25 aprile: cosa si celebra e perché

Il 25 aprile è diventato un giorno simbolo nel nostro Paese per festeggiare la liberazione dalla dittatura nazifascista; scopriamo perché.

25 aprile: la festa di tutti
25 aprile: la festa di tutti.

Preservare la memoria significa anche celebrare le proprie ricorrenze storiche.

Il 25 aprile è un giorno significativo per gli italiani, nel 1945 le truppe nazifasciste della Repubblica di Salò si ritirarono dalle città di Torino e Milano dopo un’insurrezione popolare guidata dal movimento partigiano, dando un forte segnale di una debolezza che sarebbe stato decisivo nei giorni a seguire per la fine della guerra.

Chi decise che il 25 aprile sarebbe dovuto divenire il giorno dell’anniversario della liberazione?

La decisione di identificare in questo il giorno simbolo della rinascita del nostro Paese fu presa nel 22 aprile del 1946, quando il governo italiano provvisorio in carica guidato da Alcide De Gasperi, nonché l’ultimo del Regno d’Italia, stabilì con un vero e proprio decreto che quello sarebbe dovuto essere un giorno di festa nazionale.

La definitiva conferma di questo ruolo simbolico venne stabilita con un successivo decreto nel 1948. La sera del 25 aprile inoltre il dittatore Benito Mussolini, simbolo del fascismo italiano, abbandonò la roccaforte di Milano per dirigersi verso nella città di Como. In questa fuga venne però intercettato e ucciso nei giorni seguenti.

Tra il 25 e il 28 aprile i partigiani restarono nel capoluogo meneghino sconfiggendo le limitate forze residue della resistenza nemica e attesero l’arrivo degli americani il 1° maggio. Le città stesse in quei giorni furono partecipi della riuscita della cacciata degli invasori, proclamando scioperi generali e scendendo in piazza al fianco degli Alleati, visti ormai come dei veri e propri liberatori.

La sede del Corriere della Sera a Milano fu usata per stampare i primi fogli che annunciavano la vittoria degli insorti. Il 25 aprile quindi rappresenta anche la liberazione dall’oppressione nazifascista ottenuta con le sole forze insurrezionaliste interne al Paese: la parte sana dell’Italia dell’epoca che aveva voglia di girare la pagina del libro di storia.

Cosa accadde prima del 25 aprile 1945

La resistenza partigiana si era fortemente intensificata nei primi mesi del 1945, avvalendosi anche di una buona organizzazione militare. A fine marzo di quell’anno ci fu un’offensiva degli militari occupanti a sud della Pianura Padana, che si erano raccolti per tentare di resistere a un’offensiva organizzata dagli Alleati che si intensificò nei primi di aprile.

Grazie all’elevato numero degli Alleati e al crescente sentimento di sfiducia diffusosi tra le truppe nazifasciste, l’offensiva ebbe presto successo. In seguito a questo avvenimento, il Partito Comunista italiano definì, attraverso una capillare comunicazione a tutte le organizzazioni dislocate sul territorio italiano, che era giunto il momento giusto per attaccare i nemici in maniera definitiva. Vennero quindi impartite, a livello nazionale da tutti i movimenti antifascisti, precise istruzioni sul coordinamento di un’insurrezione coordinata.

La prima città ad essere attaccata dai partigiani e poi successivamente liberata con il supporto delle truppe alleate fu Bologna, il 19 aprile. Il 24 aprile gli Alleati, che arrivavano dal sud Italia, superarono il Po facendo arretrare l’esercito nazifascista che durante il fatidico 25 aprile abbandonò Milano e Torino.

Non solo l’Italia ha il suo 25 aprile

La Seconda Guerra Mondiale fu un avvenimento devastante per tutti i Paesi europei coinvolti, ma la sua fine creò anche una coscienza comune unitaria e un desiderio di pace duratura che furono la base della fondazione dell’Unione Europea stessa, che ha oggi un suo parlamento a Bruxelles.

La fine di quei duri anni di repressione e dittature vengono quindi festeggiati ovunque nel medesimo periodo: in Norvegia i festeggiamenti ricorrono nella giornata dell’8 maggio, in Olanda e in Danimarca il 5 maggio. In Etiopia pure si festeggia il 5 maggio la fine di un’altra occupazione: quella italiana. Anche il nostro Paese è stato invasore in quel tempo perché, durante il periodo fascista, Mussolini ambiva affinché l’Italia divenisse, al pari di altre realtà europee, uno Stato provvisto di colonie estere.


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