Matrimonio: iter e motivazioni per richiedere l’annullamento

Non solo divorzio: vantaggi e controindicazioni dell’annullamento del matrimonio.

Circa 3000 richieste l’anno e un trend in continua crescita da 15 anni a questa parte: questa la fotografia del fenomeno che vede ogni anno sempre più italiani ricorrere all’istituto dell’annullamento del matrimonio, civile o religioso che sia.

Se per gli psicologi la richiesta di annullare il proprio matrimonio affonda le radici nel desiderio di annullare il passato, non sono pochi coloro che, più prosaicamente, sottolineano il vantaggio di potersi sottrarre all’obbligo di versare gli alimenti all’ex coniuge. A differenza del divorzio, l’annullamento cancella infatti il vincolo coniugale, come non fosse mai stato contratto.

Ma vediamo come orientarci nell’intricato percorso verso lo scioglimento del matrimonio.

Matrimonio Civile

Per i riti civili o celebrati al fuori dalla religione cattolica, è necessario rivolgersi al Tribunale Civile. Tra le ragioni alla base di un pronunciamento di nullità del matrimonio, il nostro Codice elenca la minore età (salvo autorizzazione del Tribunale dei Minori), la presenza di un vincolo matrimoniale precedente, un vincolo di parentela tra gli sposi, l’incapacità di intendere e di volere, la coercizione violenta, la presenza di una condanna penale o di una malattia tale da pregiudicare lo svolgimento della vita coniugale. L’accertamento di un errore circa la reale identità di un coniuge o la volontà condivisa di simulare l’impegno matrimoniale rappresentano altrettante ragioni valide ai fini dell’annullamento civile.

I costi di un procedimento di questa natura riguardano le spese vive di deposito atti e la parcella dell’avvocato che seguirà la causa fino al sospirato traguardo di ritrovata libertà.

Matrimonio Religioso

L’annullamento di un vinolo matrimoniale suggellato dalla Chiesa Cattolica presuppone un percorso assai più articolato e lungo: attraverso un iter di 5-6 anni in media, sarà necessario passare al vaglio del Tribunale Ecclesiastico oltre che di quello Civile.

Il primo passo è l’ottenimento della dichiarazione di nullità da parte del Tribunale Ecclesiastico Regionale, per il quale un matrimonio può essere annullato per mancanza di reale consenso da parte di uno degli sposi, per violenza, per errore sull’identità del coniuge, per rifiuto di procreare ed essere fedeli, per impotenza o nel caso in cui il vincolo matrimoniale non sia stato consumato con un atto sessuale completo.

La dichiarazione di nullità del Tribunale Ecclesiastico dovrà poi essere recepita dalla Rota Romana e dall’ordinamento civile italiano, attraverso l’atto di ‘deliberazione’ istituito in sede di Concordato.

Importante è ricordare di rivolgersi ad un legale iscritto all’albo degli Avvocati Ecclesiastici. In tema di costi, sono ormai lontani i tempi in cui una causa di annullamento poteva implicare l’esborso di cifre importanti (anche 20.000 euro). Di recente il Vaticano ha infatti deciso di destinare parte dell’8 per Mille al funzionamento dei Tribunali Ecclesiastici. Una scelta che ha contribuito ad abbattere i costi delle cause – che oggi possono andare da 500 a 2.000 euro – e ad incrementare il numero delle richieste.

Di recente, la Cassazione si è pronunciata su questo tema, per porre un freno al recepimento automatico delle cause di nullità: dal 2011 i matrimoni di lunga data annullati dalla Sacra Rota non sono più automaticamente nulli anche per lo Stato Civile, per cui i coniugi saranno liberi di risposarsi solo in sede canonica. Sempre nel 2011, è intervenuto in merito lo stesso Pontefice che, a fronte dell’incremento continuo delle richieste di annullamento, ha rivolto un appello ad evitare le ‘facili’ dichiarazioni giudiziarie di nullità.



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