossima settimana (e per il tempo che dedica a tutte queste cose viene il dubbio che non abbia molto altro da fare)? Insomma, quello che con un gusto un po’ esterofilo ed un po’ masochista per l’utilizzo delle parole di cui in fondo non conosciamo nemmeno bene il significato, viene definito metrosexual? Sarà, ma lasciateci nutrire qualche dubbio. E a voi, un uomo, piace veramente così? Ai posteri, come si dice, l’ardua sentenza.


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Anna Invernizzi

Classe 1972, cinque figli e una vita intensa. Laureata in Economia, impiegata, scrivo per passione su tutto quello che mi interessa. In particolare creo contenuti a tema cucina e lifestyle.

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Anna Invernizzi

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