Clooney e Damon insegnano: del Nespresso non si butta via niente

Successo del progetto Ecolaboration: nel 2013 recuperate in Italia 299 tonnellate di capsule. L'alluminio si ricicla al 100%. Con il caffè si crea il compost per le coltivazioni di riso contro l'emergenza alimentare

Nespresso Ecolaboration

Matt e George danno il buon esempio, gli italiani lo seguono. Sì perché la buona pratica di riportare nelle boutique Nespresso le capsule già utilizzate sta diventando un’abitudine e il progetto Ecolaboration può dispiegarsi in tutte le sue potenzialità. Con 299 tonnellate di capsule conferite nel 2013, il progetto di raccolta, recupero e riciclo ha infatti segnato un +76 per cento rispetto all’anno precedente. Senza questa iniziativa, che coinvolge le 30 boutique Nespresso presenti in 20 città italiane (le trovate qui), tutto questo materiale sarebbe finito in discarica. Ora, invece, tutto viene recuperato, tutelando l’ambiente e sostenendo chi ha fatto della solidarietà la propria mission.

La particolarità di Ecolaboration sta proprio qui, nel recupero totale di quello che sarebbe solo rifiuto: l’alluminio, di cui sono composte le capsule, è riciclabile al 100% per infinite volte, con un enorme risparmio di energia e materia, fino al 95%; il caffè residuo – che anche il più incallito riciclatore difficilmente si metterebbe ad estrarre per conferirlo nell’umido, sempre che abiti in una città con la raccolta differenziata dei rifiuti – viene recuperato per diventare compost destinato alle coltivazioni di riso che Nespresso donerà poi alla Fondazione Banco Alimentare. Una bella risposta alla classica domanda: “E questo dove lo butto?”

Quattro i partner coinvolti nell’iniziativa: ovviamente l’azienda Nespresso, quindi il CiAl – Consorzio imballaggi alluminio – e Federambiente – Federazione Italiana Servizi Pubblici Igiene Ambientale, ed infine la Fondazione Banco Alimentare. La prima mette a disposizione luogo e personale per la raccolta e si occupa dell’avvio al compostaggio del caffè residuo; le aziende che gestiscono la raccolta dei rifiuti (il cosiddetto servizio di igiene ambientale) si occupano del ritiro del materiale dai negozi; il CiAl garantisce l’avvio dell’alluminio in fonderia; la Fondazione Banco Alimentare è destinatario del riso che contribuirà a “tamponare” l’emergenza alimentare che coinvolge un numero sempre crescente di persone nel nostro Paese.


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