Asteroide a settembre 2019: la traettoria del QV89 verso la Terra

Asteroide a settembre 2019: la traiettoria del QV89 verso la Terra

Pericolo passato, dicono gli scienziati, la Terra è salva! Tutto quello che c’è da sapere sull’asteroide QV89 e soprattutto sulla sua traiettoria.

Una delusione per i catastrofisti che già si preparavano alla fine del mondo. La Terra è salva, almeno dall’impatto con l’asteroide 2006 Qv89. Le probabilità di una collisione con la Terra erano solo una su settemila (sarebbe dovuta avvenire a settembre, eventualmente) ma è bastata a scatenare discussioni e allarmismi.

Pericolo passato. Lo dicono l’Agenzia spaziale europea e l’Osservatorio europeo astrale

Il mese di settembre non è ancora concluso, mancano pochi giorni, ma secondo l’Esa, Agenzia spaziale europea, e l’Eso, l’Osservatorio europeo astrale il pericolo di uno scontro è da considerarsi del tutto passato. Stando alle rilevazioni, ai dati raccolti e alle osservazioni effettuate attraverso il Very Large Telescope (Vlt), un telescopio all’avanguardia dell’Eso, la traiettoria dell’asteroide non intercetterà la Terra.

Sono da escludere anche gli impatti futuri, nonostante Qv89 si riavvicinerà al nostro pianeta nei prossimi anni, nello specifico nel 2032, nel 2045 e nel 2062. Ma come si dice: inutile fasciarsi la testa. Sebbene Qv89 abbia dimensioni ridotte (astronomicamente parlando) il suo diametro è stato stimato dagli studiosi fra i 20 e i 50 metri, come l’altezza di un palazzo di medie dimensioni, volendo fare un paragone, ma nonostante questo un impatto avrebbe causato importanti conseguenze per il pianeta e per gli esseri umani.

Lo scorso 9 settembre Qv89 era vicinissimo a noi

I pessimisti più incalliti hanno vissuto nell’angoscia soprattutto lo scorso 9 settembre, quel giorno l’asteroide Qv89 era “vicinissimo” (si fa per dire, parliamo di 6.7 milioni di chilometri, che equivalgono a 15 volte la distanza che separa la nostra Terra dal suo satellite, la Luna) e per qualcuno questo è bastato per tenere “la fine del mondo”. Gli scienziati, già nelle prime settimane del mese, avevano smentito gli allarmisti, pur continuando a monitorare la situazione, dichiarando come le probabilità di impatto fossero davvero remote, una su sette, come abbiamo detto ovvero, in percentuale, 0,0137%.

La storia di Qv89 che ha fatto subito perdere le tracce di sé

L’interesse per l’asteroide in questione è iniziato nell’agosto 2006. Il progetto della Nasa, Catalina Sky Survey, lo aveva individuato rilevandone velocità e dimensioni, ma perdendone le tracce solo pochi giorni dopo. Di qui le conseguenti difficoltà a tracciarne una traiettoria precisa per escludere con certezza l’avvicinamento alla Terra. “Non conosciamo esattamente la traiettoria dell’oggetto – avevano dichiarato i ricercatori dall’Esa -. Ma sappiamo dove dovrebbe apparire nel cielo se fosse effettivamente in collisione con la Terra. Possiamo controllare quell’area e controllare che l’asteroide non sia lì”. Qv89 sta transitando, però, anni luce lontano dal nostro pianeta ed il pericolo è scampato. Possiamo tirare un sospiro di sollievo

Gli allarmismi legati agli asteroidi: in realtà non sono infondati

Comunque la possibilità che un asteroide colpisca il nostro pianeta non è da escludere del tutto. Anzi. Il cosmo è popolato da diverse tipologie di oggetti celesti che spesso si avvicinano alla Terra, Qv89 è solo uno fra gli ultimi casi. Fino ad ora, nella storia recente, i meteoriti sono sempre risultati troppo lontani o di dimensioni troppo esigue per preoccupare realmente, ma ci sono studi e mappature costanti da parte degli scienziati delle agenzie aerospaziali di tutto il mondo per individuare corpi che potrebbero potenzialmente metterci in pericolo e l’entità dei danni che causerebbero.

Proprio in questi termini la Nasa sta mappando Bennu, un asteroide classificato come “potenzialmente pericoloso”, il fine degli scienziati è trovare un punto di atterraggio per la raccolta dei campioni. Ryugu, invece, è osservato speciale dei ricercatori giapponesi che ne hanno già raccolto dei campioni.

L’asteroide che ha colpito la Terra quando c’erano i dinosauri

La collisione asteroide Terra più famosa risale certamente all’era del Mesozoico. Sessantasei milioni di anni fa il nostro pianeta era popolato da dinosauri che, secondo l’ipotesi maggiormente condivisa fra gli esperti, potrebbero essersi estinti proprio in seguito alle polveri e al materiale sollevatosi nell’aria dopo l’impatto dell’oggetto spaziale con la superficie terrestre. Il cielo si sarebbe offuscato per un periodo sufficientemente lungo impedendo la vita dei grandi esseri preistorici.

In quel caso si sarebbe trattato di un asteroide con un diametro, parlando sempre di ipotesi, di decine di chilometri. Una differenza abissale intercorre, quindi, con l’asteroide 2006 Qv89, di una grandezza di soli 40 metri, nonostante ciò le conseguenze, in caso di impatto, avrebbero lo stesso potuto essere importanti.

I crateri meteoritici

A testimonianza degli impatti che hanno caratterizzato le ere preistoriche del nostro pianeta rimangono dei crateri meteoritici. Uno di questi si trova immerso sotto le acque del mare al largo delle coste scozzesi. Le prime ipotesi che si trattasse di un cratere derivante da un asteroide divennero inconfutabili già una decina di anni fa con la rilevazione di grandi quantità di redite, un minerale che si forma in modo naturale dopo impatti meteoritici, lungo le coste delle Highlands.

I prossimi asteroidi che si avvicineranno alla Terra

Ha destato molto meno clamore nell’opinione pubblica, ma gli occhi dei ricercatori per tutta la seconda settimana di settembre sono stati puntati anche a 2000 Qw7, un asteroide di dimensioni ben maggiori rispetto a Qv89, e giudicato altrettanto potenzialmente pericoloso dalla Nasa. L’oggetto spaziale è passato accanto alla Terra ad una velocità di oltre 23mila chilometri orari e ad una distanza di circa 5,3 milioni di chilometri; 0,03564 in unità astronomiche. Un’unità astronomica è pari alla distanza che separa la Terra dal Sole, pari a 150 milioni di chilometri.

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