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Aitzaz: l’eroe-bambino che ha salvato centinaia di coetanei ad Hangu

Spesso la cronaca ci regala storie che raccontano della bassezza umana, dell’odio, della violenza, del dolore. Tanto che, in genere, non sembra emergere, da questo quadro desolante, null’altro. Raramente accade che alle ribalte della cronaca salga un “eroe sconosciuto”, qualche persona normale che, per fortuna, ci ricorda di quanta nobiltà d’animo, di quanto coraggio e di quanta bontà sia capace il cuore umano. E ancora più sconvolgente risulta un tale genere di “cronaca” quando questo eroe è un ragazzino di 14 anni, “martire” nel vero senso della parola, in una terra dove il termine martire è spesso abusato ed infangato.

Aitzaz Hassan Bangish è morto lunedì 6 gennaio ad Hangu, in Pakistan, ma il suo coraggio e il suo sacrificio hanno impedito che un kamikaze imbottito di esplosivo si facesse saltare nell’atrio della sua scuola, la Ibrahimzai School, affollata di studenti, cosa che avrebbe portato a una vera carneficina. In una terra segnata dall’odio profondo tra gli sciiti e i talebani sunniti e dove gli attentati sono all’ordine del giorno, dove andare a scuola non è né banale né scontato, Aitzaz si è insospettito vedendo un ragazzo con l’uniforme della scuola coperta da un ampio giubbotto chiedergli dove fosse l’istituto. Ha capito subito e, senza esitare, lo ha rincorso, raggiunto, strattonato, impedito di correre e, infine, gettato a terra esplodendo con l’attentatore. Un gesto di eroismo che ha sconvolto anche la generalmente “fredda” opinione pubblica pakistana. Suo padre, ha detto: «Ha fatto piangere di disperazione sua madre ma ha evitato ad altre decine di madri di piangere i loro figli».

Non si tratta del primo caso di ragazzi che si ergono a baluardo contro l’assurdo odio integralista dei talebani: Malala Yousafzai, anche lei 14 anni, qualche tempo fa aveva ricevuto una pallottola in testa per non aver ubbidito al “divieto di studiare” imposto dai talebani nella provincia dove abitava, Swat. Sopravvissuta per miracolo è ora un vero e proprio simbolo nel suo Paese e non solo. Come lo sarà Aitzaz: l’unica speranza dell’umanità, quella di trovare in sé ragazzi, uomini, così.

Anna Invernizzi

Classe 1972, cinque figli e una vita intensa. Laureata in Economia, impiegata, scrivo per passione su tutto quello che mi interessa. In particolare creo contenuti a tema cucina e lifestyle.

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Anna Invernizzi

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