Keystone XL

Keystone XL: la più grande bomba ambientale del pianeta

Si moltiplicano negli Stati Uniti e nel mondo le voci che incitano Obama a fermare la costruzione dell’enorme oleodotto che collega i giacimenti del Canada con la costa del Texas

Il progetto è più che faraonico, ma la sua realizzazione è tanto controversa e problematica almeno quanto non sia dispendiosa e  gigantesca. Si tratta della Keystone Pipeline, una enorme arteria che trasporta petrolio grezzo e che mette in comunicazione i giacimenti dell’Alberta, in Canada con diverse zone degli Stati Uniti grazie ad un immenso oleodotto che, in totale, raggiunge l’impressionante lunghezza di 3461 kilometri, distendendosi lungo tutto il territorio americano, da nord a sud e da est a ovest. Proprio in questi giorni, il presidente americano Barack Obama dovrà dare l’ultima parola sul permesso di costruzione dell’ultima “fase” della colossale realizzazione, denominata Keystone XL e che prevede il raddoppio della “linea” porta-greggio lungo oltre 1.900 km del suo sviluppo. Un raddoppio che non manca di suscitare enormi perplessità ed è fermamente avversato da una notevole parte della popolazione, da oltre 350 organizzazioni non governative americane e perfino dagli indiani Sioux del Dakota: da più parti, infatti, si parla della “più grande bomba ambientale” della Terra. Che, quindi, deve essere fermata.

Barack Obama
Barack Obama

Keystone, la più grande Pipeline dell’Occidente

Keystone XL
In Alberta ha le sue prime “sorgenti”. Ma non è un fiume e tantomeno qualcosa di naturale. L’immenso tubo di metallo incanala il greggio scavato nelle lande sabbiose del Canada e lo mette in comunicazione con diversi punti nevralgici della distribuzione americana: le raffinerie di Pakota e Wood River, nella parte meridionale dell’Illinois, e quelle di Cushing, in Oklahoma. E da qui, attraversando tutto il Texas, fino alla costa atlantica nella raffineria di Nederland in Colorado. Il tutto connettendo anche i giacimenti a stelle e strisce in Nord Dakota ed in Montana. La costruzione dell’oleodotto è iniziata nel 2008 e le sue prime tre fasi si sono concluse nel gennaio del 2014, garantendo una capacità produttiva di 590.000 barili al giorno nella “stazione” in Oklahoma e di oltre 700.000 barili in Texas.

Keystone XL, la fase “quattro”

L’ultima fase del mastodonte è quella che sta attendendo l’ok di Obama e che dovrebbe aumentare questa già impressionante capacità produttiva di altre 830.000 unità al giorno, grazie all’ulteriore canale che dovrebbe coinvolgere la raffineria di Baker, in Montana e quella di Steele City, in Nebraska. Costo stimato dell’operazione, 7 bilioni di dollari. Le proteste assai diffuse e i dubbi sia per l’impatto ambientale che per i rischi di inquinamento, hanno fatto tentennare Obama in quella che sembrava una decisione già presa e sulla quale la pressione delle multinazionali si fa sempre più insistente: di fronte alla situazione, il segretario di Stato John Kerry ha indetto una vera e propria consultazione popolare sul proseguimento del progetto che non ha mancato di mobilitare grandi gruppo di opinione, masse di popolazione e organizzazioni ambientaliste di tutto il mondo. La situazione è controversa: da una parte la pressione delle lobby di potere legate alle “sette sorelle” dell’industria siderurgica americana, dall’altra il fatto che il petrolio bituminoso sia il combustibile più inquinante in assoluto e che contribuisca al riscaldamento del pianeta in misura tre-quattro volte superiore del petrolio normale. Il fatto stesso che Obama prenda tempo testimonia il fatto che l’esito della vicenda sia tutt’altro che scritto. Ma la situazione è in continua evoluzione. Ed è difficile prevederne gli sviluppi.

John Kerry
John Kerry

Photo Credit: Meclee, Bill McKibben



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