Riscaldamento 2020: date avvio e spegnimento regione per regione

In molte regioni d’Italia si sono già accesi i riscaldamenti, ma qual è la data di spegnimento? Scoprite in quali aree è divisa l’Italia e quali sono le diverse date di attivazione e spegnimento dei riscaldamenti centralizzati.

Nonostante in tutta Italia il clima fosse ancora clemente, lo scorso 15 ottobre è partita l’accensione del riscaldamento per il 2020 in diverse regioni. Giusto in tempo, in realtà, per l’ondata di maltempo che poi si è abbattuta sul Nord Ovest e che ha fatto registrare molti danni tra allagamenti e crolli.

Stiamo parlando ovviamente del riscaldamento centralizzato, regolamentato da una legge che ne definisce l’utilizzo in termini di tempi e tetti ideali di temperatura sulla base di una suddivisione del Paese in fasce climatiche.

La normativa vigente

Non tutte le regioni d’Italia hanno già provveduto all’accensione del riscaldamento 2020, visto che le date sono diverse per ciascuna area di riferimento, così come non tutte lo spegneranno nello stesso momento. Secondo la normativa vigente, il decreto Presidenziale n. 412/1993, il territorio italiano è diviso infatti in sei fasce climatiche: per ognuna di esse viene disposta una data ufficiale per l’accensione di caldaie e termosifoni per il riscaldamento di abitazioni e uffici, così come una data di spegnimento e un limite di utilizzo giornaliero.


Nel rispetto dei criteri di utilizzo del riscaldamento domestico, molte regioni sono già state autorizzate ad attivarlo dal 15 ottobre, altre invece dovranno aspettare fino al 1° dicembre. Per quanto riguarda invece i territori che insistono sulla cosiddetta area F, non ci sono disposizioni che disciplinano l’accensione e lo spegnimento dei caloriferi, che possono essere dunque sempre adottati in ogni momento dell’anno.

La divisione in aree

La divisione in aree climatiche del Paese è stata fatta sulla base dei cosiddetti gradi-giorno. Cioè la somma delle sole differenze positive giornaliere tra la temperatura degli ambienti domestici convenzionalmente fissata 20 °C e la temperatura media esterna giornaliera. Con questa unità di misura si ottiene il fabbisogno termico per il riscaldamento delle case nelle diverse zone del Paese. Per l’Italia è stato calcolato che la media ponderata delle temperature misurate nei vari ambienti dell’abitazione non deve andare oltre i 20° C (sono ammessi 2 gradi di tolleranza). Questa è considerata la temperatura ottimale per garantire il riscaldamento degli ambienti senza eccessi, tenendo sotto controllo i consumi energetici. Tema ormai molto sentito da quando la parola sostenibilità è entrata a pieno diritto nel dibattito pubblico mondiale (per ora molto usata ma poco applicata).

Il riscaldamento autonomo

Diverso il discorso per chi invece dispone di un impianto di riscaldamento autonomo, che non deve sottostare ai limiti imposti dalla legge. Ciascun utente, col proprio impianto singolo, può regolare la temperatura come meglio crede, anche se i consigli sono sempre orientati ad un consumo ridotto e consapevole di termosifoni e caldaie, anche con alcuni accorgimenti come i paraspifferi per ridurre gli spifferi d’aria e la pulizia ottimale dei termosifoni. Che non dovrebbero essere coperti da legno o altri materiali che ne impediscano la propagazione del calore con relativi sprechi.

Per molti, la possibilità di regolare in proprio il riscaldamento risulta conveniente da un punto di vista economico. Perché permette a chi non soffre particolarmente il freddo di consumare poca energia per riscaldare la casa. C’è da dire però che dall’estate del 2017 sono in funzione negli impianti di riscaldamento centralizzato le termovalvole e i contabilizzatori di calore che permettono di disciplinare i consumi in senso più economico.

Ad ogni modo, il riscaldamento centralizzato è ormai sempre più diffuso in Italia, soprattutto nelle costruzioni edilizie più recenti.

Accensione e spegnimento

Queste, al momento, sono le disposizioni sui tempi di accensione e spegnimento sulla base della suddivisione in aree geografiche, con limiti di utilizzo in termini orari giornalieri stabiliti per legge. Ovvero il tempo massimo in cui il riscaldamento centralizzato può essere in funzione.

Area A: accensione prevista dal 1° dicembre con spegnimento fissato al 15 marzo, per un limite di 6 ore al giorno.

Area B: accensione dal 1° dicembre con spegnimento al 31 marzo, per 8 ore al giorno al massimo;

Area C: accensione dal 15 novembre con spegnimento al 31 marzo, per un massimo di 10 ore giornaliere;

Area D: accensione dal 1° novembre con spegnimento al 14 aprile, per 12 ore al giorno al massimo;

Area E: accensione dal 15 ottobre e fino al 14 aprile, con un limite di 14 ore;

Area F: accensione consentita per l’intero anno senza alcun limite orario.

Ovviamente queste disposizioni su giorni e orari possono variare in casi eccezionali, ad esempio qualora si dovessero verificare degli eventi imprevisti di carattere eccezionale, come un maltempo particolarmente intenso e prolungato o ondate di freddo oltre la norma o ancora, in alcune regioni, per motivi legati ai livelli di smog.

L’appartenenza alle aree previste dal decreto è perlopiù suddivisa per province: all’interno di una stessa regione, infatti, ci sono province che appartengono ad aree diverse. Ecco quali.

Le regioni italiane

Abruzzo: le Province di PescaraChieti e Teramo appartengono alla fascia climatica D, mentre L’Aquila alla fascia E.

BasilicataMatera è in fascia D, Potenza è nell’area E.

Calabria: le province di Reggio Calabria e Crotone appartengono all’area B, mentre Catanzaro e Cosenza alla C e Vibo Valentia alla D.

Campania: rientrano nella fascia climatica C le province di Benevento, Caserta, Napoli e Salerno, mentre Avellino è in area D.

Emilia-Romagna: tutte le province fanno parte dell’area E, tranne Forlì che rientra nella D.

Friuli-Venezia Giulia: GoriziaPordenoneTrieste e Udine rientrano tutte in fascia E.

Lazio: la Provincia di Roma fa parte della fascia D, Latina rientra nell’area C, mentre le altre province, Frosinone e Rieti, sono nella E.

Liguria: rientrano nella fascia climatica D GenovaLa Spezia e Savona, mentre Imperia è in fascia E.

Lombardia: tutte le province lombarde sono in fascia climatica E.

Marche: AnconaMacerataFermoAscoli Piceno e Pesaro e Urbino rientrano nella fascia D.

Molise: la provincia di Isernia è in fascia D, mentre quella di Campobasso nella E.

Piemonte: la sola provincia di Cuneo rientra in fascia F, mentre tutte le altre province piemontesi sono in area climatica E.

Puglia: tutte le province pugliesi, BariBarletta-Andria-TraniBrindisiFoggiaLecce e Taranto sono in fascia C.

Sardegna: ad eccezione di Nuoro che rientra in fascia D, CagliariOristanoSassari e la Provincia del Sud Sardegna sono in area C.

SiciliaLampedusaLinosa e Porto Empedocle sono le sole zone d’Italia incluse nella fascia A. Mentre rientrano nella B AgrigentoCataniaMessinaPalermoSiracusa e Trapani. La Provincia di Enna è in fascia E. I comuni della provincia di Ragusa nella fascia C e nella D quelli di Caltanissetta.

Toscana: ad eccezione di Arezzo in fascia E, tutte le altre province rientrano in fascia D.

Trentino-Alto Adige: è in fascia F la Provincia di Trento, mentre in E la Provincia di Bolzano.

UmbriaTerni rientra in fascia D, mentre Perugia in E.

Valle D’Aosta: l’intera regione è in fascia E.

Veneto: tutte le province sono in fascia E tranne quella di Belluno che rientra in fascia F.

Ciò detto, riscaldamenti accesi vuol dire autunno ormai inoltrato e inverno alle porte, sebbene le temperature di questa estate siano state tra le più alte mai rilevate e abbiano prolungato la bella stagione fino ad ottobre.

Per chi ha la possibilità di fare un investimento di ristrutturazione in vista dell’inverno, tra i consigli utili per evitare gli sprechi energetici resta sempre valido quello di dotarsi di infissi che favoriscono l’isolamento termico. Si tratta di una spesa non certo esigua, ma di un vero investimento che renderà la casa energeticamente più efficiente e permetterà di ammortizzare il costo della sostituzione degli infissi coi risparmi sui consumi per il riscaldamento nel corso degli anni.



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