To the Wonder, il nuovo, discusso film di Terrence Malick

To the Wonder, il nuovo, discusso film di Terrence Malick

Dopo La sottile Linea Rossa e The Three of Life, il regista texano torna nelle sale con un nuovo affresco sulla natura umana

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22/07/2013

Certo non ha lasciato indifferenti e, se vogliamo, questo è già di per sé un pregio. Stiamo parlando del nuovo film di Terrence Malick To the Wonder, il cui primo trailer ha visto la luce nel dicembre scorso e il 4 luglio è uscito anche nelle sale italiane. E considerando il personaggio, originale a dire poco, l’accoglienza discordante del suo ultimo lavoro è poco sorprendente. Eccentrico, molto riservato, avanguardia di un cinema fatto di pennellate e “flussi di sentimenti” più che di sceneggiatura e trama, Malick è certamente un regista sui-generis: in quarant’anni di carriera, dal 1973, ha girato appena sei film, non ha mai concesso interviste e ha mantenuto la propria privacy con rigore e intransigenza. Rendendo ancora più enigmatica la sua necessità di girare un nuovo film a meno di un anno di distanza dal suo precedente The Tree of Life, Palma d’Oro a Cannes nel 2011. E, come detto, il risultato non può lasciare indifferenti.

La critica è divisa

[dup_immagine align=”alignright” id=”32661″]Alcune critiche lo hanno stroncato, altre addirittura deriso il suo lavoro come troppo estremo rispetto alla disaggregazione della narrazione, al fatto di tratteggiare i personaggi come schizzati, quasi stilizzati in modo da lasciare immedesimare il pubblico in quanto accade e soprattutto, nel flusso di sentimenti, pensieri, ragioni, combattimenti che si susseguono.

Al fatto di avere ridotto al minimo i dialoghi e portato Ben Affleck ad una parte essenziale, minimalista, quasi poco espressiva. Con un risultato arduo da comprendere.

Probabilmente tutto ciò è vero ed è altrettanto vero che il film non è affatto facile. Ma è indubbio che il risultato rimane affascinante, non solo per la bellezza della fotografia che, così come in The Three of Life, restituisce una grande suggestione.


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Ma soprattutto per le profondità umane che esplora, per le grandi domande di fronte alle quali si misura e davanti alle quale mette, quasi stringendolo alle corde, lo spettatore. Una vicenda umana che, traspare chiaramente, è quella che travolge il regista stesso che, spesso, racconta sé e non una semplice storia.

Storie parallele di uomini alla ricerca di se stessi

[dup_immagine align=”alignleft” id=”32660″]Questo è un film che si ama o si odia, senza mezze misure. Un po’ come davanti a tutte le cose che ti costringono a prendere posizione. È la storia di un uomo e di una donna – Ben Affleck e Olga Kurylenko – che vedono il loro amore passare in breve tempo dalla meraviglia – “the wonder” – ad un rapporto teso, difficile, pretenzioso. Una storia che si intreccia con quella, altrettanto sofferta, di un sacerdote – Javier Bardem – alle prese con i dubbi sulla sua fede, pur essendo costretto a parlarne, ad affermarla a parole.

Due storie che si incontrano e che si scoprono la stessa storia, perché è la vicenda dell’uomo di fronte a se stesso, al senso della propria esistenza e alla propria verità ultima. Sacra o profana che sia, è un domanda ineludibile e il film, al di là di qualunque valutazione tecnica, narrativa o artistica se ne possa fare, ha il merito di affrontarla di petto, senza svicolare o dimenticarla come comunemente accade. Per questo vale la pena vederlo. Almeno per chi, come noi, non fa il critico di professione.

Photo Credit: Michael Brown

Anna Invernizzi
  • Scrittore e Blogger