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200 anni fa nasceva a Roncole Giuseppe Verdi

Era il 10 ottobre 1813, campagna della bassa modenese. Nessuno avrebbe potuto immaginare che in un così umile seppur fiero ed operoso contesto stesse per venire al mondo una delle figure più carismatiche della nostra cultura, quello che molti designano come il più grande musicista italiano di tutti i tempi. Giuseppe Verdi nacque esattamente 200 anni fa a Busseto, frazione Roncole – oggi ribattezzata Roncole Verdi – in quello che allora era territorio francese, sotto il dominio di Napoleone. Curiosamente, lo stesso borgo che un centinaio di anni dopo darà i natali a Giovannino Guareschi, sepolto oggi nel locale cimitero a pochi metri dalla casa natale del Maestro.

Verdi viene da una famiglia di contadini: suo padre Carlo fa l’oste e ha una modesta locanda, sua madre Luigia Uttini, la filatrice. E fu da quel piccolo angolo di mondo che partì con il suo genio per diventare il più rappresentativo – e rappresentato – musicista italiano nel mondo, capace di portare il melodramma, la musica operistica, a livelli di popolarità mai raggiunti. Ancora oggi, le opere di Verdi sono inderogabilmente presenti in qualunque cartellone operistico sia previsto in qualunque palcoscenico del mondo. Incredibile, ma vero.

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Genio, trionfo e dramma: come Verdi divenne Verdi

Nonostante le umili origini, Giuseppe riuscì a coltivare il suo talento e il suo sogno di divenire musicista. Trovò nel concittadino Antonio Barezzi, che più tardi diverrà suo suocero, il mecenate che ne sostenne gli studi e lo introdusse nel “mondo della musica” a Milano, dove si stabilì nel 1832 in una modesta abitazione in Porta Ticinese.

Incredibilmente, non fu ammesso al Conservatorio e continuò gli studi privatamente. Il suo esordio fu del 1839, con Oberto Conte di San Bonifacio, un’opera ancora poco “verdiana” me che ebbe un discreto – seppur non eccezionale – successo alla Scala con quattordici repliche. Ma tanto bastò perché l’impresario Bartolomeo Merelli intuisse le doti del giovane compositore commissionandogli un’opera buffa: Un giorno di Regno. Verdi fu colpito in quel tempo da tremendi lutti familiari: nel 1840 morì la moglie Margherita, subito dopo aver perso piccolissimi i due figli avuti da lei, Virginia e Icilio Romano. Per forza di cose, Un giorno di regno fu un fiasco colossale e Verdi, profondamente sconfortato, decise di abbandonare la musica. Fu ancora Merelli, cui dobbiamo tutti la gioia di poter oggi ascoltare l’Aida o la Traviata, che lo convinse a desistere dal suo intento e gli sottopose un libretto da musicare del tutto diverso. Drammatico, intenso, di ispirazione biblica. Era il Nabucco. Fu, come facile immaginare, un vero e proprio trionfo.


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Una vita romanzesca

Da quel momento la vita e la carriera di Verdi sono storia, se non leggenda. Le sue opere hanno fatto il giro del mondo diventando veri e propri best seller planetari. Inutile citarle tutte, dato che i successi sono stati innumerevoli. Anche la sua vita e la sua figura parlano di un uomo straordinario, moralmente integerrimo, osservatore intelligente del suo tempo, legato alle sue radici contadine e orgoglioso delle stesse, patriota convinto e sostenitore del Conte di Cavour. Anche il suo amore con il soprano Giuseppina Strepponi, che conobbe a Parigi e sposò nel 1859, è ammantato di leggenda.

Ma parlare di un genio come Giuseppe Verdi è senza dubbio riduttivo e i discorsi diventano inutili. Molto meglio ascoltarlo. E godersi alcuni tratti dei suoi indimenticabili capolavori. Basta un rapido giro su Youtube per scovare momenti memorabili tutti da gustare, come lo storico – nel senso proprio di unico nella storia – bis di Riccardo Muti del celebre Va’ Pensiero. O Maria Callas che interpreta Violetta nella Traviata. Giusto per stuzzicare quelle tra voi che, magari amanti dell’opera o semplicemente incuriosite da questo incredibile genere artistico dove musica, recitazione, scenografie e creatività si fondono in modo unico e mirabile, hanno voglia di passare un’oretta in compagnia del grande Maestro di Busseto.


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Photo Credit: Maxperot

Anna Invernizzi

Classe 1972, cinque figli e una vita intensa. Laureata in Economia, impiegata, scrivo per passione su tutto quello che mi interessa. In particolare creo contenuti a tema cucina e lifestyle.

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Anna Invernizzi

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