Carnevale Ambrosiano 2022: cosa significa e quando è

Carnevale Ambrosiano 2022: cosa significa e quando è

Tra antichi baccanali e nuove maschere, date imprecise ed eccessi inutili, lasciamoci alle spalle l'inverno e prepariamoci fiduciosi alla rinascita

20/02/2022

Quando passa Natale vorremmo che fosse finito anche l’inverno. Invece è appena agli inizi. Prima le giornate che si accorciano sono illuminate dalle luci della festa, ora, che pure tornano lentamente ad allungarsi, sono buie. Ed ecco che finiti gli sconti per i panettoni, sui ripiani dei supermercati compaiono le prime chiacchiere. Ma ancora non fanno festa. E non fanno primavera. Prima deve arrivare Sanremo, poi carnevale.

Sanremo e carnevale sono quindi i primi due eventi dell’anno, quelli che ci fanno cominciare a sentire il profumo della primavera, quelli che, immancabili, ci rassicurano che anche quest’anno torneranno le giornate tiepide di sole, l’erba verde dei prati, le punte teneramente chiare sulle sempreverdi.

Il carnevale ha sempre avuto nella tradizione questo ruolo: abbandonare il vecchio per spalancarsi gioiosamente e pieni di speranza al nuovo che avanza.

Carnevale

Le origini del carnevale Ambrosiano

Le sue origini  risalgono ai riti della fertilità con cui i popoli antichi desideravano propiziarsi un anno favorevole dopo il rigido inverno. In questo periodo nella antica Grecia si celebravano i Baccanali e, successivamente a Roma, i Saturnali in onore di Saturno, dio del grano, delle coltivazioni e del vino, come auspicio di buoni raccolti. In questa festa i ruoli venivano invertiti, l’ordine delle cose capovolto. Per cui i ricchi potevano banchettare con i poveri, gli schiavi con i padroni e  per potersi sentire più liberi, tutti nascondevano il volto dietro ad una maschera.


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Durante questi giorni la folla si riversava nelle strade e, per non lasciare nessuno a bocca asciutta, si offrivano i frictilia, dolci di facile preparazione che si potevano cuocere in grandi quantità in breve tempo. Da questi derivano le odierne chiacchiere che con nomi diversi – bugie, frappe, crostoli o cenci – sono diffuse un po’ ovunque nel nostro bel Paese. Un altro dolce tipico sono i tortelli, apprezzati soprattutto in Veneto e Lombardia. Grassi, fritti, ricchi, rappresentavano la speranza di un anno senza fame e quindi un augurio da condividere con gli amici. Anche per i tortelli i nomi sono tanti e diversi da regione a regione: frittelle o castagnole, con ripieno di crema o vuote.

Negli anni, con la scusa del carnevale, cominciarono a diffondersi atteggiamenti sempre più volgari. Il divertimento non era più un ridere insieme, un prendersi in giro benevolo per portare un po’ di buonumore nel grigio inverno. Ma era diventato occasione di insulto alle autorità, profanazione di chiese, sfoggio di violenza e scurrilità. Questo fece sì che in alcuni periodi della storia i festeggiamenti del carnevale fossero sospesi, perché privati del loro significato iniziale. Tuttavia si è sempre ritornati a festeggiarlo, recuperandone il senso.

Persone travestite per carnevale su un carro festoso

Quando si festeggia carnevale Ambrosiano?

Il carnevale non ha delle date di inizio ben definite. Esiste una sorta di periodo di festa che va da dopo l’Epifania fino al mercoledì precedente la prima domenica di Quaresima, per chi segue il rito romano, e fino alla prima domenica stessa di Quaresima per chi segue il rito ambrosiano. La leggenda affida questa diversità proprio al Vescovo Ambrogio che un anno, lontano dalla città per un pellegrinaggio, chiese di aspettare il suo ritorno per iniziare i riti della Quaresima, in particolare la somministrazioni delle ceneri.


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I milanesi furono ben felici di protrarre i festeggiamenti per qualche giorno e da allora il carnevale ambrosiano dura quattro giorni di più. Anche l’ipotesi più plausibile circa il significato del nome, che lo vede derivare da “carnem levare” in relazione all’astinenza dalle carni che caratterizza il periodo quaresimale, indica la profonda relazione tra questa festa e il tempo liturgico che segue.

Le maschere

A Milano le due maschere caratteristiche sono quelle di Meneghino e Cecca. La prima deriva dalla figura del Domenighin, il servo buono, generoso e sopratutto laborioso che la domenica scortava le nobildonne in chiesa. Sua moglie Cecca lo sostiene, allegra e operosa, sorridente e creativa, si occupa abilmente della casa. Contrariamente alle maschere di altre città, queste  non hanno il volto coperto, ad indicare l’onestà e la schiettezza dei milanesi.

Ora che per fortuna “non c’è più né schiavo né libero” le maschere non servono a nascondersi, ma ad immedesimarsi per un giorno nel nostro eroe preferito, nella speranza che qualcuna delle sue caratteristiche ci rimanga attaccata un po’ addosso.