Tiroidismo autoimmune, conoscerlo e curarlo

Il sistema immunitario, che normalmente aiuta l’organismo a combattere le infezioni, sviluppa anticorpi che attaccano la tiroide fino a renderla incapace di produrre sufficienti quantità di ormoni. La patologia, che colpisce prevalentemente le donne, può essere tenuta sotto controllo anche grazie a una dieta specifica.

tiroide

Controlla il metabolismo, è coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso e nella fertilità, eppure molto spesso la si trascura. È la tiroide, una ghiandola posta a livello del collo che produce una serie di ormoni fondamentali per lo sviluppo del sistema nervoso centrale durante il periodo fetale e che controllano il metabolismo basale: possiamo dire che gli ormoni tiroidei agiscono su tutte le cellule del nostro organismo. Le patologie di questa ghiandola sono più comuni nelle donne che negli uomini e il rapporto è di circa 8:1. Le donne poi devono prestare particolare attenzione al funzionamento di questa ghiandola nel periodo fertile: durante la gravidanza infatti la tiroide deve produrre più ormoni tiroidei. Se ciò non avviene, la donna non ha comunque problemi, ma ne risentirà il feto che nei primi 3 mesi di gravidanza non ha una propria tiroide e dipende in parte dalla tiroxina della madre. È stato dimostrato che il bambino nato da madri ipotiroidee avevano dopo 7-8 anni una diminuzione di 7-8 punti nel quoziente di intelligenza.

Questa ghiandola così importate per il nostro corpo è soggetta a diverse tipi di patologie, purtroppo. Tra queste tiroidismo di Hashimoto, conosciuto anche come tiroidismo autoimmune o tiroidite, caratterizzato dalla presenza di anticorpi anomali che danneggiano la tiroide. Le cause per cui il sistema immunitario dell’organismo, che normalmente lo protegge e lo aiuta a combattere le infezioni, produce anticorpi che attaccano la tiroide fino a renderla incapace di produrre sufficienti quantità di ormoni non sono state ancora completamente chiarite. La patologia, che colpisce prevalentemente le donne nella fascia d’età compresa tra i 30 e i 50 anni di età, può restare asintomatica per lungo tempo. La progressione è lenta e, nello stadio avanzato, determina un danneggiamento irreversibile della ghiandola. I primi sintomi che si manifestano, generalmente, sono debolezza e facile affaticamento. Successivamente possono insorgere pallore, sensazione di freddo costante, depressione, aumento di peso dovuto soprattutto a ritenzione idrica, dolori e rigidità muscolo-articolare. Prima della sua comparsa, quando la malattia si trova ancora in uno stadio precoce, il paziente colpito da tiroidite può percepire una sensazione di tensione nella regione anteriore del collo.

Il trattamento della tiroidite di Hashimoto può basarsi sulla sola osservazione dei sintomi o sulla terapia ormonale sostitutiva, se in presenza di ipotiroidismo. Il dosaggio impiegato è relativo allo specifico deficit ormonale del paziente e può variare nel tempo. Per mantenere costanti i livelli ormonali è necessario seguire la terapia con regolarità e tenere conto di eventuali interferenze derivanti dall’assunzione anche di particolari alimenti: cavoli, broccoli, cavolfiori, soia, semi di lino, rape, ravanelli, miglio e tapioca, soprattutto se consumati crudi, aumentano notevolmente il fabbisogno di iodio.
Una dieta che favorisca il giusto apporto di iodio è poi fondamentale. L’assunzione di tale minerale può essere eventualmente incrementata scegliendo alimenti come pesce di mare, alghe marine, molluschi, olio di cocco e sale marino integrale. Vanno poi prediletti cibi contenenti grassi essenziali omega 3, frutta e verdura fresca, legumi, carne bianca, pesce, proteine vegetali e cibi integrali. Va ridotto il consumo di zucchero, vanno evitati i grassi saturi e quelli idrogenati e vanno consumati con moderazione i cibi fritti, confezionati e i prodotti da forno.


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