Ayrton Senna.

Ayrton Senna, il 54esimo anniversario dalla nascita

Il leggendario campione brasiliano compirebbe nel primo giorno di primavera 54 anni. Morì ad Imola il 1° maggio del 1994, ma il suo mito è tutt’altro che spento

In Brasile era più di un campione sportivo. Era un simbolo vero e proprio dell’unità nazionale, capace di infiammare lo spirito patriottico di un popolo che attraversava, e attraversa, una situazione di profondo disagio. Il prossimo 1 maggio ricorre il ventesimo anniversario della sua morte in pista, ad Imola, nel 1994: è Ayrton Senna, uno dei più amati personaggi nella storia del Brasile ed uno dei miti più vivi e duraturi che lo sport abbia conosciuto, con ancora oggi milioni di fan sparsi in tutto il mondo.

Un Doodle su Google per Senna

Doodle Senna
Anche per questo motivo Google dedica oggi il Doodle al compleanno dell’asso di San Paolo, che oggi avrebbe compiuto 54 anni, essendo infatti nato il primo giorno di primavera del 1960 nella megalopoli brasiliana.
Un campione ed un uomo mai banale, sempre sorprendente, al di là del suo talento. In pista è da molti considerato il più grande pilota di tutti i tempi, a dispetto di un palmarès che, seppur ricchissimo con 41 vittorie e tre titoli mondiali, è numericamente meno prestigioso di quello di altri campioni a causa della sua prematura scomparsa.

Ma era fuori dalla pista che si era costruito il suo mito: dopo la sua morte si scoprì che gran parte dei suoi guadagni – Ayrton proveniva da una famiglia agiata – erano impegnati per costruire una onlus a sostegno della scolarità in Brasile che porta tuttora il suo nome e che è continuata, dopo la sua morte, da sua sorella Viviane. La Fondazione Senna si stima abbia sostenuto l’istruzione fino ad oggi di 11 milioni di bambini brasiliani. Un’opera che era iniziata già quando era in vita ma che Ayrton aveva tenuto gelosamente riservato, senza sbandierare nulla.

Ayrton Senna
La sua storia d’amore con Xuxa – tuttora il volto più noto della televisione brasiliana – nata in diretta televisiva durante la festa di Capodanno del 1990, in Brasile è diventata quasi un cult, così come il suo legame con Adriana Galisteu, sua fidanzata al momento della tragedia di Imola.
Uomo solare e leale, era anche tormentato e a volte tenebroso. Ma sempre incredibilmente umano, nel vincere come nel perdere, nello sbagliare come nel riuscire in ciò che per molti era impossibile. Così diverso dai ragazzini-robot che solcano oggi le piste della F.1. Un uomo che aveva anche una fede profonda e che non aveva paura di parlarne apertamente, pur con tutte le contraddizioni – le donne, i soldi, il successo – che la sua vita gli portava. Leggeva la Bibbia prima di partire in ogni gara, aprendo a caso il libro e leggendo il primo passo che catturava la sua attenzione. Il suo funerale, per le vie di San Paolo, fu seguito da milioni e milioni di brasiliani. Sulla sua tomba, semplice, un passo di San Paolo: Nada pode me separar do amor de Deus, niente mi può separare dall’amore di Dio.



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