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Abiti di lusso: Greenpeace lancia l’allarme

Una ricerca di Greenpeace su un campione di prodotti made in Italy mette in guardia sull’utilizzo di sostanze nocive nell’abbigliamento

Quando si è nella condizione di poter fare l’acquisto di un abito firmato, sinonimo di lusso e sartorialità, si pensa certo di aver fatto un ottimo investimento e soprattutto si crede che il capo prezioso che si indossa, o si fa indossare ai propri figli, arrechi con sé anche un’indiscussa qualità dei tessuti e dei materiali usati per la sua creazione.
Questo talvolta è vero, ma non sempre. Infatti c’è un lato preoccupante che fa tanto discutere portato in luce dalle recenti cronache e riguarda l’allarme lanciato da Greenpeace International sui capi di abbigliamento per bambini di brand made in Italy – e non solo – dell’alta moda.

Sui capi troppe sostanze chimiche

Ciò che Greenpeace International mette in evidenza sono i dati sconcertanti emersi da un’analisi dei capi di abbigliamento e delle calzature di alta moda per bambini riguardanti la presenza di pericolosissime sostanze chimiche impiegate per la manifattura di questi prodotti.
Le sostanze rintracciate nel capi e nelle calzature destinate ai bambini sono le stesse, afferma Greenpeace, usate da questi grandi marchi internazionali per produrre capi di alta moda per “adulti”.
Lo studio condotto da Greenpeace ha preso in esame e posto sotto accusa un campione di 27 prodotti fra calzature ed abiti di diversi brand, di cui ben 8 sono italiani, tra quelli che vantano l’etichetta made in Italy.

Le sostanze chimiche nocive riscontrate sono tutti elementi noti purtroppo per la loro incidenza negativa sull’organismo umano e sull’ecosistema.

Tutela del consumatore e non solo

Il concetto forte che Greenpeace porta alla ribalta della cronaca è innanzitutto quello della truffa al consumatore sulla qualità di certi capi di alta moda i quali essendo prodotti in Italia e dichiarando la conformità delle materie prime usate, in realtà, pratica tutt’altra “politica” danneggiando un’ampia ed ignara fascia di persone.
Infatti questi prodotti non solo beffeggiano il consumatore che acquista fiducioso un capo a prezzi altissimi, ma anche chi questi prodotti non li compra ma ne subisce le conseguenze dovute all’impatto che le materie tossiche hanno poi nell’ambiente.

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Valentino, accanto ad altri brand, ha aderito al progetto Detox promosso da Greenpeace
I brand che aderiscono al progetto Detox di Greenpeace

Alcuni brand dell’alta moda, come Burberry e Valentino e marchi “minori” ma di largo consumo come H&M, Zara, Mango, Nike, Levi’s, Benetton, Victoria’s Secret – solo per citarne alcuni – hanno sottoscritto l’impegno “Detox di Greenpeace” finalizzato alla pulizia delle filiere ed all’utilizzo di materie naturali prive di sostanze chimiche per la creazione dei propri prodotti.
Questi marchi, sottolinea Greenpeace, aderendo al progetto Detox hanno dimostrato che è possibile creare una moda di lusso e più accessibile nel rispetto dell’ambiente e hanno impostato l’intera produzione industriale su precise regole “comportamentali” che fanno sì che i materiali usati siano il più possibile naturali. Queste aziende entro il 2020 si impegnano ad azzerare completamente gli scarichi nocivi nel rispetto del consumatore ma anche dell’intero pianeta.



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