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Dal virtuale al reale: le Social Street

Nel settembre 2013 nasceva la prima social street d’Italia e da lì in poi l’esigenza di socializzare con il vicinato è letteralmente impazzata tra i rioni.

Più una città è affollata più capita di vedere qualcuno seduto in solitudine a consumare un pasto in compagnia del giornale. Nelle metropoli stringere rapporti sembra un’impresa e una credenza va sempre più diffondendosi: fiducia e confidenza non abitano le grandi città.

Eppure proprio in una città come Bologna nasce la social street. Via Fondazza, progetto pilota di tutte le social street, è una caratteristica strada di Bologna con i portici, le osterie e le vecchie botteghe, dove, al civico 36, ha risieduto anche Giorgio Morandi, pittore e incisore italiano.

L’idea è balenata in mente a Federico Bastiani, giornalista ed esperto di comunicazione. Quanti possono dire di  conoscere il loro vicino? I residenti di via Fondazza, strada in cui Federico abita con la sua famiglia, escono ed entrano dalle loro abitazioni senza incrociare l’inquilino della porta accanto e se lo incontrano pronunciano “buongiorno/buonasera” mentre girano la chiave nella toppa. Da qui ha preso corpo l’intuizione e, poi, la prima social street del globo.

L’iter è stato questo: aprire una pagina Facebook rivolta ai soli residenti della via, stampare qualche volantino da spargere qua e là e lanciare un primo invito al vicinato. La domenica mattina all’appuntamento in piazza  erano in venti. Gli iscritti alla pagina fb di via Fondazza in sole tre settimane sono diventati 90; il fenomeno diventa ben presto  nazionale con la nascita, dopo quattro mesi, di 160 social street italiane e internazionale con l’adesione all’iniziativa da parte di Nuova Zelanda, Santiago del Cile, Portogallo e Olanda. Osiamo dire un successone.

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Per conoscersi e fare buon vicinato bastava il giusto input. Grazie alla social street per reperire un trapano è sufficiente condividere un annuncio sulla bacheca virtuale; le cene sociali diventano sempre più frequenti e meglio organizzate, ognuno porta qualcosa da mettere in tavola; le proposte viaggiano in bacheca e poi diventano fattive, dall’idea di aiutare i più anziani con la consegna della spesa a domicilio all’organizzazione di laboratori musicali per bambini. Non solo i residenti sono parte attiva dell’iniziativa spontanea bolognese ma anche alcune attività commerciali come il cinema Roma e “Le Coq qui rit”, il primo fa uno sconto ai residenti il martedì sera, il bistrot all’83 ha un menù ad hoc per i fondazziani, per loro il prezzo è più basso.

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Secondo Lucia Maroni, una delle promotrici del progetto in via Maiocchi a Milano, il gruppo ha anche il vantaggio di aiutare il singolo a fronteggiare i problemi che la crisi impone ogni giorno. Il frigorifero guasto non è più un problema, puoi chiedere al vicino di ospitare temporaneamente il cibo nel suo freezer; su novanta civici che compongono la via sarà facile trovare un’anima pia cui lasciare i pupi un’oretta senza pagare una baby sitter.

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Le social street d’Italia crescono di numero ogni giorno: c’è via Pitteri a Ferrara; Parco Solari a Milano; via Tripoli a Roma. Sul sito, socialstreet.it , viene indicato come creare una “strada sociale”, bastano quattro mosse: creare un gruppo Facebook, animarlo con iniziative e  album fotografici, creare hashtag della propria strada e, infine, passare dalla bacheca virtuale alla piazza reale.

Ciascuno fa per la sua social street quello che può, le idee di attività comuni possono essere mille dal bookcrossing alle serate “case aperte”, ai progetti più complessi come gli orti urbani.

L’aria che si respira per le strade sociali è frizzante, c’è chi saluta dal balcone, i bambini giocano insieme e fanno chiasso, un vicino restituisce all’altro il libro prestato, c’è incontro e tanta amicizia.

Il vero valore aggiunto è sentirsi parte di una piccola comunità.

Barbara Vaglio

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Barbara Vaglio

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