Scabbia: sintomi e trasmissione della malattia dell’immigrazione

A causa delle "nuove povertà" e dell'emergenza immigrazione stanno aumentando i casi di malattie che in Italia sembravano scomparse. È quando è successo a Crotone

Sarcoptes scabiei
Sarcoptes scabiei: l'acaro della scabbia

Deriva da un termine latino, ovvero scabere che, non per nulla, significa proprio “grattare”. La scabbia è una malattia infettiva dal tasso di contagiosità estremamente alto, che può colpire l’uomo ma anche diversi animali e che è causato dal contatto con un minuscolo parassita, le cui dimensioni non permettono la visibilità a occhio nudo che si chiama Sarcoptes scabiei. Va detto che la scabbia è una malattia assai antica, ben conosciuta fin dall’Antico Egitto, dai greci, dai romani e dagli arabi. La sua diffusione è tuttora estremamente elevata nel pianeta e tendenzialmente indipendente da clima o posizione geografica, dato che gli acari che ne sono responsabili hanno un livello di adattabilità notevole. Tuttavia, dal momento che la loro formazione è fortemente legata alo scarso stato di igiene, non v’è dubbio che la sua incidenza sia maggiore in casi di affollamento e di uno stato di degrado e di povertà. Anche grazie alla prevenzione, nelle nostre latitudini la scabbia ha una insorgenza assai limitata: ciò non toglie che in Italia, seppur in misura ben inferiore ad altri Paesi, siano stati segnalati negli ultimi dieci anni qualche migliaio di casi e che la nuova ondata “di povertà” connessa al problema dell’immigrazione abbia portato a innalzare anche nel nostro Paese il livello di guardia.

La scabbia: cause e sintomi

Sarcoptes scabiei
L’acaro della scabbia si insinua nello strato superficiale dell’epidermide depositando nella pelle le sue uova e riproducendo così i piccoli “cunicoli” che gli sono indispensabili a questa operazione. Sono questi i motivi dell’insorgenza delle tipiche chiazze rosse, spesso accompagnate da piccole vesciche e principi di infezione, che caratterizzano la presenza della scabbia, sempre accompagnate da un intenso prurito legato alle sostanze che il parassita rilascia per favorire la creazione delle ulcere in cui si insedia. In genere i sintomi si manifestano dopo un tempo di incubazione di circa tre settimane dal contagio, anche se non mancano casi, specialmente nelle infezioni recidive, in cui i tempi sono più abbreviati. Il parassita si trasmette in genere per contatto diretto, pelle contro pelle, e per questo è favorito dalla vicinanza e dall’affollamento fra le persone o dal rapporto sessuale: va però precisato che la carenza di igiene determina l’aumento della presenza degli acari aumentando la probabilità di contagio, ma il contagio stesso non dipende dal fatto che la pelle di chi contrae la malattia sia pulita o meno.

Terapia

scabbia
Combattere le scabbia, una volta manifestatasi, è una operazione che passa attraverso due rimedi fondamentali: da un lato la disinfezione accurata e attenta degli ambienti, dei vestiti, degli effetti personali e di qualunque alto oggetto possa essere potenzialmente entrato in contatto con il parassita, attenzione che va estesa a tutti i familiari e possibilmente, a chi ha avuto a che fare con il contagiato. L’acaro non sopravvive al lungo lontano dal corpo umano, per cui tale operazione, oltre che da un lavaggio accurato, passa attraverso una sorta di “quarantena” di qualche giorno per ciascun oggetto. Contemporaneamente si provvede al trattamento locale della malattia con prodotti specifici – in genere creme – ricchi di principi attivi capaci di uccidere gli acari, magari associati a antistaminici o altre sostanze in grado di alleviare il fastidio e il prurito.

In gravidanza

Naturalmente non tutti i trattamenti possono essere utilizzati in caso di gravidanza: infatti l’unico indicato e utilizzabile è a base di permetrina, un ormone sintetico che peraltro è uno dei principi attivi più comunemente usati per lo scopo.

 

Photo Credit: Kalumet, Sven Teschke/Wikipedia,


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