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Come smaltire correttamente i RAEE

Il mondo della tecnologia, anche quella che entra ormai capillarmente delle nostre case, ci è sempre più familiare. Oggetti grandi e piccoli, dalle caratteristiche sempre più particolari e la cui evoluzione segue una traiettoria ed una velocità prima sconosciute in qualunque campo della ricerca umana, sono in contatto con noi in maniera pressoché costante ed ininterrotta nel corso della nostra giornata. Telefonini, tablet, computer, televisori, elettrodomestici grandi e piccoli: sono le apparecchiature elettriche ed elettroniche, nuove protagoniste del nostro quotidiano. Forse meno persone considerano però un effetto collaterale di questa inarrestabile tendenza: la crescita esponenziale della cosiddetta “e-waste“. Sono i RAEE, acronimo con cui sono normalmente individuati i Rifiuti da Apparecchi Elettrici ed Elettronici, che in inglese suona WEEE, Waste of Electric and Electronic Equipments.

Cosa sono i RAEE?

[dup_immagine align=”alignleft” id=”123658″]Fanno parte di questa categoria, tutti gli oggetti che per il loro funzionamento richiedono l’utilizzo di corrente elettrica o campi elettromagnetici alimentati da un flusso di corrente non superiore ai 1500 volt. La loro particolarità, oltre che nella tipologia di materiali che li compone in genere, sta nel fatto che molto spesso tali apparecchi non vengono scartati perché non più funzionanti o utili – come in genere accade per tutti gli altri tipi di rifiuti – ma nella maggior parte dei casi per semplice obsolescenza, cosa che genera una velocità nel loro ciclo di vita sconosciuta ad altri oggetti. Ne fanno parte, solo per citare i principali, strumenti informatici e di telecomunicazione, apparecchi per illuminazioni, strumentazioni mediche non “contaminate” e quindi smaltibili autonomamente, grandi e piccoli elettrodomestici, distributori automatici e anche, recentemente inserita nelle liste dalla Comunità Europea, anche i pannelli fotovoltaici. Proprio per la loro particolarità e per la loro crescita di volume, tali tipologie di rifiuti sono oggetto di particolare attenzione legislativa, sia perché ovviamente non sono degradabili e quindi potenzialmente dannosi per l’ambiente, sia perché contengono spesso al loro interno sostanze tossiche la cui dispersione occorre assolutamente evitare. I RAEE sono quindi oggetto di raccolta differenziata e di particolari pratiche di riciclo e smaltimento ad essi dedicate.
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Lo smaltimento dei RAEE domestici e di quelli professionali

La normativa è dettata dalla Comunità Europea ed è “attuata” all’interno di ciascuna nazione da norme specifiche che concretano le linee-guida comunitarie. In linea generale, sono tre le possibilità che si possono seguire quando si ha la necessità di smaltire un rifiuto RAEE. La prima opzione è quella di portare l’oggetto da scartare in una delle 3.648 “isole ecologiche” dislocate sul territorio nazionale e che sono attrezzate per la raccolta e lo smaltimento dei RAEE. In genere tali isole sono in gestione al comune e sono caratterizzate dalla presenza di diverse aree contrassegnate da sigle atte ad accogliere specifiche tipologie di rifiuti: l’area R1 raccoglie grandi elettrodomestici come forni, lavatrici o frigoriferi, la R2 ed R3 televisori e schermi di vario tipo, la R4 i piccoli elettrodomestici e la R5 gli apparecchi di illuminazione. Una seconda possibilità di smaltimento è il cosiddetto “uno contro uno”, ovvero la possibilità di far “ritirare” il vecchio oggetto da smaltire al negozio nel momento in cui se ne acquista uno nuovo. Un’ultima possibilità è quella di ricorrere ad un servizio “a domicilio” di ritiro dei prodotti da smaltire. In questo caso, esiste di solito sia un servizio pubblico su prenotazione organizzato da diversi comuni, sia consorzi privati specializzati che si occupano della raccolta soprattutto in caso di imprese o rifiuti di origine professione

Anna Invernizzi

Classe 1972, cinque figli e una vita intensa. Laureata in Economia, impiegata, scrivo per passione su tutto quello che mi interessa. In particolare creo contenuti a tema cucina e lifestyle.

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Anna Invernizzi

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