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Franny: vince il fascino di Richard Gere

Franny, alcune scene tratte dal film.
Franny, alcune scene tratte dal film.
Franny, alcune scene tratte dal film.
Franny, alcune scene tratte dal film.
Franny, alcune scene tratte dal film.
Franny, alcune scene tratte dal film.
Franny, alcune scene tratte dal film.
Franny, alcune scene tratte dal film.

Esce il 23 dicembre 2015 il nuovo film con Richard Gere “Franny”, scritto e diretto dal giovane regista indie Andrew Renzi.

[dup_immagine align=”alignright” id=”191491″]Franny è un ricco filantropo abituato a tiranneggiare le persone grazie al proprio fascino e alle risorse economiche illimitate. Il film di Renzi è incentrato su un personaggio insopportabile, egocentrico e viziato, che lascia trasparire bruttezza e malessere interiore da tutti i pori di un Richard Gere in ottima forma attoriale. Il personaggio è perfettamente calzato su di lui: un sessantenne appesantito che a tratti riesce ad essere smagliante come tutto il pubblico femminile si aspetta.

La trama è semplice: Franny causa scioccamente la morte di una coppia di cari amici che hanno una figlia, Olivia, interpretata dall’ex bambina prodigio Dakota Fanning, ancora diafana e lievemente inquietante. Roso dal senso di colpa, Franny si trasforma in un eccentrico eremita dedito alla morfina, alla diluizione delle sostanze più disparate in barattoli della marmellata e alla cura dei bambini dell’ospedale pediatrico da lui fondato.

Olivia, a distanza di cinque anni dall’incidente si fa nuovamente viva, sposata con Luke – il Theo James star sexy della serie Divergent – e incinta. Franny si occupa immediatamente della coppia in maniera più che invadente, per rimediare al danno fatto alla ragazza con l’uccisione dei suoi genitori (fatto che tutti sembrano ignorare). La vicenda si snoda tra cadute e umiliazioni causate dalla droga, fino alla redenzione finale, grazie alla nascita del bimbo della coppia.

La regia è piacevole, con qualche punta documentaristica che indulge sul foliage della Pennsylvania – forse un riflesso dello splendore lievemente marcescente del protagonista – sulle dimore wasp di Philadelphia e sulle bellezze della città, compreso il Philadelphia Museum of Art. Andrew Renzi ama molto il cinema italiano ed europeo ed è impossibile non ripensare a certi film psicoanalitici degli anni ’70, tutti colpa ed espiazione.

Il problema è che la storia, fermo restando l’appeal di Gere che offre una performance quasi teatrale, non arriva da nessuna parte. Andrew Renzi è stato molto coraggioso ad avventurarsi in un racconto privo di cliché ma forse un pizzico di prevedibilità hollywoodiana non avrebbe guastato la gradevolezza del film. Franny non paga per le proprie colpe, non succede nulla di tragico, non viene svelata nessun segreto trascendentale, nessun intrigo amoroso. Ad ogni istante si aspetta un colpo di scena che non arriva mai: la ragazza non è la figlia illegittima del protagonista, non c’è stato nessuno triangolo sessuale giovanile tra Franny e la coppia di amici e nemmeno un segreto inconfessabile innamoramento, non ci sono omicidi, suicidi o nefandezze che inizialmente sembrano essere suggerite. Si è portati a sospettare tutto e a doversi ricredere, con una punta di delusione.

Se lo scopo era quello di creare un fastidio nello spettatore, la regia di Renzi è perfettamente azzeccata; tuttavia, il film è tutto un gettare il sasso e nascondere la mano, senza rotture plateali, un vero scandalo o l’offesa al senso del pudore, nonostante le premesse ci siano tutte. A visione terminata, non saprete molte cose più di quelle che sapevate quando vi siete sedute davanti allo schermo, eccetto forse che Richard Gere è veramente quell’attore pieno di fascino per il quale siete andate a vedere una pellicola del genere e che riesce a portare sullo schermo un uomo per il quale continuerete a preoccuparvi, anche nei momenti in cui darà il peggio di se stesso.

Olivia Chierighini

Olivia Chierighini è una giornalista con esperienza decennale nel food e lifestyle. Ha collaborato con numerose riviste di settore e ha tenuto per anni una rubrica di cucina sul settimanale Grazia. La collezione degli articoli è diventata un libro intitolato “In cucina con i tacchi a spillo”. Ama occuparsi di cibo, cultura, società e varia antropologia. C’è chi dice sia una gran chiacchierona: lei preferisce definirsi un'ottimista. Per una dose quotidiana di humour, potete seguirla sul suo blog personale OliviaQuantoBasta.

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Olivia Chierighini

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