"Cattiva" di Rossella Milone.

“Cattiva” di Rossella Milone: il racconto di una madre

Come si diventa madri? Ecco la spiegazione in “Cattiva”, il nuovo libro di Rossella Milone.

« Il tempo da soli con una neonata può essere orrendo. Non passa, è pesante, è pericoloso. Ti fa guardare in faccia chi sei, e alla fine sei qualcuno di solo e inesperto».

La verità ha bisogno di parole che inchiodano. Sono quelle della protagonista di Cattiva, edito da Einaudi.

Rossella Milone, tornata in libreria con un romanzo dopo l’uscita per Minimum Fax della raccolta di racconti “Il Silenzio del Lottatore”, racconta la fatica del diventare madri. Il tempo che si dilata fino a diventare completamente di qualcun altro, il dolore che lacera, le ferite del parto.

E le lacrime. Quelle che scendono involontarie anche se si cerca di trattenerle. Emilia, da quando è nata la figlia Lucia, piange ogni sera verso le sette. Allatta con gli occhi bagnati, ma non se ne rende conto, inconsapevole e atterrita. Lo scopre solo quando il marito Vincenzo, preoccupato, glielo fa notare.

Insieme, da quando è nata la bambina, hanno scoperto che sono troppe le cose che non sanno.

Qual è la ricetta per diventare genitori? Non esistono manuali d’istruzioni, né indicazioni preconfezionate: la strada è in salita e tutta da inventare.

C’è una piccola creatura che urla e poche altre certezze. “Quando mia figlia piange io la devo salvare”, ecco l’unica cosa che Emilia ha capito da quando Lucia è venuta al mondo. La rinascita da donna a madre parte da qui.

Sul binario di una doppia narrazione che procede parallela fino alla fine del libro, la Milone fa rivivere al lettore i momenti del parto con il corpo che si squarcia per far spazio a un nuovo essere umano, e quelli del puerperio, della felicità e dello sconforto che lo accompagnano. Senza celare niente dei momenti più duri, con grazia implacabile, l’autrice sembra voler scardinare un tabù radicato nella nostra società.

No, la maternità non è tenera, all’inizio.

Il puerperio è un momento di fragilità fatto di emozioni contrastanti, sentimenti estremi che spesso si fa fatica a sistemare nel caos e nella stanchezza di quei giorni fuori dal tempo. Crisi di pianto e sbalzi di umore sono inevitabili. E poi il senso di inadeguatezza e la paura di non farcela. Ecco quello che spesso, anche tra donne, si tende a tacere. Forse per paura di essere fraintese, di risultare ingrate di fronte alla felicità che dovrebbe investire senza riserve chi ha appena conosciuto il proprio figlio.

Emilia, inesperta e fragile, ha una fortuna: quella di avere accanto un compagno che la aiuta e la capisce e che cerca di vivere insieme a lei questo nuovo terremoto interiore.

Rosella Milone sembra aver voluto fare un omaggio ad una nuova generazione di padri che hanno finalmente deciso di vivere appieno la genitorialità. Per capire insieme alle loro compagne che «le madri e i padri posseggono millenni di esperienza alle spalle, ma nessuno in tutta l’evoluzione umana è mai diventato un genitore perfetto».

Cattiva è un libro necessario. Per chi aspettava da troppo tempo parole vere sul grande sconvolgimento che è la nascita di una madre.



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